Incrocio nostalgico agrodolce: Pasquale Padalino sfida il suo Foggia, avversari ma per modo di dire

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Dicono sia il migliore prodotto indigeno che il Foggia abbia mai espresso in assoluto. Pasquale Padalino è un pezzo significativo di storia rossonera, espressione autentica di quella foggianità che spesso però quando c’è stato di mezzo il pallone ha faticato a fare breccia nel cuore dei tifosi. Oggi l’ex difensore di Zemanlandia è l'allenatore del Latina, e lunedì sera per lui sarà tempo di revival. Non sarà la prima volta, è già successo quando allenava il Matera prima, e la Juve Stabia poi. E gli è sempre andata di lusso. 

Incrocio nostalgico per Padalino, che sta per imbattersi in un passato non troppo lontano che è stato agrodolce. Fatto di gioie e dolori. Prima in campo, e poi in panchina. Il suo nome ha infatti accompagnato alcune delle fasi più suggestive del calcio locale fra la fine del secolo scorso e del nuovo millennio: talento mai completamente espresso, ha esordito con la maglia della squadra della sua città a soli 16 anni, quindi in rossonero ha conquistato la promozione in A,  prima dell'esilio forzato fra Bologna e Lecce, il ritorno da figliol prodigo e l’addio definitivo macchiato da un'amara retrocessione in B. Subito peraltro cancellata dagli anni d’oro con la Fiorentina, la Champion’s League al fianco di Batistuta e il debutto nella nazionale di Arrigo Sacchi. Che gli consente, ad oggi, di essere l'unico foggiano ad aver indossato la maglia azzurra più importante. 

Nei panni di allenatore, invece, a Foggia Padalino ha avviato la ripartenza dopo la caduta in D del rovinoso Casillo-bis, quindi su quella panchina ci ha rimesso piede in B per una breve e amara parentesi nell’era dei fratelli Sannella. Ieri, oggi, chissà forse anche domani: già perché il nome di Padalino qua e là spesso è ricorrente, soprattutto nelle situazioni di emergenza, quando l’immaginario collettivo vorrebbe si ricorra ad un allenatore che conosce l’ambiente, magari fatto in casa.

Libero roccioso, Pasquale Padalino è stato il prototipo del giocatore partito dal basso che è riuscito a imporsi ad alti livelli grazie al sacrificio. Nato nel capoluogo 52 anni fa, a trasmettergli la passione per il calcio era stato papà Luigi. Tirerà i primi calci nella squadra della Juventus San Michele, quindi a 12 anni entrerà nel settore giovanile del Foggia. 

Inizialmente gioca da mezzala di centrocampo, ha visione di gioco, lancio lungo e un gran tiro. La domenica fa il raccattapalle allo Zaccheria e sogna un giorno di giocare in Serie A. I suoi maestri saranno Giacomo Cosmano, Cosimo Nocera e Roberto Balestri. Padalino completa il suo percorso nelle giovanili del Foggia fino alla Primavera nella, anno in cui approda in prima squadra per merito del tecnico Pino Caramanno che lo vede all'opera e ne resta fulminato. Al punto che in una stagione che si rivelerà magica per il Foggia (che centrerà la promozione in B), Padalino farà il suo esordio assoluto nel calcio professionistico all'età di 16 anni. 

L'anno successivo arriva la prima grande svolta della sua carriera: a Foggia torna Zdenek Zeman che lo trasforma da centrocampista a difensore centrale, ruolo in cui può sfruttare la sua visione di gioco per impostare l'azione dalle retrovie. Non è un fulmine di guerra, ma sopperisce con il senso tattico e la rapidità di pensiero. 

Diventa titolare della squadra nella stagione '90-91, l'anno dell'ascesa dalla B alla A, e nella stagione seguente corona il sogno di giocare in Serie A. Il 27 ottobre allo Stadio Olimpico contro la Roma, Padalino entra in campo all'86' al posto di Rambaudi. Sarà una apparizione fugace, perché poi Zeman gli preferirà il più esperto Consagra. La gioia più grande arriverà invece il 3 maggio '92 allo Zaccheria contro il Napoli: è il giorno quello della sua prima rete nella massima divisione, e che varrà un prestigioso successo di misura sui partenopei. 

La stagione ‘92/93 potrebbe essere quella della definitiva consacrazione, invece nel precampionato qualcosa fra il libero e Zeman si rompe. È il punto di non ritorno, Padalino viene ceduto prima in B al Bologna in prestito, quindi l’anno dopo si trasferisce al Lecce, facendo così ritorno in Serie A. La stagione in Salento è positiva sul piano personale, visto che sarà uno dei pochi a salvarsi dal naufragio generale e dalla retrocessione in B. 

Partito Zeman alla volta della Lazio, Padalino può quindi far ritorno a casa: con Catuzzi i rossoneri partono bene, ma poi precipitano nei bassifondi della classifica fino a congedarsi dalla massima serie. Per Padalino è il passo d’addio con il passaggio in una squadra ambiziosa come la Fiorentina di Cecchi Gori. Sono anni di grande crescita quelli per i viola, sotto la guida di Claudio Ranieri, Padalino vince nel ‘95/96 la Coppa Italia, successivamente arriva anche la Supercoppa italiana grazie all'1-2 sul Milan. 

Dopo esser stato nel giro dell'Italia Under 21, le prestazioni di alto livello con la Fiorentina lo portano ad indossare la maglia della Nazionale maggiore durante la gestione di Arrigo Sacchi. Il Profeta di Fusignano convoca il difensore viola con l'Italia per l'amichevole di Sarajevo con la Bosnia del novembre ‘96. Padalino fa coppia al centro della difesa con Paolo Maldini, ma sono i padroni di casa a imporsi 2-1. Dopo l'addio di Ranieri, Padalino vive con la Fiorentina anche le epoche Malesani e Trapattoni. 

Gli anni che vanno dal ‘97 al ‘00 sono piuttosto positivi per il centrale pugliese, che sfiora lo scudetto nel ‘99. Sarà quello il punto più alto della sua carriera, di lì inizierà la sua parabola discendente con gli annidi Bologna, Inter e Como, conditi anche da qualche infortunio di troppo. 

Nel ‘04, ancora trentunenne, Padalino si ritira dal calcio giocato, al termine di una carriera non certamente lunga ma molto intensa. E intraprende quella di allenatore. 
Che resta ancora tutta da scrivere. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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