La Corte Federale d’Appello a Sezioni Unite ieri ha messo un punto fermo sulla vicenda giudiziaria che coinvolge il Trapani Calcio: respinto il ricorso del club granata e confermata la penalizzazione di 7 punti in classifica che portano il passivo totale a 15 punti per la stagione in corso.
La sentenza ha ribadito la linea dura della FIGC sul fronte delle scadenze amministrative. Per il Trapani, le motivazioni confermano che le difficoltà tecniche o gestionali non possono derogare agli obblighi normativi, specialmente in presenza di precedenti violazioni che rendono la sanzione non più “trattabile” verso il basso.
Il fulcro del procedimento riguarda il mancato rispetto delle scadenze federali del 16 ottobre scorso. Nello specifico, le contestazioni si riferiscono al mancato versamento di ritenute Irpef e contributi Inps relativi agli emolumenti dei tesserati.
La giustizia sportiva, in casi come questo, applica il principio di “tolleranza zero” per garantire l’equità della competizione e la regolarità finanziaria dei club.
Il ricorso del Trapani sarebbe stato respinto perché, secondo quanto emerge dalle motivazioni, la Corte ha ritenuto che la condotta della società sicula non presentasse esimenti o circostanze attenuanti tali da giustificare una riduzione della sanzione inflitta in primo grado dal Tribunale Federale Nazionale.
Il club è stato chiamato a rispondere non solo per l’omissione materiale dei pagamenti, ma anche per la condotta dei suoi vertici apicali. E uno degli elementi che ha pesato sulla conferma del -7 è la contestazione della recidiva. Essendo la società già incorsa in violazioni di natura analoga nel recente passato, la sanzione è stata parametrata verso l’alto, come previsto dal Codice di Giustizia Sportiva, il verdetto non colpisce solo la classifica, ma anche l’organigramma societario.
La Corte Federale d’Appello ha confermato le inibizioni per i principali protagonisti: per il presidente Valerio Antonini 4 mesi di inibizione; per Vito Giacalone 4 mesi di inibizione, per Andrea Oddo 16 mesi di inibizione, per Salvatore Castiglione 12 mesi di inibizione. Le sanzioni riflettono la gravità attribuita dalla Corte alla gestione amministrativa della società nel periodo preso in esame.
Un dettaglio tecnico rilevante è il rigetto del reclamo presentato dalla Procura Federale. La Procura, infatti, riteneva le sanzioni di primo grado incongrue per difetto (ovvero troppo lievi), e chiedeva un inasprimento delle pene. La Corte ha però deciso di mantenere l’equilibrio stabilito dal TFN, giudicando la penalizzazione di 7 punti e le inibizioni comminate come eque e proporzionate alla gravità dei fatti.
Con questa sentenza, la situazione di classifica del Trapani si fa estremamente complessa. La conferma dei 15 punti totali di penalizzazione spinge il club nelle zone calde della graduatoria, rendendo la salvezza (o il posizionamento nei play-out) una sfida sportiva di altissimo livello. Cosa succede ora?
La società ha la possibilità di ricorrere all’ultimo grado della giustizia sportiva italiana: il Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI. Tuttavia, in quella sede non si entrerà più nel merito dei fatti, ma si valuterà esclusivamente la legittimità formale e procedurale del giudizio della CFA. Ed ora la data del 9 marzo diventa fondamentale al fine della sopravvivenza del club.
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