Foggia in queste ore è divorata dall’attesa. Di conoscere i nomi dei rinforzi che dovranno condurre la squadra nel porto della salvezza da una parte. E dall’altra di tirare un sospiro di sollievo per l’ok definitivo da parte del Tribunale che inaugurerà il nuovo corso. L’ansia si taglia a fette, ed è più che giustificata. Soprattutto dopo che dal campo i segnali che arrivano sono tutt’altro che incoraggianti.
Serve una sterzata. La sconfitta di Latina, ma soprattutto la prestazione esibita al cospetto di una formazione che mira alla salvezza, ha inchiodato di fronte alle proprie responsabilità il Foggia. Sta accadendo troppo di frequente nella gestione Barilari di vedere all’opera in trasferta una squadra che è sin troppo timorosa e che si abbassa nella propria metà campo, senza mai dare l’impressione di cambiare in corsa lo spartito del match. Questione di atteggiamento e di mancanza di un briciolo di spregiudicatezza che viceversa servirebbe per raccogliere punti anche lontano dallo Zaccheria.
Enrico Barilari finora ha provato a dare la scossa, e la squadra sul piano della tenuta psico-mentale ha dato anche segnali di ripresa. Nel complesso però non c’è stato quel cambio di passo che ci si auspicava: primo perché il gruppo è eterogeneo e di qualità complessivamente medio-bassa. E poi perché l’allenatore sul piano squisitamente tattico pur passando al 4-3-3 non ha inciso più di tanto. Aver optato per il cambio di modulo a Latina è stato un segnale di debolezza che l’avversario ha colto fra le righe di una partita che tranne la primissima parte ha avuto un unico copione.
Schierarsi a due in mezzo al campo con Petermann e Garofalo è stato un suicidio tattico, a maggior ragione se si considera la limitata autonomia del 31enne play romano, appena rientrato dopo un lungo infortunio, l’assenza per squalifica di Castorri è stata deleteria oltre ogni più plausibile immaginazione perché ha indotto il tecnico spezzino a rivedere l’assetto complessivo e a dirottare le sue scelte su forse l’unica opzione che andava tralasciata. Ne è derivato che il Foggia in campo ha perso le distanze e non è praticamente riuscito mai ad impensierire una formazione come il Latina che il suo allenatore con coraggio (ma anche con gli opportuni ritocchi) sta rilanciando in classifica.
Gli ultimi grossolani errori di valutazione non dovranno essere più ripetuti, a cominciare dall’attesissima sfida di domenica sera con l’Audace Cerignola, che a questo punto diventa un test probante per verificare la tenuta di una squadra che sinora si è mostrata sin troppo incostante. Barilari, in questo senso, è atteso al varco, perché d’ora in avanti non potrà più permettersi il lusso di concedere alcun tipo di vantaggio all’avversario. In vista del derby di Capitanata oltre a Castorri, fulcro del centrocampo che rientra dopo aver scontato il turno di squalifica, il tecnico spezzino spera di ricevere nelle prossime ore anche buone notizie dal mercato, per avere in vista di domenica qualche opzione in più a disposizione.
Qualcosa in entrata starebbe per muoversi con Borello (in uscita dal Giugliano) accostato sempre più al Foggia, mentre l’ultima voce in arrivo da Terni parla di un interessamento concreto per il centrocampista Federico Romeo, classe ‘02, ex Juve Stabia, 17 presenze ed un assist in stagione con gli umbri. Tutto tace, invece, per quanto riguarda il nome della prima punta che dovrebbe andare ad implementare un reparto che continua a latitare soprattutto negli ultimi 16 metri.
Di questo passo è sempre più probabile che il Foggia metterà le mani sul suo nuovo centravanti solo in dirittura di arrivo, e quindi non prima del 2 febbraio, giorno in cui calerà il sipario sulla finestra del mercato di riparazione. Mossa calcolata, primo perchè nelle battute finali si conta di poter chiudere un affare che elevi il tasso tecnico della squadra. E poi perché per quella data è probabile che il closing per il passaggio delle quote alla traide Gennaro Casillo-Giuseppe De Vitto-Antonio De Vitto venga perfezionato, e dunque la nuova compagine societaria potrà avere maggiore autonomia anche rispetto alle restrizioni sul piano squisitamente operative imposte in questa fase dall’amministrazione giudiziaria.
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