Guarda quanti ex Foggia Calcio sono protagonisti altrove: troppe partenze eccellenti nel quadriennio Canonico

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Si sta profilando un'altra annata di basso profilo. Che, grazie alla terapia d'urto del tandem Leone-Zauri, nel migliore dei casi regalerà un piazzamento play-off. Un contentino. Per ora però il Foggia farà bene a guardarsi le spalle e ad allontanarsi il prima possibile dalle zone paludose della classifica. Inutile farsi troppe illusioni, questa è la dimensione attuale di una squadra che in estate è stata concepita male, e che successivamente è stata raffazzonata nei ruoli chiave. 

Con l'ultima sfornata estiva, salgono ad oltre 140 i calciatori passati sotto la gestione-Canonico: un'enormità per un club che negli anni d'oro era poco propensa alle rivoluzioni, e che assemblava organici che poi venivano puntellati con pochi ritocchi per risultare sempre competitivi. E che, anche quando venivano rivoltati come un guanto, ripartivano sempre su basi concrete. Perché chi era chiamato ad operare e a rifondare, sapeva come bisognava fare. 

Da quando invece al bastone di comando è salito Nicola Canonico si è assistito nell'ultimo quadriennio ad un progressivo ed ingiustificato viavai di calciatori, che ha fatto del Foggia una sorta di centro permanente di smistamento. Tanti, troppi coloro che in rossonero sono stati semplicemente di passaggio. 

Emblematico l’esordio a Foggia del patron di Palo del Colle, con un gruppo forgiato dal nulla da Zdenek Zeman capace di issarsi fino al settimo posto e a superare i primi due turni playoff, che si disgregò appena il tecnico di Praga non se la senti di proseguire per evidenti dissapori con la proprietà. 

Ma la storia si è ripetuta anche a margine della finale playoff con il Lecco di due stagioni fa. E che spinse Delio Rossi ad ammainare bandiera bianca sull’onda emotiva della profonda delusione per la mancata promozione. E Canonico a ridimensionare il suo progetto. 

In entrambe le circostanze sarebbe stato sufficiente rilanciare, per ripartire con un gruppo collaudato in grado con pochi e mirati ritocchi di puntare al salto in B. L'ha pensata invece diversamente l'imprenditore barese, che ha preferito fare di testa sua anziché lasciarsi guidare dalla ragione. E così il Foggia è scivolato nell'anonimato, ed anche nella stagione in corso, che pure in partenza era stata salutata come quella del definitivo rilancio, balbetta. Al punto che quello attuale risulta al momento il peggiore in assoluto della gestione Canonico. Lo dicono i numeri e la cifra di gioco finora espressa da Millico e soci: ben poca cosa rispetto a quanto dovrebbe produrre una formazione che ha ambizioni d'alta classifica. 

Eppure a Foggia dalla stagione ‘21-22 di giocatori di qualità e di prospettiva transitati ce ne sono stati. Qualche nome, tanto per comprendere quanto sia stata dissennata la gestione di queste ultime annate. È sufficiente allargare appena lo sguardo a quanto avvenuto nell'ultimo turno di campionato fra B e C per rendersene conto: ricordate Rizzo Pinna e Martino? 

Sono saliti agli onori della cronaca grazie alle felici intuizioni del ds Pavone che li ha  selezionati e paracadutati alla corte di Zeman. Pietro Martino era un punto fermo dello scacchiere del tecnico ceco, spingeva come un portento a tutta fascia, poi a gennaio però spiccò il volo verso la B e il Cosenza. Dove successivamente lo ha raggiunto Andrea Rizzo Pinna dopo la parentesi a Lucca. Il centrocampista a Foggia giocava ad intermittenza, ma si vedeva che aveva stoffa.Eppure a fine stagione si preferì farlo partire. Entrambi sabato scorso erano titolari nel Cosenza che ha rimontato due gol al Pisa di Pippo Inzaghi.

E che dire di Alexis Ferrante e Alessio Curcio, titolari inamovibili nella Ternana che è seconda solo al Pescara di Davide Merola nel girone B, quest’ultimo senza ombra di dubbio l’attaccante più talentuoso visto da queste parti negli ultimi 4 anni   

Andrea Gallo invece è appena tornato allo Zaccheria sabato scorso con il Crotone di Longo, che gli ha consegnato le chiavi del centrocampo calabrese; il laterale di difesa Alberto Rizzo è al terzo posto con la Feralpisalò, il terzino volante col vizio del gol Filippo Costa è secondo con la maglia del Vicenza, mentre il difensore centrale Sciacca ed il portiere Alastra sono pilastri della sorpresa Potenza di Pietro de Giorgio.

Di questi, però, quello che più di tutti si è affermato fino a calcare i palcoscenici della massima serie è l’islandese Bjarka Bjarkason, la passata stagione grande protagonista della promozione in A del Venezia, e che adesso è appena rientrato coi lagunari dopo un fastidioso intervento chirurgico. A Foggia lo volle l’allora ds Lauriola ed il vichingo fu il grande protagonista della seconda parte di stagione che portò il Foggia a centimetri dalla promozione in A. 

C’è poi però anche il rovescio della medaglia che dice anche altro: c’è, infatti chi, allontanatosi da Foggia ha trovato vita difficile a giocare con continuità: è il caso di Garofalo proprio a Messina, anzichè Petermann con l’Entella prima e il Latina ora, oppure di Di Pasquale (Crotone) e Frigerio (Lecco), che si sono un pò persi per strada. 
Ne avesse oggi di calciatori di questo tipo Luciano Zauri...

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testatina dillo al direttore WEB

 

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