Foggia Calcio, timidi segnali di ripresa ma non basta: metà serie nera è figlia della gestione di Pazienza

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Timidi segnali di ripresa. Insufficienti, ad ogni modo, a determinare il cambio di rotta. Il Foggia a Benevento è incappato nella ventesima sconfitta stagionale (decima consecutiva), e sprofonda sempre più giù sul fondo della classifica. A questo punto la salvezza diventa sempre più un miraggio, ed anche le possibilità di agguantare perlomeno lo spareggio playout si affievoliscono. Anche perché le dirette concorrenti, a cominciare dal Giugliano, sono in netta ripresa, e sembrano aver impresso un ritmo insostenibile per il Foggia attuale. 

Contro la prima della classe, Garofalo e compagni non hanno sfigurato, anzi: il Benevento, che ormai intravede prossimo il traguardo della B, ha dovuto soffrire più del previsto per fare suo un successo di misura che vale oro colato. E senza l’acuto di Tumminello nel primo tempo, chissà se sarebbero riusciti mai a spezzare l’inerzia del match. 

Ma proprio perché i sanniti non erano nella loro giornata migliore e nella ripresa hanno dato netta la sensazione di accontentarsi, i rossoneri avrebbero dovuto approfittarne per interrompere l’emorragia. E invece, a parte una sterile supremazia nell’ultima mezz’ora del match, il Foggia non ha mai dato l’impressione di poter rientrare in partita. Anche perché quasi mai ha sfondato con convinzione dalle parti di Vannucchi. E se poi l’unica vera palla-gol, su gentile concessione dell’avversario, Bevilacqua l’ha dilapida in quel modo, allora ogni recriminazione lascia il tempo che trova. 

Per Michele Pazienza, insomma, l’ennesima domenica amara: da quando siede su quella panchina solo sconfitte per il 43enne tecnico sanseverese, che non riesce proprio a dettare la svolta: 3-1 al debutto a Crotone, 1-2 interno col Casarano, quindi tre 1-0 di fila rispettivamente contro Altamura, Potenza e Benevento. 

Gli ultimi ko di misura in qualche modo parlano di una squadra condannata più dagli episodi che non da condotte di gara insufficienti, nel complesso il Foggia pur senza brillare è rimasto sempre in partita e senza qualche svista difensiva di troppo, almeno un punto avrebbe anche meritato di portarlo a casa. 

Ma il suo limite atavico resta la produzione offensiva: palle-gol costruite nelle tre circostanze molto vicine allo zero, e allora di questo passo tutti gli sforzi rischiano di essere vanificati. E le chance di salvezza si affievoliscono. Inevitabilmente.

Se il trend di Pazienza inizia a sollevare qualche lecita perplessità, quello della squadra è ormai da incubo: mai in 106 anni di storia il Foggia in C era caduto così in basso, per ritrovarlo ultimo in classifica e distaccato bisogna risalire addirittura a 70 anni fa ed ai principi degli anni ‘50, quando peraltro fu una pesante penalizzazione a scaraventare i rossoneri sul fondo della graduatoria generale. 

Le 10 sconfitte consecutive, poi, rappresentano un vero e proprio record negativo: un unicum nel suo genere che non ha precedenti, al punto che all’orizzonte adesso comincia ad essere prossimo il primato assoluto della Ternana stabilito nella Serie C Girone C del 1949-50 che è di 12 sconfitte (dalla 25^ alla 36^ giornata). Subito dietro c'è  il Melfi con 11 sconfitte cumulate dalla 17^ alla 27^ nel torneo di Lega Pro 2016-17. 

Pazienza, a cui il club ha rinnovato la fiducia proprio in queste ore, oggettivamente le sta provando tutte per svoltare: dai moduli per finire agli interpreti sta spaziando dal 4-3-3 al 3-5-2, per finire al 3-4-3 mandato in onda domenica a Benevento. Ma invertendo l’ordine dei fattori il prodotto purtroppo non cambia. Perché di fondo c’è l’inconsistenza di una rosa assemblata malissimo la scorsa estate, e che a gennaio non è stata poi adeguatamente puntellata come il caso richiedeva. Ed alla quale gli avvicendamenti tecnici non sono riusciti finora a dare sostanza.
(Foto: Calcio Foggia 1920)

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