Ieri, oggi, difficilmente domani... L’imprenditore di Palo del Colle presto destinato a passare la mano

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Canonico ieri, Canonico oggi. Difficilmente Canonico anche domani, però... È già tutto scritto, epilogo inevitabile, oltre che scontato. Il 2024 segnerà la ripartenza del calcio locale. Sarà l’anno zero, e passerà attraverso la resa dell'imprenditore venuto da Palo del Colle, su imbeccata dell'ex sindaco Franco Landella, e che ha tenuto le redini del Foggia per un triennio. Fra alterne vicende e fortune. Il cambio al vertice si rende adesso indifferibile, alla luce anche di una incompatibilità ambientale che è nei fatti, e che entro la fine della corrente stagione spingerà il club in mani più sicure. Anche ricorrendo, perché no, all'aiuto esterno della politica, l'unica in grado di incidere, e  di poter orientare i destini del club rossonero. L'amministrazione-Episcopo fra le tante emergenze chiamata a fronteggiare dovrà farsi carico anche di dialogare con l'attuale proprietà per trovare la soluzione più idonea che segni l’atteso punto di svolta e che ridia fiducia ad un ambiente caduto in depressione. Che Canonico ormai abbia fatto il suo tempo a Foggia è sotto gli occhi di tutti. Il patron, che in tutti questi ultimi mesi se n'è rimasto dietro le quinte a fantasticare su presunte riammissioni in B che in realtà non hanno mai avuto sostanza e costrutto, ha fatto precipitare ai minimi storici l'appeal nei riguardi di una squadra che a metà stagione è lontana da traguardi ambiziosi, abbandonata al suo destino e senza una guida tecnica in grado di garantire un barlume di speranza.  

Anche la recentissima sortita mediatica pre-natalizia del presidente, arrivata a margine dell'ultimo impegno dell'anno in campionato con il Monterosi, anziché diradare le nubi ha finito con l'accrescere i dubbi e le perplessità. Sferzante il guanto di sfida che Canonico continua a lanciare all'imprenditoria locale, all'indomani anche del tentativo andato a vuoto della cordata cerignolana capeggiata dal commercialista De Cosmo: “All'orizzonte non si muove foglia, anche se c'è chi ancora rilascia interviste perdendo l'occasione di stare in silenzio dopo l'offerta farlocca di agosto”, ha sentenziato l'imprenditore barese, chiamando indirettamente in causa Matteo La Torre, vicino al gruppo Salandra che l'estate scorsa spinse per rilevare il Foggia, e che proprio recentemente ha chiesto lumi sulle sorti del sodalizio rossonero. 

Sarà dunque Nicola Canonico l'uomo-copertina del 2024, protagonista all’incontrario suo malgrado, e che presto si vedrà costretto a passare la mano a quegli imprenditori del territorio di buona volontà che aspettano un suo cenno per farsi sotto e dargli il benservito. Le alternative ci sono e sono concrete. 

Il patron, è certo, vorrebbe mollare, aspetta solo l’offerta giusta, ma non può chiedere la luna nel pozzo. Anche perché la massa debitoria cumulata nelle ultime tre stagioni di gestione diretta è di una certa consistenza: “Ho preso il Foggia con 2.2 milioni di debito, mentre qualcuno racconta come la società fosse sana e avesse un attivo di 750mila euro. Quando si legge un bilancio, alla voce debiti bisogna escludere quelli della Corporate, che è la società che immette danaro come finanziamento soci per garantire la continuità. In tre anni abbiamo immesso oltre 3 milioni”, ha tuonato nei giorni scorsi Canonico, che continua a gestire il Foggia senza regole e a proprio piacimento pur sapendo di avere in piedi una controversia col socio di minoranza Pintus che non si sa che piega potrà prendere: “Basta acquisire la CN Sport che ha la maggioranza assoluta per gestire il Foggia. La storia del contenzioso la si tira in ballo solo per non subentrare”. 

Presto, molto presto Canonico salirà a Palazzo di Città. Appuntamento che ormai non può più essere rinviato. C'è la nuova amministrazione che lo attende a piè fermo, il tempo del commissariamento è finito, ed ora tutti i nodi stanno per venire al pettine: “Avevo garantito i tre anni e sono stato di parola - ha sottolineato ancora il numero uno del Foggia prima di Natale -, a breve ci sarà questo incontro con la Sindaca per chiarire qual è la mia posizione. Una cosa è certa, fin quando ci sarò io, difficilmente il club potrà fallire o non iscriversi. Faccio attività di impresa da trent'anni, non ho mai fatto fallire una società”. 

Sarà pure così, ma il pallone da queste parti non può continuare a vivacchiare facendo leva sulle promesse da marinaio di una proprietà assente su tutta la linea. L'era Canonico, che pure si era inaugurata sotto altri presupposti, è ormai irrimediabilmente ai titoli di coda. Dopo aver sottratto di soppiatto il club alla incauta Maria Assunta Pintus, è andata in onda una escalation di orrori senza fine in cui, a parte la breve parentesi Zeman-Pavone che pareva potesse dare un indirizzo programmatico, tutto è stato lasciato all'improvvisazione. E non inganni la finale playoff della passata stagione che è stata frutto della casualità. 

“Vorrei vedere una tifoseria più serena e tranquilla, senza falsi allarmismi. Basta esasperare gli animi, a Monterosi capiremo che campionato avremo fatto”, così parlò Canonico dopo quattro mesi di silenzio assordante. Già, arriverà anche l'ultima gara di campionato, e sarà tempo di consuntivi. Col patron ancora in sella, verosimilmente. Ma l'anno che verrà alla fine porterà il cambiamento. Inevitabile. E fisiologico. 
Il tempo è sempre galantuomo, e prima o poi mette ognuno al proprio posto...

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testatina dillo al direttore WEB

 

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