L’importanza di chiamarsi Limone. Fedele di nome e di fatto. Soprattutto a Delio Rossi, con il quale nel tempo ha stretto un rappoorto professionale ed una amicizia che vanno oltre il calcio ed il campo. Il primo a sapere che Rossi, a distanza di 27 anni, stava per riaccasarsi a Foggia è stato proprio lui, mercoledì scorso quando il neo-tecnico rossonero è piombato a Modugno per trovare l’accordo con il patron Canonico, Limone era lì nel quartier generale ad attenderlo,
da Bari (sua città natale) ci ha messo un attimo a raggiungere l’amico e collega. E a riannodare una storia che per entrambi si era bruscamente interrotta.
Oggi 58enne, Limone dal calcio ha avuto meno di quanto avrebbe meritato. Dopo la trafila nelle giovanili nel Foggia fino all’esordio in C, ha indossato le maglie del Bisceglie e del Monopoli prima che abbandonasse il calcio nel ‘93, a soli 28 anni. Dalla stagione 2005/06 è l'allenatore in seconda di Rossi, ha cominciato nella Lazio, successivamente a Palermo, nella Fiorentina e nella Samp, tanto per ricordare le parentesi più significative in A. Più che un 'collaboratore', Limone è per Rossi l'anima gemella, il confidente dei mille segreti di una carriera che ai principi del terzo millennio li ha visti dominatori della scena.
Il vice-Rossi è anche quello che nelle sedute tattiche cura i dettagli delle palle inattive, e che più in generale è l’occhio del tecnico nello spogliatoio, colui che tiene sempre sotto controllo il termometro della situazione.
Rossi e Limone amici per la pelle. Accomunati da una tempra combattiva che in campo li rendeva autentici beniamini delle folle. Entrambi centrocampisti, oggi si ritroverebbero a meraviglia nella definizione di “tuttocampisti”, come sudavano loro la maglia lo facevano davvero in pochi.
Limone plana a Foggia ai principi degli anni ‘80, in prima squadra approda nella stagione di C ‘83-84, ha appena 18 anni e quella è una annata che per i colori rossoneri sarà una specie di supplizio. Nella stanza dei bottoni il presidente Fesce decide di dare il benservito a Romano Fogli, e si riaffida ad un vecchio cavallo di battaglia del calcio locale. A correre al capezzale del Foggia è Ettore Puricelli, sempre buono per tutte le stagioni. L’arrivo del tecnico uruguagio segna la svolta della carriera di Limone: vistosi privato di Roccotelli, Valente e Bordon, ormai in aperto contrasto con la dirigenza e fautori della messa in mora collettiva della squadra, Testina d’oro si affida alla linea-verde lanciando nella mischia i giovani Limone, Iannucci e Francavilla, che daranno un congruo contributo per la salvezza.
Limone esordisce il 18 marzo nella ripresa dello 0-0 casalingo con il Francavilla, quel giorno in campo c’è anche Delio Rossi a benedire il suo debutto, sostituisce Iannucci in avvio di ripresa e subito mette in mostra quelle che sono le sue peculiarità: corsa, agonismo e discreta visione di gioco. Alla fine in quella stagione metterà assieme 10 gettoni di presenza ed anche un gol, firmto nel temporaneo 0-2 di Rende.
E’ l’inizio della sua parabola rossonera (6 stagioni per 48 presenze e 4 gol) che decolla definitivamente tre stagioni più tardi, quando da Licata arriva un certo Zdenek Zeman che come Re Mida trasforma in oro tutto quello che tocca. Sarà così anche per Limone, che in squadra e al suo fianco si ritrova sempre l’amico speciale Delio, con il quale si appresta a vivere una annata coi fiocchi che culminerà con l’ottavo posto finale nonostante l’handicap iniziale del -5.
Limone gioca 21 gare, segna anche un gol e pare ormai destinato a diventare una pedina inamovibile dello scacchiere rossonero. Sembra, perché in realtà la buona sorte è lì in agguato, pronta a voltargli le spalle. Zeman rompe coi Casillo e passa al Parma, a Foggia è il turno di Pippo Marchioro. Che però fatica a far decollare la squadra: a rimettere le cose a posto sarà la squillante vittoria sul malcapitato Cosenza, che fa salire agli onori della cronaca proprio Fedele Limone che con la sua doppietta apre le porte alla goleada.
La sua stella però è destinata a brillare il breve volgere di una domenica, in quella stessa gara infatti il centrocampista barese sarà vittima di un grave incidente che lo terrà lontano dai terreni di gioco per tutta la stagione. Non si arrende di fronte al destino crudele Limone, che recupera e torna a disposizione alla ripresa del campionato nella stagione che segnerà il ritorno del Foggia in B.
Lui però alla festa non ci sarà, il 27 novembre ‘88 è un’altra data che ricorderà per tutta la vita: si gioca Brindisi-Foggia, e dopo soli 4’ il ginocchio fa di nuovo crac. La diagnosi sarà impietosa: frattura di tibia e perone. Fine dei sogni di gloria, la carriera di Limone può considerarsi ai titoli di coda, nella stagione ‘89-90 andrà a giocare a Bisceglie, quindi l’anno successivo a Monopoli. Ma ormai non è più lui. E così dice basta.
Al Foggia ha donato gli anni più belli. Ed una gamba: come minimo meriterebbe di essere risarcito.
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