Il rigore negato contro il Pompei – il 18 gennaio scorso - e il gol annullato all’ultimo respiro contro l’Afragolese in quest’ultima domenica hanno trasformato il Miramare in un teatro dove la tragedia sfiora la commedia, e viceversa. Due episodi che hanno fatto evaporare quattro punti, e una città che quasi si chiede se la Serie D sia davvero un campionato o, piuttosto, un esperimento sociologico.
Al 98° minuto della gara con l’Afragolese – sul punteggio di 1-1 – il primo assistente (solitamente è il più preparato dei due) Albulen Muca di Alessandria ha alzato la sua bandierina per una posizione di fuorigioco del calciatore sipontino Spinelli apparsa da subito molto dubbia.
L’episodio è stato ben documentato dalle riprese video che si sono diffuse a macchia d’olio sui social documentando la posizione largamente regolare dell’attaccante, tanto da arrivare – ancora una volta – all’attenzione dell’ex arbitro Gianpaolo Calvarese. L’ex fischietto di alto livello ha usato la sua piattaforma Facebook per analizzare le sviste - come da prassi per lui in casi eclatanti - approfondendo anche l’episodio di Manfredonia-Afragola.
“È evidentemente un errore, e può succedere, soprattutto a ragazzi che arbitrano in Serie D e che sono in un percorso di formazione”. E individua due possibili cause della svista.
La prima riguarda il fatto che c’è un calciatore del Manfredonia “in posizione di fuorigioco centrale, una posizione geografica, ma non punibile, perché non ha alcun impatto sull’azione. L’assistente può essersi fatto attrarre da quella presenza”. Insomma: era lì, ma come un turista in spiaggia. Non disturbava nessuno.
Inoltre, “il calciatore che segna si incrocia con il difensore. In queste situazioni basta una frazione di secondo per vedere avanti l’attaccante anche se la posizione è regolare”. Che, tradotto in linguaggio più popolare, può significare che l’assistente ha girato la testa tardivamente e ha visto una scena diversa da quella reale.
Un’analisi lucida, che non giustifica l’errore ma lo contestualizza. E che, inevitabilmente, alimenta la rabbia di una piazza che si sente di nuovo penalizzata.
Durissimo lo sfogo del presidente Gianni Rotice, che non usa giri di parole quando afferma che “ci sono stati tolti altri due punti dopo quelli contro il Pompei”. Il patron parla di un clima pesante, perché il ripetersi di questi episodi a così stretto giro “crea ingiustamente tensione all’interno dello spogliatoio e di un ambiente che lavora tutti i giorni con parametri da professionismo”.
Rotice ricorda l’episodio precedente con il Pompei, quando “non ci è stato dato un rigore che ha fatto il giro di tutta l’Italia, e oggi ci è stato annullato un gol così evidente. Noi a questo gioco non ci stiamo – attacca -. Si sta offendendo una squadra, si sta offendendo una città”.
Poi l’affondo: “La Serie D, in particolare il Girone H, è un campionato da professionisti. Chiedo che si faccia uno sforzo per alzare il livello di preparazione e professionalità di tutti gli addetti ai lavori”, con chiaro riferimento ad alcuni rappresentanti della classe arbitrale che appaiono ancora troppo acerbi.
Il presidente biancoceleste parla di “sacrifici economici della società” che diventano vani e aggiunge un messaggio conclusivo che rivolge alla squadra: “Ai ragazzi non si può recriminare nulla. Io ho sempre grande fiducia in loro. Non perderemo la nostra forza e il nostro entusiasmo. Vogliamo rispettare tutti, ma chiediamo a tutti il rispetto che ci è dovuto”.
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