Foggia, stagione di rimpianti. I due inutili intermezzi di Boscaglia e Somma hanno impedito scalata al 3° posto

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Cosa sarebbe stato di questa stagione del Foggia senza i due brevi ed inconcludenti interregni di Roberto Boscaglia e di Mario Somma non lo sapremo mai. Due scelte infelici da parte di patron Nicola Canonico, che quando ci mette lo zampino finisce quasi sempre col diventare autolesionista. E così ad un anno ormai di distanza dalla separazione inevitabile da Zdenek Zeman poco o nulla è cambiato. In termini di contenuti e, soprattutto, di classifica. Anche perché l’imprenditore di Palo del Colle quando decide di mettersi in proprio e dettare la strategia sul piano squisitamente tecnico non ci indovina mai. 

E allora anche questa annata che pure si era inaugurata sotto la buona stella sul piano degli obiettivi da perseguire e degli investimenti messi in campo rischia di finire in naftalina portandosi dietro la fastidiosa etichetta di “anonima”. Proprio così, perché a cosa potrà servire mai centrare il traguardo playoff (nella migliore delle ipotesi da quarta, nella peggiore da sesta), se poi la B resterà un miraggio?

Canonico non lo ammetterà mai, ma è chiaro che la scorsa estate cullò l’idea bislacca di tentare il grande salto, non si spiegherebbe diversamente la ragione per cui con l’abbandono di Zeman abbia assemblato un organico in grado (almeno sulla carta) di recitare da grande. Non aveva però fatto conti con l’esigenza indifferibile di doversi affidare ad un ds collaudato in grado di non far rimpiangere le competenze di chi l’aveva preceduto (Pavone). E invece è stato fatto un salto nel vuoto, l’avvento di Boscaglia sulla panchina del Foggia è stata una invenzione del patron, che ha pensato che colmare la casella del tecnico fosse esercizio puramente accademico. E che, invece, fosse più importante investire sulla qualità degli interpreti. 

Si spiega così la partenza-horror targata Boscaglia che ha rischiato fin dall’inizio di compromettere la stagione: le 5 giornate iniziali del tecnico siciliano sono state da incubo ed hanno fruttato la miseria di 4 punti (vittoria risicata sulla Virtus Francavilla e pari esterno a Potenza), a fronte di 3 sonore sconfitte rimediate in casa con Latina (1-3) e Pescara (0-4), e in trasferta a Picerno contro l’AZ (3-0).

Il primo repentino cambio in corsa all’alba del campionato in realtà ha anche prodotto il ko nel derby di Taranto, perché allo Jacovone il Foggia si presentò in autogestione (con Gentile in panchina) nell’attesa che la scelta sul nome del successore di Boscaglia ricadesse su Fabio Gallo. Che arrivò indirettamente grazie all’intercessione di Vincenzo Todaro, il responsabile dell’area tecnica mai ufficializzato, che con l’uscita di scena del ds Belviso suggerì a Canonico di rivolgersi a Matteo Lauriola. E’ stato il dirigente sipontino a dare l’imbeccata-Gallo al presidente, e di lì è poi cominciata tutta un’altra storia. Perché il Foggia avrebbe svoltato e, finalmente orchestrato da uomini di calcio, sarebbe risalito dal penultimo gradino della graduatoria fino al quarto posto. 

Sono stati 5 mesi che hanno restituito la reale dimensione alla squadra, e che in qualche misura sono serviti anche a Canonico a riabilitarsi agli occhi di una tifoseria che stava già mostrando i primi segnali di insofferenza.

A febbraio quindi, dopo l’uscita di scena dalla Coppa Italia in semifinale per mano della Juventus Next Gen, il patron ci è ricascato: o meglio è stato Gallo  a gettare la spugna dopo le sempre più insistenti frizioni con la proprietà (che nel frattempo si era liberata anche di Lauriola, pronto a farsi da parte appena in seno al club avevano cominciato a prendere il sopravvento le megalomanie di Canonico).

Con Sapio nei panni di improvvisato ds e con Mario Somma riesumato in panchina, si è fatto un salto all’indietro fino ai primordi della stagione, con il presidente di nuovo a vestire i panni di factotum a tempo pieno del club. E così nel breve volgere di un mese il Foggia è ripiombato nell’identico caos tecnico del primissimo scorcio di campionato. Somma è partito lancia in resta con due vittorie (ad Andria 0-1 e in casa con la Viterbese 2-0), quindi ha sbandato ad Avellino (sconfitta al fotofinish 3-2), prima di ritrovare il successo con un pizzico di fortuna sul Monopoli ancora allo Zaccheria (1-0). Che ha fatto da prologo al black-out definitivo, con la scoppola nel derby di Cerignola con l’Audace (4-2) prima della resa definitiva interna col Monterosi (1-2). 

Nove punti in 6 gare ha prodotto la gestione Somma, che sommati ai 4 punti dell’interregno-Boscaglia, fanno lievitare il totale a 13 punti in 12 gare: media decisamente da retrocessione che sta inficiando l’esito finale della stagione. Le colpe hanno un solo nome, evidentemente:  per un terzo di campionato il Foggia non ha avuto una guida tecnica degna di tal nome, ha brancolato nel buio e deve dunque suonare come una vera e propria impresa il fatto che a 90’ dall’epilogo sia ancora in lizza per le primissime posizioni. 

A Delio Rossi spetta ora il compito di presentare ai playoff una squadra che rappresenti il giusto compromesso fra ciò che avrebbe potuto essere (se si fosse proseguito nel solco della continuità tecnica) e ciò che è ancora possibile salvare a margine di quattro complicate gestioni tecniche. 
Che hanno finito solo con il disorientare il gruppo. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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