Chi si contenta gode. Il Foggia che a Potenza ha rischiato di vincere, ma a più riprese anche di perdere, vede il bicchiere mezzo pieno. Perché un punto comunque fa classifica e avvicina la quota salvezza e perché domenica sera non era oggettivamente semplice tenere testa a una squadra come il Sorrento. Che ha confermato tutto quanto di buono si dice sul suo conto.
Mirko Cudini a fine gara è stato onesto nell’ammettere che uscire indenni dal Viviani è costato parecchio sudore e che è un merito che va ascritto ai suoi giocatori. Che hanno stretto i denti evidenziando anche una caratteristica che spesso in passato era venuta meno: il Foggia sa soffrire e dunque di qui alla fine della stagione regolare potrà sperare di migliorare quel tredicesimo posto attuale che non è proprio gratificante e che non rende giustizia a una seconda fase di stagione che è in netta controtendenza alla prima.
“Sapevamo della forza del Sorrento, non è un caso se nelle ultime dieci gare in casa ne aveva perse solo due, è una squadra ben messa in campo che gioca un buon calcio, eravamo coscienti delle difficoltà che avremmo potuto incontrare. Ci siamo fatti trovare pronti, e nonostante abbiamo sofferto, ci teniamo stretti questo punto prezioso”.
Esame dunque nel complesso superato, magari non a pieni voti come si sperava alla vigilia, immaginando di incontrare una squadra in leggera flessione che poi in realtà non si è rivelata tale. Ma essere usciti imbattuti, in ogni caso, da un campo così infido e avere dato continuità ai risultati conta tanto nell'ottica di un finale di stagione che può ancora dire tanto per Di Noia e soci: “Era un banco di prova ulteriore per noi, uno step per evidenziare ulteriori miglioramenti - ha rimarcato Il tecnico del Foggia -. Abbiamo incontrato delle difficoltà e siamo stati anche bravi a fronteggiarle, e questo ci fa ben sperare: siamo in crescita anche se abbiamo evidenziato una leggera flessione a livello individuale su qualche situazione, evidentemente le tre partite in una settimana si sono fatte sentire”.
Cudini, che inizialmente ha proposto gli stessi undici schierati col Picerno per avere il maggiore equilibrio possibile, temendo forse che qualche rotazione di troppo potesse alterare gli equilibri di squadra così faticosamente raggiunti nell’ultimo mese, solo nella ripresa ha provveduto ad avvicendare gli uomini più affaticati come Salines, Santaniello e Millico, apparsi fra i meno reattivi e fra i meno calati nella partita: “Ci stava cambiare, e col cambio modulo abbiamo riequilibrato anche le situazioni in mezzo al campo - ha spiegato il tecnico marchigiano -, concedendo loro meno palleggio in mezzo. Sono contento della duttilità che la squadra sta mostrando”.
Un’altra prerogativa che il Foggia 2.0 di Cudini vuole fare propria per adeguarsi sempre più e meglio alle caratteristiche dell’avversario. Il Foggia, insomma, a Potenza ha scoperto l'arte dell'arrangiarsi, e ha saputo stringere i denti in una gara che, avesse perso, non si sarebbe potuto gridare allo scandalo. La freschezza atletica del Sorrento alla distanza è venuta a galla, i ragazzini terribili di Maiuri correvano come folletti in campo, e per i rossoneri non è stato agevole contenere la brillantezza fisica dei campani, che hanno confermato ampiamente di meritare la posizione di classifica che occupano.
Non ci fosse stato un superlativo Perina insuperabile per due terzi del match, la sfida avrebbe preso una piega tutta a favore del Sorrento, almeno 5 le palle-gol sventate dall'ex numero uno del Monopoli che poi però è incorso nel grossolano errore che ha fissato il risultato finale sull'1-1. Perina per lunghi tratti ha messo la pezza a colori alle magagne di una difesa che è apparsa sin troppo vulnerabile alle offensive dei rossoneri campani, troppo larghe le maglie di una retroguardia nella quale il Sorrento spesso e volentieri si è infilato, creando più di un grattacapo all'estremo difensore del Foggia.
Che al Viviani (papera a parte) ha disputato la migliore prestazione da quando è subentrato a Nobile fra i pali. Davanti a Perina, viceversa, non hanno vissuto una serata tranquilla Salines, Di Noia e Ercolani, spesso presi d’infilata in velocità dagli avanti sorrentini: a malpartito soprattutto Di Noia, adattato a difensore centrale da quanto è tornato disponibile, e che ha finito col pagare dazio anche per via delle ancora approssimative condizioni fisiche. Ed è proprio la precaria tenuta difensiva uno degli aspetti sui quali Mirko Cudini è chiamato ad adoperarsi per trovare quale possa essere la chiave di volta per sistemare il reparto.
A Benevento, assente Ercolani, era toccato a Papazov ereditarne ruolo e compiti e l’esperimento nel complesso aveva funzionato, perché i sanniti raramente si erano resi pericolosi. Domenica scorsa, invece, Ercolani ha vinto il ballottaggio col difensore bulgaro e ha ripreso il suo posto come braccetto di sinistra nella difesa a tre. I risultati però non sono stati altrettanto soddisfacenti, perché il reparto ha ballato a più riprese davanti alle folate di Martignago e Ravasio, due attaccanti che hanno fatto valere tutta la loro intraprendenza negli ultimi trenta metri.
Con Carillo e Marzupio fuori uso, si rende quindi fondamentale il recupero di Rizzo, che con la sua duttilità tattica assicura determinati equilibri. Con una difesa sempre più stringata nei suoi effettivi, ai rossoneri non resta che provare a limitare i danni, soprattutto quando di fronte ci si imbatte in avversari che hanno l’argento vivo addosso e che sono sempre nella condizione di ribaltare l’azione.
Domenica prossima nella sfida dello Zaccheria con la capolista Juve Stabia, il Foggia dovrà mutare atteggiamento e soprattutto trovare le più idonee contromisure per contrastare un attaccante come Adorante. Diventato, da quando da gennaio scorso è andato a rinforzare gli ormeggi in casa stabiese, lo spauracchio numero uno delle difese avversarie.
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