Foggia Calcio e quello Zaccheria per pochi intimi. Con la capolista Juve Stabia trend invertito?

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Il Foggia che da metà febbraio si è rimesso a correre, a scalare posizioni in classifica (e a covare qualche sommessa ambizione playoff), in questo scorcio di stagione avrebbe bisogno di tornare a sentire attorno a sè l’affetto dei suoi tifosi. Soprattutto in occasione delle gare casalinghe, dove spesso e volentieri, finora ha giocato davanti a pochi intimi. Il ritorno di Cudini in panchina ed un mercato di riparazione “dignitoso” hanno contribuito a “normalizzare” una stagione che stava prendendo una brutta piega,

e se non altro a ricreare un clima più disteso attorno alla squadra, che a gennaio era caduta in trance. Con inevitabili ricadute negative sulla presenze sugli spalti. Due facce della stessa medaglia, se vogliamo, che hanno un identico comune denominatore: la disaffezione. 

La fuga dallo Zaccheria ne è la naturale conseguenza ed è figlia dell’approssimazione con cui l’azienda calcio a Foggia da qualche anno a questa parte viene condotta secondo un marchio di fabbrica facilmente identificabile. 

La terza stagione della gestione-Canonico conferma un dato che ormai si va sempre più consolidando, le controverse vicende di squadra e club in tutti questi mesi hanno sempre più allontanato il tifoso dallo stadio, e con l'entusiasmo sceso ai minimi storici, è inevitabile che il riscontro dal botteghino lasci sempre più a desiderare. 

Resiste solo lo zoccolo duro dei tremila habituè: presenti sempre e comunque. E a prescindere. L’altra fetta cospicua del popolo rossonero ha fatto invece un passo indietro perché delusa dalle recenti vicende, al pari dei cosiddetti tifosi occasionali, che puntualmente fanno capolino quando si è in prossimità del raggiungimento di un traguardo sportivo.  

Quell’inestimabile patrimonio di passione che era riesplosa e che la scorsa stagione aveva portato nel corso dei playoff contro Pescara e Lecco a registrare circa 20mila presenze sugli spalti, e che aveva anche riacceso lo spirito di appartenenza negli ultimi anni notevolmente affievolito, ha via via lasciato il posto alla rassegnazione ed all’indifferenza. Perché nel frattempo patron Canonico, dopo aver accarezzato il sogno della B, ha bruscamente ridimensionato programmi ed ambizioni, e con esse si sono ridotti esponenzialmente i frequentatori dello Zaccheria. 

Mercoledì scorso per il turno infrasettimanale col Picerno erano 3033 i paganti (compresi gli abbonati, diversi dei quali ormai da qualche tempo disertano lo stadio e preferiscono seguire la squadra in tivvù o in streaming). 

Il tetto massimo di presenze nel corso della stagione si è registrato in occasione di Foggia-Benevento andato in onda lo scorso 26 ottobre, quando furono in 5908 ad assistere al match contro una rivale storica. Per il resto la media si è assestata al momento sulle 3991 presenze, con il minimo stagionale di 2599 spettatori presenti il 15 febbraio scorso nella gara col Monopoli, che si giocò a pochi giorni dal ko esterno con la Turris in cui il Foggia sembrò letteralmente alla deriva. 

Ad oggi sono state 43.897 le presenze complessive, che collocano il club rossonero addirittura al nono posto alle spalle rispettivamente di Catania (234.071), Avellino (94.377), Benevento (79.878), Taranto (76.206), Crotone (65.884), Juve Stabia (51.132), Casertana (46.080) e Messina (44.881).  

Ma il dato non è attendibile, in quanto riferito a sole 11 gare casalinghe aperte regolarmente al pubblico, perché come si ricorderà contro Francavilla, Giugliano, Monterosi, Potenza e Taranto i rossoneri giocarono a porte chiuse a seguito dei provvedimenti assunti dal Prefetto.  

Nella stagione '22-23 furono 81.063 i presenti sugli spalti nei 17 dei 19 incontri casalinghi della regular-season (con Catanzaro e Cerignola infatti lo Zaccheria fu ancora off-limits), con il numero di presenze massimo fatto registrare al debutto in campionato contro il Latina (6282), e con una media attestatasi sulle 4.768 presenze a gara. 

L’anno scorso nella speciale classifica generale il Foggia si piazzò alle spalle del Catanzaro promosso in B (145.098 paganti) e davanti al Crotone (80.160).  

Anche il raffronto con la stagione precedente (2021-22), la prima immediatamente successiva alla pandemia, conferma quanto sia stato progressivo lo spopolamento dello Zaccheria: con Zdenek Zeman in panchina furono in tutto 73.298 gli spettatori nei 19 incontri casalinghi disputati, con il Foggia terzo per numero di presenze dietro al Bari (195.468) e Palermo (103.641), per una media di circa 4mila presenze a partita (3858).

Numeri che fanno impallidire se raffrontati a quelli della stagione di C 2016-17 che vide i rossoneri sotto la guida di Giovanni Stroppa centrare la promozione in B. Quell’anno furono in tutto 161.584 i paganti nelle 15 partite interne, e nonostante le 4 gare disputate a porte chiuse (Akragas, Fidelis Andria, Taranto e Vibonese) per una media di 10.772 spettatori e con 16.664 spettatori toccati nel match con il Melfi. Erano 3739 gli abbonati, e con 161.584 spettatori paganti il Foggia si piazzò dietro al Lecce (216.651) e davanti al Catania (143.456). Altri tempi, altra squadra ed altra proprietà: ora prevale la sfiducia e la preoccupazione per il futuro che è ancora tutto da scrivere.

Intanto domenica prossima arriva la super-capolista e sarà interessante verificare se, una tantum, quest’anno la tifoseria si recherà compatta allo stadio per stringersi attorno ad una squadra che ce la sta mettendo tutta per riscattare un principio di 2024 da incubo.

Contro la Juve Stabia si riuscirà a sfondare il tetto delle 6mila presenze? Significherebbe raddoppiare il numero fatto registrare in occasione dell’ultimo appuntamento interno con l’AZ Picerno, proprio nella gara peraltro in cui i rossoneri di Cudini saranno chiamati a dare risposte precise in ottica playoff: la sensazione è che alla fine difficilmente il trend di stagione possa essere invertito.

Per quanto infatti la squadra stia producendo il massimo sforzo per mettere in sicurezza la stagione, le incertezze restano. E il tifoso foggiano in tutti questi mesi ha lanciato un segnale chiaro ed inequivocabile: per tornare in massa allo Zaccheria servono fatti. E non parole.  

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testatina dillo al direttore WEB

 

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