A.A.A. Imprenditori cercansi, no perditempo: Building Company a parte prende quota ipotesi public company locale

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A.A.A. imprenditori cercansi. No perditempo... Da dove possano provenire è irrilevante. Anche se il tormentone  è sempre lo stesso: possibile che Foggia non sia in grado di offrire una alternativa a Nicola Canonico nella gestione dell’azienda calcio a livello locale? La domanda torna d’attualità nei giorni che seguono lo scampato pericolo dalla scomparsa dalla mappa calcistica nazionale, e si fa pressante dopo che è notizia delle ultime ore di una manifestazione d’interesse giunta sul tavolo dell’amministratore giudiziario da parte di una società che opera in Brianza.

E che dopo aver confermato che il referente sul piano tecnico nel caso in cui la trattativa vada a buon fine sarebbe Luca Nember (già ds durante la parentesi dei fratelli Sannella al vertice del club) si è spinta oltre anticipando anche che la presidenza sarebbe affidata a Davide Pone, con Fabio De Lillo candidato invece alla vice-presidenza.

Devono evidentemente avere le idee molto chiare alla Building Company (che ha come socio unico di riferimento Giusy Anna Scarcella) se già hanno individuato le figure cardini del possibile nuovo organigramma societario e non temono pericolose fughe in avanti che potrebbero rilevarsi deleterie. Tutt’altra strategia rispetto a quella messa in campo negli ultimi due anni dal gruppo locale che non è mai venuto apertamente allo scoperto. A prescindere dalle paturnie di Nicola Canonico, che non ha mai visto di buon occhio l’interesse dell’imprenditoria locale.  

Non è un caso che finora tutti i tentativi esperiti per tentare la scalata al club rossonero nell’ultimo quadriennio siano caduti puntualmente nel nulla. Un po’ per le pretese considerate esagerate da  chi si è interfacciato con l’imprenditore di Palo del Colle. E un po’ perché chi si è avvicinato ha valutato la matassa troppo ingarbugliata per poterla districare con successo. 

Non che ora la situazione con l’ingresso in seno al club del professor Chionna e del suo coadiutore Veneziani sia migliorata di molto, perché il Foggia Calcio era e rimane un ginepraio ancora tutto da esplorare. Ma se non altro adesso c’è la supervisione di un Tribunale che è lì a vigilare sull’attività a tutto tondo di un sodalizio che è finito sotto la lente di ingrandimento dell’autorità giudiziaria. E che farà della trasparenza la sua bandiera per tutta la durata del suo mandato.

Che fine hanno fatto Salandra, La Torre & co. che a più riprese si sono dichiarati pronti a scendere in campo per subentrare all’attuale proprietà? 

Del re delle energie rinnovabili Antonio Salandra si sono perse le tracce: dopo due tentativi andati a vuoto, pare abbia deciso di defilarsi definitivamente, anche se il calcio è una materia che continua ad intrigarlo, al punto che starebbe per rilevare il Lucera con l’obiettivo di rilanciare il club svevo e di riportarlo agli antichi fasti partendo dai dilettanti. Degli altri, invece, se di ritirata vera e propria non può parlarsi, comunque si è registrato un raffreddamento. Fisiologico, e dettato dagli ultimi eventi che hanno investito il Foggia. 

In realtà una strada percorribile per l’imprenditoria locale per tornare in gioco ci sarebbe pure, ma perchè prenda corpo necessiterebbe che tutte le parti in causa oltre che ad accelerare dovrebbero attivarsi per trovare una quadra che probabilmente è più semplice di quella che può apparire. 

Oggettivamente, e a lume di naso, sperare che entro giugno ci sia un possibile investitore capace di mettere nero su bianco e di scrivere la parola fine su una trattativa che si presenta piuttosto articolata è quanto meno azzardato. Anche se alla Building Company sembrerebbero convinti di avere le carte in regola per essere della partita fino in fondo e di avere le credenziali necessarie per rilevare in tempi anche piuttosto celeri il 100% delle quote. Più facile ipotizzare, invece, che alla fine sia ancora Canonico a restare al bastone di comando.

Già, ma in che forma considerando che l’ormai ex presidente gradirebbe sfilarsi e dedicarsi alla famiglia e alle sue attività imprenditoriali? Avvalendosi magari di corpose sponsorizzazioni che dovrebbero arrivare da quei soggetti che in prospettiva potrebbero essere interessati a rilevare le quote sociali. Si tratterebbe in tal caso non di esborsi “vuoto a perdere”, ma propedeutici ad un successivo ingresso nella governance: è nota infatti la riluttanza da parte di diversi possibili partner ad intervenire economicamente senza alcun tipo di ritorno, ecco allora che l’idea di una public company potrebbe tornare utile in un frangente in cui il frazionamento del rischio potrebbe mettere tutti d’accordo. 

Soprattutto se arrivasse contestualmente anche il placet dell’amministrazione comunale, che figurerebbe da garante e da facilitatore di una operazione che al momento pare l’unica realizzabile. In una fase interlocutoria come questa nella quale sarà necessario contarsi per avere contezza della fattibilità dell’operazione, calzerebbe a pennello un patto para sociale che potrebbe garantire tutte le parti. Solo una ipotesi peregrina? Chissà, ma un tentativo in questa direzione e a fari spenti pare che sarà fatto. 

Difficile anticipare l’effetto che potrà sortire. Questo, in ogni caso, è un momento in cui chi può non deve tirarsi indietro. Soprattutto per non darla vinta a quanti sostengono che Foggia sul piano imprenditoriale resta sorda all’SOS della sua squadra di calcio.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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