“L’italiano” canterebbe Toto Cutugno. Il tecnico romano originario delle Isole Tremiti Alessio Lisci, fa parte di quella schiera di giovani allenatori nostrani, alla stregua di Domenico Tedesco e Francesco Farioli, che hanno fatto fortuna all’estero. l’Attacco lo ha intervistato.
Dall’Italia alla Spagna...
Dopo aver giocato in D a Guidonia, ho girato un pò i campi di Promozione, e nel frattempo ho lavorato alla Lazio come coordinatore motorio di Pulcini ed Esordienti. Conclusa l’università, ho vinto una borsa di studio per uno stage a Valencia. Arrivato in Spagna, ho smesso definitivamente con il calcio giocato.
E si sono aperte le porte del Levante...
Sono state stagioni importanti per imparare, crescere e migliorare. In Liga, presi la squadra in una situazione di classifica disastrosa, con il record di partite senza vittorie, e sfiorammo la salvezza. Gestire uno spogliatoio con quei risultati è stato complicatissimo. Mi ha formato molto quell’esperienza.
Poi il Mirandés, e le stagioni diametralmente opposte fra loro...
Erano due squadre completamente diverse. Il primo anno avevamo cominciato benissimo. A febbraio eravamo vicini ai play-off, poi il mercato di gennaio ci ha privato dei migliori, come gli infortuni. Da lì in poi è stata dura, ma siamo riusciti a salvarci. L’anno scorso, invece, è stata una straordinaria cavalcata. È andato tutto bene, e siamo andati ad un passo dal fare il miracolo.
Meno di un mese fa, l’impresa contro il Real Madrid.
Sono vittorie che danno morale e fanno acquisire fiducia nei propri mezzi, però alla fine sono comunque tre punti, quindi bisogna sempre relativizzare tutto.
Alla luce della situazione in classifica, qual è oggi il vostro obiettivo di squadra?
È sempre stato la salvezza, dobbiamo cercare di centrarla il prima possibile. Poi, vedremo fin dove riusciremo a spingerci. Abbiamo una buona classifica, ma il campionato è difficilissimo, e basta nulla a mettersi in una dinamica complicata. Dobbiamo restare con i piedi per terra e continuare a lavorare sodo.
Italia e Spagna agli antipodi calcisticamente parlando. Perché?
Credo che si lavori bene tanto in Italia quanto in Spagna, seppur in modo differente. Però, poi, a fare la differenza sono le seconde squadre, il reale trampolino di lancio. Ne è un esempio lampante la Juventus. La Spagna, da questo punto di vista, è più pronta perché ha già una base solida. Per quanto il livello della Primavera in Italia sia molto alto, il divario con la Serie A è enorme. Se, invece, ai giovani venisse data la possibilità di giocare in Serie B o C, il gap diminuirebbe.
Qui il calcio lo si vive in maniera quasi ossessiva. L’esperienza in Spagna le ha dato la stessa sensazione?
Dipende molto dalla piazza. Ce ne sono alcune che vivono il calcio in maniera molto simile a quelle italiane. Altre, invece, sono meno esagitate. Però, alla fine, la passione è la stessa.
C’è un allenatore a cui si ispira?
Non potrei fare un solo nome. Negli anni ho preso spunto da moltissimi tecnici, soprattutto da quelli che hanno un pò innovato il modo di fare calcio. Bisogna sempre stare al passo con i tempi e la miglior formula è osservare il lavoro dei colleghi.
Qual è il suo approccio tattico?
Credo che bisogna sempre adattarsi. Alla fine, sono i giocatori a scendere in campo e bisogna metterli nelle condizioni di rendere al massimo. Mi piace un calcio aggressivo, fatto di pressione, ma non sempre è possibile metterlo in pratica. Con il Levante, il Mirandés in entrambe le stagioni, e ora a Pamplona, ho sempre adattato il mio gioco alla rosa.
Versatile anche con il modulo di gioco?
Sì. Con il Levante cominciammo a quattro in difesa, per poi passare a tre. Lo stesso avvenne con il Mirandés. Quest’anno, invece, siamo partiti a 3 e poi siamo passati a quattro. Il modulo è indifferente, ciò che conta sono i principi.
Che rapporto ha con la sua terra d’origine?
Sono tanto legato alle Isole Tremiti, ci torno tutte le estati. Quando posso, lo faccio anche solo se per qualche giorno. Ho un bel ricordo anche di Foggia. Dove, per un anno e mezzo, ho giocato nella Berretti. La Puglia è molto importante nella mia vita.
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