Vincenzo Millico: genio e sregolatezza. A Foggia ritorna a risplendere la stella del talento torinese, forse

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Colpi geniali di un talento purissimo. Che in questa categoria spera di trovarsi solo di passaggio. Arrivasse con il Foggia il salto, tanto di guadagnato, ma intanto una cosa è certa: Vincenzo Millico con la C non c'entra nulla. La perla di sabato scorso a Messina, giunta sul filo del gong ad impreziosire una gara fra le migliori da quando indossa la casacca rossonera, è roba d’alta scuola, difficile da vedersi anche in A: slalom sulla sinistra ai limiti dell’area e pennellata a giro che va ad adagiarsi nel “sette”, con l’ex Fumagalli immobile. E coi 7mila del San Filippo-Scoglio ad ammirare a bocca aperta il pezzo di bravura del 23enne attaccante torinese. Un Millico così fa stropicciare gli occhi, e fa la differenza a tutte le latitudini. 

Eppure se ora gioca in terza serie una ragione ci sarà pure: questione di testa, e questione di continuità di rendimento. Che ne hanno irrimediabilmente frenato l’ascesa. Almeno, fino ad oggi. Occhio, però, avviso ai naviganti: a Foggia sta per tornare a splendere una stella. Forse, chissà. 

E’ ancora prematuro per dire se l’estro di questo puledro di razza tornerà prima o poi a brillare di luce propria. E se dopo un periodo di oscurantismo ritroverà lo smalto dei giorni migliori. Che lo hanno addirittura proiettato sino alle soglie della nazionale di Roberto Mancini. Quello che è certo è che il Millico versione-Foggia è un giocatore profondamente diverso da quello della prima parte di stagione che ad Ascoli è rimasto quasi sempre dietro le quinte, perchè probabilmente la cura-Cudini lo sta rivitalizzando. Soprattutto sotto il profilo caratteriale. Perché è lì che il ragazzo è ancora carente. 

Sempre titolare da quando è approdato in Puglia, nel nuovo tridente rossonero ha licenza di svariare su tutto il fronte avanzato e di inventare: ad oggi nel suo score personale due gol (l’altro lo ha realizzato contro l’Avellino allo Zaccheria) e ben 8 assist, che ne fanno l’uomo dell’ultimo passaggio per antonomasia. Delizioso il pertugio col quale sabato scorso ha messo Gagliano nella condizione di battere a rete indisturbato, una genialata che ha illuminato la scena, e che si è incastonata in una  prestazione superba. 

Sarà lui l’asso nella manica del Foggia sulla via che conduce ai playoff: dai suoi piedi si attendono le invenzioni che dovranno suggellare l’accesso negli spareggi-promozione. Poi sarà quel che sarà, ma con un Millico così ci sarà da divertirsi.    

Genio e sregolatezza. 
A pensarci bene Vincenzo Millico ha sempre avuto la fama del predestinato, dall’esordio in Serie A al gol in Europa League. E adesso per l’attaccante davanti c’è una nuova sfida per rilanciarsi, affascinante e in una piazza prestigiosa. Certo non come la Juventus, nelle cui giovanili ha iniziato a giocare e dove è rimasto fino ai 14 anni. Il suo destino si incrocia in quegli anni con quello di un altro classe 2000, Moise Kean: nell’estate in cui Millico passa dalla Juventus al Torino, Kean fa il percorso inverso approdando in bianconero. All’epoca era considerato ancora poco maturo per stare tra i grandi, ma il duro lavoro lo ha portato a dimostrare il contrario. 

Il destro è il suo piede naturale, esaltato da un movimento quasi ossessivamente cercato nel corso delle gare: da sinistra verso il centro, per poi inventare. E non è un caso che sia Lorenzo Insigne il suo mito, un giocatore che ha costruito le sue fortune proprio in quella zona di campo. Come il campione di Fuorigrotta (che proprio da Foggia ha mosso i primi passi della sua folgorante carriera), l’11 della Primavera granata non è di fisico statuario, ma fa della velocità e del dribbling le sue armi predilette. 

Fu protagonista di un avvio di stagione strepitoso con la maglia della Primavera granata: 13 gol in 8 partite, quattro doppiette e una tripletta. Un gol ogni 53’ rappresentano un bottino impressionante. E proprio al Torino si conquisterà convocazioni su convocazioni in Nazionale U19, oltre che la prima chiamata tra i grandi in Serie A: 30 dicembre ‘17 e il Toro, allora allenato da Mihajlovic, pareggia 0-0 contro il Genoa. 
Millico rimane in panchina e, pochi giorni dopo, replica nella sfida di Coppa Italia allo Stadium contro la Juventus, che sarà fatale per il destino dell’allenatore serbo.

Via Sinisa dentro Walter Mazzarri, che lo segue con grande attenzione fino a portarlo in prima squadra. Inizialmente in panchina contro Roma, Inter, Spal e Udinese. Poi il 24 febbraio ‘19 la gioia più grande: l’esordio in A contro l’Atalanta, seppur per poco più di un minuto. Un infortunio lo ferma, poco dopo il debutto: il ritorno in campo il 24 aprile ‘19, nella ripresa della sfida tra Torino e Napoli Primavera, vinta dai granata. Mazzarri lo riporta tra i grandi per la sfida in Europa del 1 agosto ‘19. L’attaccante entra al minuto 76 della sfida di ritorno tra il Torino e il Debrecen, valida per il secondo turno preliminare di Europa League. 

Al 93′ Millico scrive il suo nome nel tabellino dei marcatori con un colpo di testa dopo la respinta del portiere Nagy. Diciassette minuti sono sufficienti per scrivere la storia: con i suoi 18 anni e 354 giorni, diventa il più giovane marcatore del Torino in tutte le competizioni. E a fine partita parlerà già come un veterano: “Sono molto felice per la vittoria e per il gol. È stata una bella emozione: ho voluto condividere la gioia con i miei compagni. Questa è una squadra molto unita: siamo tutti amici e questo facilita il compito di ambientamento per noi giovani. La prima cosa che hanno fatto i miei compagni al rientro negli spogliatoi è stata sgridarmi per gli errori che avevo commesso, ma è giusto così: qui c’è solo da imparare”. 

Dopo gli anni granata nel ‘21 passa al Frosinone. Nella stagione successiva è nuovamente prestito, questa volta al Cosenza. Nell’estate del ‘22 si trasferisce definitivamente al Cagliari, dove disputa 16 partite tra Serie B e Coppa Italia. Dopo 6 mesi e 10 partite con l’Ascoli, sbarca a gennaio a Foggia per riguadagnare il tempo perduto. Seguendo, magari, le orme di un certo Insigne...

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testatina dillo al direttore WEB

 

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