Massimo Brambilla gli aveva spalancato le porte della prima squadra in Coppa, quando col Monopoli non aveva esitato a gettarlo nella mischia anche per acclarata penuria di centrocampisti.
Per Orazio Pazienza quel 10 di agosto poteva diventare il trampolino di lancio, tutti infatti erano convinti che con l’avvento in panchina del tecnico brianzolo per l’ultimo cucciolo rossonero non sarebbero mancate le occasioni per ritagliarsi il suo spazio.
Sotto i riflettori dello Zaccheria il play che il prossimo 18 aprile compirà 19 anni sarebbe risultato il migliore in campo, in una serata per il resto tutta da dimenticare per il Foggia.
Accade poi che dal mercato arrivino nella seconda decade di agosto gli attesi Da Riva, Mazzocco e Gargiulo, nomi altisonanti candidati a vestire una maglia da titolare e che Pazienza finisca nel dimenticatoio, lontano dai radar rossoneri.
Continua a gravitare stabilmente nella rosa di prima squadra, figura puntualmente fra i convocati, ma per lui da quel momento in poi ci sarà solo panchina.
“E’ la gavetta che inevitabilmente lo aspetta nel suo percorso di crescita”, si dirà un po’ sulla falsariga di quanto gli era già capitato la stagione precedente, quando Mirko Cudini per primo gli fece provare l’ebbrezza del debutto il 5 agosto del ‘23 schierandolo negli ultimi 5’ a Catanzaro, ancora in Coppa Italia.
Sembrava dunque che anche quella in corso sarebbe stata una annata prevalentemente da laboratorio e di palestra per Pazienza, nella quale il baby foggiano doc che calcisticamente ha mosso i primi passi nelle giovanili del Bari avrebbe dovuto proseguire il suo apprendistato, spesso e volentieri standosene a guardare i compagni in campo.
C'è stato un momento però, prima che Brambilla abdicasse, che a furore di popolo il nome del talento fatto in casa è tornato d’attualità, è successo quando lì in mezzo al campo i conti non tornavano e gli ultimi arrivati faticavano più del previsto a inserirsi. Ma stranamente il tecnico di Vimercate ha sorvolato, nonostante il suo centrocampo a due risultasse il tallone di Achille di una squadra in evidente affanno.
In quel frangente Pazienza avrebbe meritato almeno una chance in più del misero minuto concessogli a Latina, in tanti avrebbero voluto vederlo alla riprova nel momento in cui il Foggia accusava qualche passaggio a vuoto di troppo. E invece niente, probabilmente anche perché nelle scelte di Brambilla avrà pesato il fatto di non voler scaricare troppe responsabilità sulle spalle di un ragazzino, rischiando così di bruciarlo prematuramente.
Sta di fatto però che nemmeno con l’avvento di Eziolino Capuano la musica è cambiata. Anzi. Per Pazienza si è fatta ancora più dura farsi largo, l’ex allenatore del Taranto non si è praticamente mai accorto della sua presenza, al punto che in più di una occasione avrebbe addirittura lamentato pubblicamente di non avere valide alternative in mezzo al campo.
Una mezza bocciatura, insomma, per Orazio il chiaroveggente: qualcun altro al suo posto si sarebbe immalinconito e avrebbe allentato la presa. Non lui, che ha un carattere di ferro che non lo fa arrendere di fronte alla prima avversità. Ha sofferto in silenzio in quei frangenti, perché in fondo sapeva che lì nel mezzo il suo dinamismo e la sua velocità di pensiero sarebbero potute tornare utili in un momento di grande difficoltà. Ma mai una lamentela o un segno di cedimento.
E così quando anche Capuano ha gettato la spugna, si è capito che stava per tornare il suo momento e che chi sarebbe subentrato al suo posto avrebbe posato gli occhi su quel peperino che davanti alla difesa sa sempre cosa fare, e che del ruolo ha ormai una certa padronanza.
È toccato dunque a Lorenzo Catalano (sembrerebbe su imbeccata precisa del club) rispolverarlo dall’oblio e regalargli una maglia da titolare nella sfortunata trasferta di Cava de’ Tirreni, quindi Zauri appena sbarcato in panchina gli ha concesso il bis con la Juventus Next Gen, contro i babies bianconeri di prospettiva più interessanti. E Pazienza non ha sfigurato, mostrando di poterci stare comodamente fra quei piccoli fenomeni.
Centoquarantuno minuti di felicità complessivi, che lo hanno ripagato di tutte le delusioni ingoiate nella prima parte della stagione, ed ora nel 4-3-3 di Zauri potrà andare a nozze. Ma guai a caricarlo di troppe responsabilità...
Nel frattempo il club si è premurato e lo ha blindato: in settimana il regalo del prolungamento di contratto fino al 30 giugno 2027, per la gioia di papà Matteo (ex centrocampista rossonero che nell’86, esordì in prima squadra in Coppa nel Foggia di Zdenek Zeman) e mamma Paola che stravedono per lui e che domenica scorsa dalla tribuna dello Zaccheria se lo divoravano con gli occhi.
Patron Canonico ci ha visto lungo e non ha esitato a fargli sottoscrivere il primo contratto da professionista. E così può decollare la nuova vita di Orazio, che 25 anni dopo vuole ripercorrere le orme dell’omonimo Michelino. Da un Pazienza all’altro, insomma: il tempo sembra essersi fermato.
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