Foggia Calcio salvo. E con un piede (e mezzo) nei playoff: i rossoneri tagliano il primo traguardo di stagione

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Salvo. E con un piede (e mezzo) nei playoff. Com’è dolce Potenza, dal Viviani il Foggia se ne torna a casa con una certezza in più e qualche dubbio in meno: la salvezza ora è aritmetica ed è blindata, gli ultimi 180’ prima della post-season contro Audace Cerignola e Monterosi dovranno adesso certificare la partecipazione alla coda degli spareggi. Che per come si stava mettendo a gennaio è da considerarsi un piccolo capolavoro. Firmato da Mirko Cudini e dai suoi splendidi ragazzi, che ci hanno messo molto del loro per rendere questa stagione fra le meno insignificanti in C di inizio terzo millennio. 

A Potenza è stato più facile del previsto, il Foggia ha vinto a mani basse anche perché di fronte ha incrociato un avversario di argilla che i rossoneri hanno reso malleabile e inoffensivo ne 90’ che non hanno praticamente avuto storia. Soprattutto da inizio ripresa, quando Schiattarella si è fatto espellere lasciando i suoi in inferiorità numerica. 

Mai un tiro nello specchio della porta che abbia impensierito Perina nell’arco del match, mai un sussulto che abbia scaldato i 4mila del Viviani che pure erano accorsi speranzosi di vedere i rossoblù chiudere definitivamente la pratica salvezza. 

Una vera e propria disfatta, al punto che lo 0-3 finale ha indotto su due piedi e in tronco il presidente Macchia a licenziare il ds Varrà e il povero Marco Marchionni, che incrociava per la prima volta da ex il suo Foggia, e che non poteva immaginare gli avrebbe riservato uno sgarbo così grande. 

Più forte delle assenze, più forte delle squalifiche e degli infortuni: dopo il recente doppio ko con Latina e Casertana che avevano riportato a galla vecchie magagne e i fantasmi di un recente passato, Cudini (in castigo a Potenza e ottimamente sostituito nell’occasione dal vice Carlo Ricchetti) ha risposto alle critiche tornate a piovergli addosso copiose, non sbagliando una virgola nella sfida nella quale si decideva il destino della stagione: con i migliori quattro (Tascone, Millico, Odjer e Santaniello) fermi ai box e ai quali all’ultimo istante si è aggiunto anche Silvestro (fra le sorprese più positive del mercato di riparazione), a prendere per mano il Foggia sono stati i redivivi Di Noia e Schenetti, ultimamente lontani dai radar rossoneri, e che con il loro mestiere e la loro esperienza hanno tenuto a galla la squadra nella gara che giustamente era temuta alla vigilia in quanto decisiva in questo incandescente rush finale. 

La mossa di patron Nicola Canonico che alla vigilia ha dato la scossa con il rinnovo “scenografico” dello sfortunato Millico ha funzionato. Come la spinta che è derivata dal fatto di ritrovarsi nuovamente decimi ancora prima di scendere in campo dopo l’inatteso scivolone (2-0) del Sorrento col fanalino di coda Brindisi nel primo pomeriggio di sabato. Il resto lo hanno fatto le intuizioni di Mastro Cudini, che non ha sbagliato nulla nelle scelte iniziali e a gara in corsa: decisiva nella riproposizione del 3-4-3 lo scivolamento sull’out di destra di difesa di Emmanuele Salines, che ha consentito al 32enne difensore di Mugnano, sempre più bomber scelto del Foggia, di essere devastante in quella zona del campo. E di spezzare l’inerzia del match con il suo settimo timbro stagionale nei minuti di recupero del primo tempo con un tempestivo inserimento in area sugli sviluppi di un corner.  

La vittoria solare di Potenza ha anche la faccia di due protagonisti inattesi, che coi loro guizzi hanno reso più corposo il successo in terra lucana: quello di Luca Gagliano, che da ex (nemmeno troppo rimpianto) ha siglato il suo terzo centro stagionale in rossonero (stesso bottino del desaparecido Santaniello), e soprattutto di Gianmarco Antonacci. Al quale Cudini ha concesso spiccioli di gara proprio in luogo di Salines. Il laterale che sinora è stato quasi sempre a guardare dalla panchina, a tempo abbondantemente scaduto (96’), ha griffato lo 0-3 finale con una conclusione sottomisura dopo la rasoiata di Marino che si era infranta sulla traversa.  

In quella corsa a perdifiato del 23enne difensore barese sotto il settore ospiti dov’erano assiepati gli oltre 500 tifosi rossoneri è racchiuso l’urlo di liberazione del Foggia che a briglie sciolte vola adesso verso i playoff. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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