Che il presidente del Foggia Nicola Canonico sia un decisionista non ci piove: questa è ormai la quarta stagione con l’imprenditore di Palo del Colle al comando del club rossonero, e in questi anni abbiamo più volte assistito a clamorose prese di posizione da parte del patron nei confronti dei suoi tesserati. Che quasi mai, a dire il vero e a dispetto delle dichiarazioni spesso roboanti, sono sfociate in immediate sanzioni draconiane quanto piuttosto, a distanza di tempo, nell’inevitabile separazione consensuale col coprotagonista di turno.
L’ultimo caso in ordine cronologico riguarda il jolly italo-argentino Franco Vezzoni: dopo una prima stagione con più ombre che luci, quest’anno il calciatore classe 2001 si è messo in mostra con una serie di prestazioni convincenti, sdoppiandosi tra l’altro nel ruolo di centrocampista o di esterno basso, trovando il suo primo gol coi Satanelli – oltretutto decisivo – in occasione della vittoria per 1-0 con l’Avellino lo scorso 8 febbraio. Ovviamente le sue quotazioni di mercato sono cresciute e Canonico, fiutando l’affare, gli ha immediatamente proposto il rinnovo del contratto in scadenza il prossimo 30 giugno. Ma le titubanze di Vezzoni hanno creato il caso, esploso proprio alla vigilia del vittorioso match di domenica scorsa col Sorrento.
Nella conferenza stampa post gara il tecnico rossonero Luciano Zauri ha liquidato l’argomento in modo telegrafico: “Mi è stato comunicato all’ultimo momento che è fuori rosa ma mi adeguo alle decisioni della società”. Il direttore sportivo Luca Leone invece si è fatto carico del peso di questa nuova croce: “È colpa mia che evidentemente non sono bravo a convincerlo a restare firmando il contratto e trovando una soluzione mediata”. Il ds aveva lasciato comunque una porticina aperta: “Vezzoni è un ragazzo fantastico ed un giocatore importante che ci offre tante soluzioni ma ci sono delle situazioni da definire a livello contrattuale: per il futuro siamo qui”.
E proprio quando lo strappo pareva ormai ricucito, con tanto di annuncio coram populo da parte del patron, è arrivata l’ennesima giravolta: Vezzoni ha rifiutato le condizioni dell’accordo e resterà fuori rosa. Almeno fino a nuovo ordine, tanto a Foggia le novità sono all’ordine del giorno. D’altro canto non è la prima volta che Canonico si esibisce in prove muscolari. Chiamando spesso e volentieri in causa i giocatori.
La vicenda di Vezzoni ricorda molto da vicino quella di Marco Frigerio, uno degli eroi della sfortunata cavalcata del ‘22/23, messo ai margini della prima squadra dopo un lungo tira e molla durante il successivo calciomercato, reintegrato a novembre e ceduto a gennaio dopo sole 7 presenze stagionali.
Qualcosa di simile è accaduto in avvio di questa stagione a Manuel Marzupio: recuperato dopo il grave infortunio al crociato dello scorso anno, è stato fino a gennaio praticamente un separato in casa dopo aver rifiutato il rinnovo del contratto con ritocco verso il basso ed è stato reintegrato dopo le partenze di Carillo ed Ercolani ma finora ha rivisto il campo solo per una manciata di minuti.
Ritornando indietro nel tempo alla stagione ‘21/22, la prima dell’era Canonico, si ricorderà la plateale degradazione di Alessio Curcio, privato della fascia di capitano in occasione del match con la Paganese nonostante la difesa a spada tratta da parte di Zdenek Zeman (“Togliergli la fascia non è stata una cosa positiva ma la scelta è della società, io sono un dipendente”, puntualizzò nella circostanza il boemo). Sappiamo come andò a finire: in estate Curcio fu ceduto al Catanzaro mentre Zeman, causa la palese mancanza di feeling col patron, tolse il disturbo a fine campionato così come il ds Peppino Pavone, defenestrato e reintegrato nel giro di 24 ore da Canonico dopo la sconfitta casalinga col Latina in gennaio. Un altro episodio che entra di diritto nel novero dei repentini dietrofront del presidente.
In tempi più recenti si ricorda un’altra intemerata. Campionato ‘22/23, alla settima giornata il Foggia perde 2-0 a Pagani con la Gelbison nel giorno del debutto in panchina di Fabio Gallo e, complice il pessimo avvio di stagione con Roberto Boscaglia, si ritrova al penultimo posto: “Se va avanti così qualcuno finirà fuori rosa”, dichiarò il presidente lamentandosi dello scarso impegno di qualche giocatore. Anche in questo caso il finale è arcinoto: delle ventilate epurazioni nessuna traccia, intanto Gallo tira fuori il Foggia dalle secche ma in febbraio si dimette dopo la sonante vittoria per 3-0 sulla Juve Stabia in aperto dissenso col patron. I rossoneri, dopo il disastroso interregno di Mario Somma, con Delio Rossi in panchina arriveranno sino alla finale play off per essere beffati dal Lecco.
Insomma, il più delle volte le minacce si sono trasformate in boutade chiudendosi, se non proprio a tarallucci e vino, con una furba retromarcia. La linea dura tante volte paventata si è rivelata spesso nient’altro che il viatico verso altri obiettivi, come cessioni più vantaggiose oppure il taglio degli ingaggi più alti: in altre parole, meglio essere scaltro che essere un duro.
E la hit sanremese in fondo ci sta meglio all’Eurovision Song Contest che in casa rossonera.
(Siro Palladino - l’Attacco)
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