Su quella panchina domenica sera avrebbe dovuto sedersi un foggiano doc, Pasquale Padalino, che nella sua Foggia avrebbe avuto l'ingrato compito di provare a sbarrare il passo alla sua ex squadra, in evidente affanno dopo i due consecutivi ko con Altamura e Monopoli. A Latina invece Padalino ha dovuto abdicare, ora c'è Roberto Boscaglia, il tecnico che si accollò la pesante eredità di sostituire un monumento come Zdenek Zeman, col quale Nicola Canonico era entrato in rotta di collisione.
"Vado via perché qui non ci sono le condizioni per fare calcio", anticipava ormai tre anni fa in maniera profetica il tecnico di Praga. E quelle parole oggi tornano di grande attualità in un contesto che fatica ancora a trovare la sua dimensione.
Boscaglia è stato il primo della lunga sequela di e(o)rrori commessi dal patron barese da quando si è insediato al timone del Foggia. Era il 9 giugno del '22 quando dopo aver chiuso polemicamente il capitolo-Zeman, Canonico virava dritto su un nome in netta antitesi col suo predecessore. Passando da una proposta di calcio propositiva ad un'altra molto meno invasiva per la categoria.
L'1 luglio l'allenatore di Gela sbarcava in città scortato da Emanuele Belviso, che avvicendava Pavone nel ruolo di ds: Canonico a margine della stagione nella quale aveva inciso poco o nulla a livello tecnico decideva per il cambio di rotta e si cautelava con due figure piu disposte al dialogo e al confronto a tutto tondo.
"Sono qui per dare, insieme alla squadra che nascerà, il 101%, affinché il Foggia possa generare una stagione bellissima. In che modo? Sudare e facendo sudare la maglia di questa piazza meravigliosa, Zeman è un mito che rispetto, ma io ho più di 500 presenze tra i professionisti e ho vinto 6 campionati. Non sono venuto a sostituirlo, ma a fare il mio percorso -, così si presentava Boscaglia, chiamato per cancellare con un colpo di spugna chi l'aveva preceduto e per dare ragione alla scelta del suo presidente -. L'obiettivo primario è quello di fare bene, di mettere in piedi un progetto tecnico convincente che possa generare dei risultati. A parlare dovrà essere il campo, dal quale amplificare all'esterno la grande passione della piazza foggiana", aggiungeva il neo-allenatore siciliano, ancora ignaro di cosa l’attendesse.
Il Foggia si consegnava alla guida esperta di un tecnico che per la C pareva una garanzia, peraltro in cerca di rilancio dopo l’esperienza amara di Palermo, conclusasi a fine febbraio del '21 con la squadra in lizza per i playoff ma lontana dalle posizioni di vertice.
Oltre 200 partite da allenatore in B per il nuovo tecnico del Foggia sembravano essere un biglietto da visita beneaugurante, Canonico con orgoglio gongolava certo com’era di aver visto lungo: "Abbiamo scelto un allenatore di provata esperienza - diceva il patron -. Con Boscaglia il Foggia potrà affrontare una nuova stagione importante in serie C". Come sarebbe andata a finire lo ricordano tutti.
Partenza tutta in salita per i rossoneri con tre sconfitte, un pari ed una sola vittoria all’attivo, con Canonico che prima avrebbe provato a difendere il suo allenatore e la sua scelta ("Chi contesta Boscaglia non capisce nulla di calcio"), poi di fronte all'inerzia di una squadra senz’anima lo avrebbe scaricato senza tanti complimenti.
Allo Zaccheria in una notte da incubo di fine settembre il Pescara passeggiava sui resti del Foggia, e decretava la fine della breve parentesi di Boscaglia in Capitanata: dopo 5 giornate si concludeva amaramente l'esperienza del tecnico siciliano, che il giorno prima di sottoscrivere la rescissione consensuale sarebbe stato fatto oggetto di un atto dinamitardo (scoppio di un petardo sotto casa).
Boscaglia avrebbe tolto il disturbo senza polemiche, sulla sua traumatica esperienza di Foggia sarebbe tornato diversi mesi più tardi, e le sue parole non sarebbero state tenere nei riguardi dell'ambiente e di Nicola Canonico in particolare. Con il quale, come confermò successivamente, non era mai scoccata la scintilla.
Il patron avrebbe poi virato con tutta calma e senza lasciarsi prendere dal panico su Fabio Gallo, ma a Taranto il Foggia si sarebbe presentato in autogestione e con il traghettatore Gentile in panchina. Inevitabile la sconfitta, e gli ulteriori malumori di un ambiente che già cominciava a subdorare il modus operandi di una proprietà abituata a ragionare di testa propria e spesso senza costrutto.
Domenica Boscaglia rimetterà piede allo Zaccheria, lì dove ha conosciuto una delle parentesi più inutili ed insignificanti della sua carriera. Oggi allena a Latina, dove è stato chiamato per evitare lo spauracchio play-out. Che improvvisamente torna a farsi minaccioso da queste parti.
Facile immaginare i propositi di rivalsa che animeranno il tecnico pontino, che qualche sassolino da togliersi dalle scarpe lo avrà sicuramente.
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