Dubbio amletico: 4-3-3 oppure 3-5-2? È il tormentone che accompagnerà la vigilia della trasferta di Benevento, e che terrà fino alla fine sulle spine Michele Pazienza. Che sta per tornare nei panni di ex col dente avvelenato al Vigorito, e che intimamente spera che il suo Foggia si rialzi proprio nella gara più complicata che pare chiusa nel pronostico e che alimenta poche speranze.
L’allenamento congiunto di giovedì pomeriggio dello Zaccheria con l’Heraclea, se da un lato ha regalato qualche timido sorriso perché, seppure non in una gara ufficiale, comunque l’emorragia di ko di fila si è interrotta, dall’altro non ha fugato i dubbi sulle scelte del tecnico sanseverese.
Che per 45’ si è schierato col tridente avanzato dando così l’idea di voler preparare una gara a viso aperto, e che nella seconda frazione di gioco si è invece abbottonato affidandosi ad un sistema più vicino alla sua filosofia di gioco. Il test, in realtà, è servito anche per fare la conta dei disponibili, e per verificare le condizioni di coloro che sono appena rientrati in gruppo e che da inizio settimana stanno spingendo sull’acceleratore per figurare fra i convocati.
E le indicazioni, almeno sotto questo punto ti vista, sono state positive perché sia Buttaro che Cangiano possono ormai considerarsi completamente ristabiliti ed ormai pronti al rientro. Torneranno dunque utili fin da domani in una gara in cui servirà l’apporto di tutti. L’emergenza va rientrando, e per Benevento recuperano pedine fondamentali: se dall’inizio o solo a gara in corso resta un busillis di difficile risoluzione. Anche perché bisognerà capire con che tipo di atteggiamento il Foggia approccerà alla gara con la prima della classe. Ed è proprio da questa scelta di fondo che dipenderà il modulo che alla fine sarà prescelto.
Con la batteria degli attaccanti nuovamente tutti abili ed arruolati, Pazienza opterà per una gara da provare (almeno nelle intenzioni) a vincere, oppure propenderà per uno schieramento più attendista votato a sfruttare gli spazi che presumibilmente il Benevento capolista gli concederà nell’arco del match? Il rebus il tecnico rossonero molto probabilmente se lo porterà dietro fino all’ultimo istante, facile prevedere che voglia meditare a fondo prima di decidere, anche perché sa bene che le condizioni attuali di classifica non consentono più margine di errore, e d’ora in avanti converrà fare affidamento solo su quegli uomini che offrono le maggiori garanzie.
Sotto il profilo fisico e temperamentale, perché è ormai diventato un luogo comune che il Foggia alla distanza cali vistosamente d agevoli il compito dell’avversario. È accaduto a Crotone, la storia si è ripetuta col Casarano, ad Altamura e domenica scorsa col Potenza. Sempre orfano di Petermann, Brosco e Oliva, dovesse osare ed affidarsi al 4-3-3, Pazienza davanti a Perucchini nella linea a 4 di difesa potrebbe scegliere Buttaro, Biasiol, Staver e Giron; in mezzo al campo Menegazzo potrebbe essere preferito a Garofalo come play, mentre Castorri e Romeo sembrano destinati a fungere da intermedi; in avanti non è da escludere a priori la rinuncia a Tommasini per schierare contemporaneamente Liguori, Cangiano e D’Amico, nel tentativo di non dare particolari riferimenti negli ultimi trenta metri ai difensori avversari.
In caso di 3-5-2, invece, la cerniera difensiva a tre potrebbe essere composta da Buttaro, Biasiol e Giron (o Staver); come quinti agirebbero Valietti e Giron (o in alternativa Dimarco), con Menegazzo play e Castorri e Romeo ai lati; mentre Liguori e D’Amico andrebbero a formare la coppia d’attacco. Gira e rigira il dilemma resta: 4-3-3 o 3-5-2? È attorno a questo amletico dubbio che si arrovellerà la lunga vigilia di Pazienza, ancora a secco di punti da quando siede sulla panchina del Foggia: dopo la settimana di generale riallineamento del gruppo e di serrati confronti tesi a ritrovare la giusta armonia, i rossoneri sono pronti a riprovarci. Sarà finalmente la volta buona?
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