Sarà difficile raddrizzare una stagione nata sotto una cattiva stella. E che adesso rischia di finire anche peggio. Ma come diceva Yogi Berra “Non è finita finché non è finita”. E dunque il Foggia fino in fondo farà bene a restare aggrappato alla speranza di potercela fare. Anche se solo per il rotto della cuffia.
Il debutto di Vincenzo Cangelosi su quella panchina che sente sua più di ogni altra e che finalmente ha raggiunto, è stato amaro: il Foggia in campo è durato si e no un tempo, poi si è volatilizzato al cospetto di un Picerno che ha mostrato di essere tutta un’altra squadra rispetto a quella di un paio di mesi fa che pareva inchiodata alla inevitabile retrocessione.
Il mercato di riparazione lo ha trasformato e rivoltato come un guanto, il resto lo ha fatto poi Bertotto che, dopo il repulisti, ha saputo trasferire un’anima ai suoi. Con queste premesse l’impresa per il Foggia era ardua: oggettivamente Cangelosi in poche ore dal suo arrivo non ha potuto incidere più di tanto, la quarta sconfitta di fila (quinta nelle ultime 6) rispecchia il momento del trapasso gestionale generato dal cambio al vertice del club: è una fase di transizione e di profondi e radicali cambiamenti che inevitabilmente trasferisce la sensazione di un generale guazzabuglio dal quale non sarà semplice districarsi.
Succede sempre così quando si cambia rotta. Immaginarsi se succede in corsa. Adesso però in tempi brevi bisogna ritrovare il bandolo della matassa. Perché la stagione non è ancora compromessa e c’è ancora spazio e tempo per rimediare. Il Foggia che sprofonda sempre più in classifica e che fatica a ritrovarsi, da un lato risente del mercato invasivo di gennaio che gli ha mutato profondamente i connotati.
E dall’altro probabilmente anche del ritardo col quale la nuova proprietà ha deciso di incidere sulla conduzione tecnica. Barilari probabilmente andava sostituito prima, fin dal ko di Potenza col Sorrento, dove la squadra aveva manifestato i primi evidenti segnali di cedimento sul piano nervoso e temperamentale. Una impressione che è stata poi suffragata dalle successive prestazioni che hanno accentuato la crisi.
Ma ora rivangare il recente passato e cercare alibi su quello che è stato fatto da chi fino a ieri aveva il bastone di comando non serve, guardare indietro non può che alimentare i rimpianti. E invece serve una reazione. E ora più che mai serve soprattutto una vittoria che restituisca qualche certezza in più. Al resto dovrà pensare d’ora in avanti Cangelosi, che sa bene che da subentrato in corsa ha tutto da perdere. Ma che può far leva sui precedenti fortunati di Caserta e Perugia per frenare l’emorragia e restituire un briciolo di fiducia in più ad un gruppo che continua a manifestare limiti evidenti caratteriali.
Innanzitutto occorre recuperare tutti gli effettivi il prima possibile: Buttaro, D’Amico e Liguori sono assenze che pesano negli equilibri complessivi, anche perché di tratta di elementi che, se al meglio, possono dare un contribuito sostanziale e sostanzioso per risalire la china. Contestualmente Cangelosi pare intenzionato a rivisitare l’assetto tattico complessivo di squadra, il 4-3-3 in una fase così delicata della stagione forse sarà il caso di mandarlo definitivamente in naftalina a beneficio del 3-5-2 o 5-3-2 che dir si voglia che sembra calzare meglio ad un gruppo che soprattutto in fase difensiva paga puntualmente dazio.
Ma anche in mezzo al campo vanno studiate altre soluzioni che assicurino maggiore protezione alla difesa. Fin da sabato prossimo, nella seconda sfida casalinga consecutiva con l’Atalanta U23, bisognerà trovare valide contromisure che risultino più funzionali ad un assetto che necessita di urgenti correttivi.
Nel frattempo fin da oggi il Foggia trasloca definitivamente da Trinitapoli, e torna finalmente ad allenarsi in città: decisione saggia, che anticipa l’ormai imminente possibilità di utilizzare il campo di Croci Nord da un lato. E dall’altro di ritrovare il feeling perduto con l’ambiente. La solitudine di tutti questi mesi è stata un’altra delle componenti negative e deleterie che hanno pesantemente nuociuto sul rendimento della squadra, sempre troppo lontana dagli umori della piazza.
Logisticamente Trinitapoli è stata un disastro, ed ha creato solo criticità: riprova ne sia l’incidente stradale di cui è stato vittima nei giorni scorsi D’Amico. Che ha a privato il Foggia in due gare consecutive di uno dei suoi elementi tecnicamente più validi. Ecco, il nuovo corso societario, prima ancora che tecnico, dovrà essere vigile ed attento su aspetti che appaiono di contorno. E che invece possono orientare in negativo una stagione.
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