La decima, paradossalmente, ha riacceso la fiammella della speranza. Che ora però va alimentata domani nel match da dentro o fuori con la Cavese. Il Foggia che non ne imbrocca più una buona dallo scorso 18 aprile (2-1 rocambolesco casalingo sul Giugliano, ndr) e che da allora per dieci-volte-dieci ha ammainato sempre bandiera bianca, si aggrappa anche alla cabala per esorcizzare uno dei momenti più bui e controversi della sua storia. E si affida anche alla numerologia, nella segreta speranza di tornare a vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel.
Il numero 10 nel male come nel bene: è universalmente riconosciuto come simbolo di perfezione, totalità e compimento, rappresentando la chiusura di un ciclo e l’inizio di uno nuovo. Ed è proprio alla conclusione di un periodo particolarmente negativo che si appellano Garofalo e soci per mettersi alle spalle una crisi infinita che ha sospinto il Foggia sull’orlo del baratro.
La ritrovata unità d’intenti potrebbe essere la chiave di volta per tentare una rimonta che, seppure improbabile, resta comunque ancora possibile. Lo dice la matematica, che mette ancora a disposizione 18 punti per realizzare l’impresa, lo auspicano i vertici societari che mai come in questi giorni sono presenti e vicini alla squadra nel tentativo di dare la scossa decisiva.
Che il vento stia (forse) cambiando, è confermato da un segnale di inattesa apertura che arriva proprio alla vigilia della partenza per la trasferta che può valere una intera stagione: dopo un paio di settimane di black-out totale, infatti, stop al silenzio-stampa, lo ha deciso a sorpresa il club, che oggi ritrova la parola nella programmata conferenza-stampa pre gara di Pazienza delle ore 12.15.
Non serve a nulla chiudersi a riccio in un frangente così delicato della stagione in cui si fa fatica a pensar positivo, viceversa occorre metterci la faccia e guardare in faccia la realtà: devono averla pensata pressappoco così Casillo&De Vitto che hanno imposto il dietrofront: sono loro che fino ad oggi hanno ingoiato amaro e che chissà cosa darebbero per rivedere il loro Foggia tornare a vincere dopo un digiuno così prolungato.
Farlo domani potrebbe dire dettare la svolta e riaprire i giochi per i playout, ma serve l’impresa e dopo i timidi segnali di ripresa evidenziati a Benevento, adesso si cercano precise conferme. Assieme ai 3 punti, gli unici che possono davvero cambiare il corso di questa annata che nessuno, proprio nessuno, avrebbe mai immaginato potesse prendere questa piega.
Dopo che a turno un pò tutte le dirette concorrenti ci hanno provato a darle una mano, adesso è arrivato il momento che il Foggia si aiuti da solo: non ci sono più alibi nè scusanti che reggano, domani va in onda la prima di 6 finali che bisognerà affrontare con la consapevolezza che ulteriori passi falsi non sono consentiti, e che solo sfoderando una prova d’orgoglio sarà possibile uscire imbattuti dal Simonetta Lamberti, pronto a ribollire di passione per l’importanza della posta in palio.
Uno per tutti e tutti per uno: è il patto di acciaio che i rossoneri in questi giorni pare abbiano stretto nel chiuso dello spogliatoio dove si è tornata finalmente a respirare un’aria più distesa, e dove la voce dei leader si è alzata forte ed alta: non tutto è ancora perduto, e finchè la matematica non dirà il contrario, non bisognerà mollare di un centimetro.
Dopo 10 ko di fila, il 10 in queste ore torna prepotente a fare capolino nei pensieri di Garofalo e soci: servono infatti non meno di dieci punti per mettere nel mirino i play-out, a quota 32 lo spareggio-salvezza può ancora essere raggiunto, al Foggia però servirebbe fare bottino pieno in casa (negli scontri diretti con Trapani, Siracusa e all’ultima giornata con la Salernitana) e raccogliere almeno un punticino esterno fra Cava de’Tirreni, Cosenza e Monopoli.
Si può fare, nonostante tutto. Ma già da domani serve interrompere l’emorragia. Costi quel che costi.
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