No, stavolta Scherzi a parte non c’entra. Chi però domenica mattina è stato testimone oculare al comunale D’Achille di Troia dell’invasione di campo del custode dell’impianto, che in avvio di ripresa ha sollecitato il direttore di gara a sospendere il match in corso fra il Foggia Under 17 femminile e le pari grado del Brindisi, racconta di essere stato spettatore di una brutta pagina di cui a rimanere vittime sono state le due squadre in campo.
L’episodio, che non ha riscontri nella centenaria storia rossonera e che getta discredito sul club e sul suo operato, a prescindere da quale epilogo potrà avere, pone un’altra questione che va ben oltre gli obblighi che sarebbero stati disattesi dal Calcio Foggia 1920, che peraltro si difende e dice di non essere in difetto. E che sta lì a confermare l’approssimazione con la quale si continua a portare avanti la gestione del club.
Ad accendere involontariamente la lampadina e a scatenare l’inevitabile ridda di ipotesi è stato proprio il primo cittadino di Troia Cavalieri, che interpellato sull’accaduto ha tenuto a precisare “che il provvedimento investe solo la formazione femminile, e non le altre squadre del vivaio rossonero...”, quasi dunque che si tratti di situazioni che non investono lo stesso club.
La domanda allora sorge spontanea: il settore giovanile del Foggia in toto chi lo gestisce, e nelle mani di chi è finito?
Che a monte ci fossero state manovre poco chiare era risaputo, l’estate scorsa la proprietà aveva deciso su due piedi di liquidare Gianfranco Mancini e di affidarsi a Piergiuseppe Sapio, che in proprio e senza alcun vincolo con il Calcio Foggia 1920 avrebbe dovuto controllare tutto il vivaio senza incidere di un cent sui costi.
Una sorta di subappalto, con costi e ricavi a carico di Sapio. Che poi però deve aver demandato a qualcun altro la supervisione delle squadre femminili. Generando così dei comparti che non si sono però rivelati a tenuta stagna.
La figuraccia rimediata domenica scorsa è colossale, fermo restando che forse il sindaco di Troia avrebbe potuto evitare di creare così tanto clamore, e magari seguire altre strade per far valere i propri diritti.
Ma l’episodio in tutta la sua gravità resta, ed ora spetterà al Foggia provare a giustificare l’accaduto. Anche perché il danno a livello di immagine che ne deriva è davvero evidente.
Ieri Cavalieri in una nota ha puntualizzato: “La questione investe la società a cui fa capo la squadra femminile del Calcio Foggia 1920 sia sotto l’aspetto legale che etico e sportivo”. Così si è espresso il primo cittadino, la società a cui fa capo la squadra femminile... Che sarebbe quale, e a chi farebbe riferimento? Un bel rompicapo, insomma...
Capito ora il caos che regna attualmente in seno al Calcio Foggia 1920?
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