Ma il Foggia può considerarsi in buone mani? Stavolta la discutibile conduzione societaria non c'entra, ad essere tirato in ballo in queste ore è Pietro Perina, il portiere che per 80 minuti abbondanti è stato eroe della domenica a Potenza con almeno 5 interventi salva-risultato e che poi è salito incredibilmente sul banco degli imputati per quella clamorosa “papera” che sul finire del match ha consentito al Sorrento di trovare il pari.
Chiariamolo subito, a scanso di equivoci: il numero uno rossonero, non ci fosse stata di mezzo la svista sul tiro tutt’altro che irresistibile di Capasso, sarebbe stato il migliore in campo, l’uomo-copertina di un Foggia che grazie alla sua migliore prestazione da quando è approdato alla corte di Cudini sarebbe piombato tutto d’un tratto in zona playoff. E invece quell’errore grossolano oltre che una sufficienza risicata in pagella, gli ha attirato le feroci critiche dei tifosi che sui social lo hanno preso pesantemente di mira. Niente di nuovo e tutto ampiamente prevedibile, avesse viceversa mantenuto la porta immacolata si sarebbe parlato per giorni di San Perina... Eccessi di un calcio che in un verso o nell’altro deborda sempre e comunque.
Quello del portiere però, a pensarci bene, da anni sta diventando il tallone di Achille del Foggia. Che ormai da diverse stagioni non riesce a proporre un “guardiapali” in grado di mettere tutti d’accordo. Il che per una piazza come quella rossonera, che storicamente ha sempre fatto leva su grandi numeri uno, è una macchia difficile da sopportare.
Qualche nome tanto per andare e ritroso e riportare i grandi numeri uno del passato? Il Divo Renato Sarti, tanto per cominciare, e risalire agli albori e agli anni ‘20, e a ruota Giuseppe Baldi e Ubaldo Narducci (anni ‘30). Che precedono Pandolfo e Bisson (anni ‘50) e che fanno da apripista a Renzo Biondani, il numero uno che approda in rossonero ai principi degli anni Sessanta. E poi i monumenti, che occupano un posto di spicco nel cuore dei tifosi: nell’ordine Moschioni, Trentini e Memo. Per chiudere con l’icona Franco Mancini, e giungere così a ridosso del terzo millennio.
Ed è proprio da questo momento in poi che sono cominciati i problemi, perché a parte forse i soli Marruocco, Agazzi, Bremec, Fumagalli e buon ultimo Leali, per il resto a difendere i pali del Foggia non si sono succeduti portieri eccelsi. Fatta eccezione forse per l’olandese Noppert, che con i suoi 203 centimetri di altezza sbarcò in Puglia da illustre sconosciuto nel ‘18, e che solo strada facendo si ritrovò titolare più per demeriti altrui che per meriti propri. Noppert in Italia è durato il breve volgere di un mattino, se n’è tornato in tutta fretta a casa e attualmente è addirittura il numero uno titolare della nazionale orange. Stranezze del calcio.
A Foggia ormai da un ventennio a questa parte, la porta appare sempre non sufficientemente coperta: la passata stagione prima Nobile, poi Dalmasso e infine Thiam (oggi indiscusso protagonista con la Juve Stabia capolista) si alternarono senza mai convincere completamente; la stagione precedente stesso destino per Alastra e Volpe, poi scalzati dall’argentino Dalmasso. Andando ancora a ritroso le cose non sono andate meglio nemmeno con l’altro argentino Bizzarri (con un passato significativo in A alle spalle) e prima ancora né con Guarna, né tantomeno con Narciso. E lo stesso dicasi per Ginestra, Ivanov e Santarelli. Ma pure Bindi, Milan, Efficie, Rossi, e per finire Tambellini, non hanno lasciato il segno.
Perina è l’ultimo in ordine di apparizione a non convincere ancora: eppure il 32enne portiere originario di Andria ha alle spalle un pedigree rispettabile che lo ha portato in carriera a vestire le maglie di Bari, Martina, Melfi, Sambenedettese Turris e Monopoli in C, e Cosenza e Vicenza in B per oltre 300 presenze cumulate. Finora in rossonero 9 gettoni e 11 reti al passivo, per un rendimento complessivo senza infamia e senza lode. Dopo l’incertezza del Viviani, il tecnico Cudini lo ha difeso a spada tratta, da buon pater familias: “Non gli dò la croce addosso, sono cose che possono capitare”, ha detto il tecnico rossonero, che da quando è tornato in sella al Foggia si è sempre affidato all’ex Monopoli, relegando Nobile in panchina dopo averlo promosso titolare alla vigilia del campionato, quando pareva invece che potesse essere Dalmasso il prescelto.
E Perina, che nella prima parte di stagione in biancoverde non è che abbia fatto mirabilie, fino a questo momento non è sembrato, nel complesso, di molto superiore a chi prima di lui ha giocato titolare. Finora semplice e ordinaria amministrazione, abbinata qua e là da qualche responsabilità di troppo su reti che avrebbero potuto essere evitate: come in occasione della sconfitta interna con l’Avellino (dove non è apparso particolarmente reattivo), oppure a Torre del Greco dove il pallone sembrava una saponetta sempre pronta a schizzare via. Del repertorio migliore di Perina, che a Cosenza ricordano come un signor portiere, qualcosa si è intravisto nella vittoria in rimonta sul Monopoli, quando sul finire si è fatto trovare pronto alla deviazione d’istinto su un paio di palle velenose indirizzate nello specchio della porta. E poi anche con il Crotone, nell’incandescente rush finale quando i pitagorici hanno tentato il tutto per tutto per agguantare il pari dopo il micidiale uno-due di Silvestro, trovando però l’estremo rossonero vigile ed attento a chiudere tutti i varchi.
Sul sintetico del Viviani Perina domenica scorsa ad un certo punto ha alzato un muro invalicabile: nella notte che pareva potesse consegnare al Foggia su un piatto d’argento il decimo posto e l’accesso nei playoff, il numero uno pareva imbattibile. Fino allo squillo di Capasso, che ha cambiato il corso del match e gettato Perina nella disperazione. E ora il Foggia dove vorrà andare a “parare”?
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