Foggia Calcio mai più così sparagnino, l’allenatore Eziolino Capuano mediti sugli errori

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Ci sono gare che quando non puoi vincere, comunque non le devi perdere. E ce ne son altre che devi vincere e basta. La gara col Catania rientra nella seconda categoria, ovvero fra quelle che una volta indirizzate in un certo verso poi devi portare in porto. Costi quel che costi.

Il pari con gli etnei, che tutti avrebbero volentieri sottoscritto alla vigilia, sa di beffa. Oltre che di occasione sprecata. Perché sul 2-0 all’87’ il Foggia non può consentire all’avversario - ormai remissivo dopo l’errore dagli undici metri di D’Andrea -, prima di rientrare in partita con il guizzo di Inglese (complice l’incertezza di De Lucia) e poi addirittura di agguantare il pari all’ultimo assalto. 

Con un atteggiamento fin troppo sparagnino e rinunciatario da metà ripresa, i rossoneri si sono consegnati al Catania, che con quel potenziale che si ritrova alla lunga ha rimesso in piedi una gara che aveva abbondantemente compromesso nel primo tempo. 

Per un’ora il Foggia è stato quello che il suo allenatore aveva sognato alla vigilia: attento e volitivo, aveva occupato ottimamente gli spazi e sul piano nervoso era stato decisamente di una spanna superiore agli etnei. Che soprattutto sulle seconde palle arrivavano sempre secondi, consentendo al Foggia di ripartire ogni volta pericolosamente. Come puntualmente accaduto in occasione del raddoppio. 

Poi però Capuano (involontariamente) ci ha messo del suo nella lettura del match, dando un vantaggio sul piano psicologico al collega Toscano non di poco conto: in un sol colpo ha richiamato Silvestro e Millico, avvicendandoli con Gargiulo e Vezzoni dopo 54’. È stato l’inizio della fine, perché da quel preciso istante il Foggia si è rintanato nella propria metà campo e il Catania ha preso pian piano coraggio. 

Capuano evidentemente a quel punto sperava di amministrare senza particolari rischi il doppio vantaggio, ma ha sottovalutato due aspetti che hanno fatto la differenza: la forza dell’avversario in primis, e lo stato di forma sempre approssimativo della sua squadra. Che alla distanza è scomparsa dalla scena. 

Valutazione inopportuna pagata a caro prezzo quella del tecnico rossonero, che ha poi corretto il tiro nel post-gara giustificando le sue scelte con le precarie condizioni di alcuni dei suoi. Ma la sostanza non cambia, perché dopo aver incanalato la gara a proprio favore si poteva e doveva fare meglio. 

Dove finiscano i demeriti di Carillo e soci e comincino i meriti degli etnei sta forse proprio nelle scelte di Eziolino Capuano, che a mente fredda avrà sicuramente compreso di aver prestato il fianco al ritorno del Catania. 

Che poi il Foggia del nuovo corso cominci ad assumere i connotati del suo allenatore, pur con tutti i limiti del momento, è un altro discorso. Contro i siciliani, almeno per un tempo, il Foggia è stato impeccabile: alle assenze (pesanti) il tecnico rossonero aveva ovviato al meglio, anche se la defezione di Salines si è avvertita - e parecchio - in una difesa che, con il passaggio alla linea a 4, ha accusato qualche passaggio a vuoto soprattutto con Felicioli sull’out di sinistra. 

Ci sarebbe poi da discutere sulla possibile coesistenza di Millico ed Emmausso che è ancora tutta da ricercare e che non si sa fino a che punto sarà possibile trovare in campo. Così come continua a lasciare perplessi Murano, ancora una volta non pervenuto e sempre più oggetto misterioso di una prima linea che in partenza sembrava dovesse essere il valore aggiunto, e che invece per come è stata assemblata presenta più di una incongruenza. 

Note positive in mezzo al campo, dove Tascone e Mazzocco - fino a quando sono rimasti in campo - hanno fatto la differenza, mentre anche Danzi (per un’ora) nel ruolo di play schierato davanti alla difesa non è dispiaciuto. Nel complesso la squadra è parsa in crescita sul piano della tenuta fisica, anche se alla distanza il Catania ha evidenziato una maggiore freschezza che ha fatto valere soprattutto nei duelli individuali, decisivi per riequilibrare il risultato. 

Purtroppo le scelte estive di mercato stanno condizionando le prestazioni e i risultati. E quel tredicesimo posto attuale rispecchia quello che al momento è il valore di un gruppo inizialmente sopravvalutato. Non tanto nella qualità dei suoi effettivi, quanto nelle precarie condizioni di taluni di essi. E che hanno finito con l’avere riverberi negativi sui risultati in campo.

Il pareggio nell’ultimo turno di campionato se sotto certi versi va accolto con soddisfazione, perché comunque consente al Foggia di allungare la sua mini-serie positiva a tre risultati utili consecutivi, dall’altro rappresenta una opportunità sciupata per fare un bel balzo in avanti in classifica.

Battere una delle più autorevoli candidate alla promozione avrebbe infatti restituito maggiore autostima ai rossoneri e segnato forse un solco profondo con il passato più recente. Si sarebbe potuta aprire una nuova fase della stagione del Foggia, quella del definitivo rilancio e invece così la squadra resta nel limbo sospesa a metà fra la possibilità di alzare lo sguardo verso le posizioni medio-alte della classifica e l’esigenza di guardarsi comunque le spalle. Perché proseguendo con questo trend (10 punti in altrettante gare) di strada alla fine non se ne fa molta.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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