Sulle pendici del Gargano, novant’anni fa muoveva i primi passi una squadra di basket femminile. Otto ragazze del Comando GIL (Gioventù Italiana del Littorio) di Monte Sant’Angelo formarono una gruppo destinato a restare nel cuore e negli almanacchi dello sport locale. Per due anni consecutivi, nel ‘35 e nel ‘36, quelle straordinarie ragazze fecero loro il titolo di campionesse provinciali. Addirittura, nel secondo anno alzarono il trofeo da imbattute imponendosi nella gara finale, disputata nella palestra comunale di Foggia, sulla formazione di San Severo per 15-6. Fra di loro c’era Libera Maria Ciuffreda: classe 1924, nella vita di tutti i giorni produceva e vendeva carbone per l’inverno insieme al padre. Per tutti era Lilina “la cestista”. Lo scorso 27 ottobre di Ciuffreda si è ricordata la Nuovo Basket Monte, che le ha donato la canotta numero 4: lo stesso, per lei speciale, che portò sul petto in quegli anni ricchi di successi.
Una sorta di rievocazione amplificata dai social che restituisce una pagina dimenticata di sport del secolo scorso. E che lancia un messaggio significativo: se oggi possiamo contare su un’importante diffusione della pallacanestro femminile è grazie anche alle atlete, come le otto della squadra montanara, che si cimentarono in questa disciplina agli inizi degli Anni ‘30. Quando lo sport era prevalentemente ad appannaggio degli uomini. Un bell’esempio di emancipazione, insomma, che non deve essere dimenticato.
Le cronache dell’epoca ricordano che la squadra femminile di pallacanestro del Comando GIL di Monte Sant’Angelo vinceva per la seconda volta il Campionato provinciale: “È terminato il campionato provinciale femminile di pallacanestro e nel modo migliore per le brave cestiste montanare; esse, infatti, battendo sul campo della palestra femminile di Foggia le cestiste del Comando GIL di San Severo per 15 a 6, hanno brillantemente conquistato il primo posto. Presentatesi con una preparazione affrettata a causa del cattivo tempo, hanno via via acquistato quel grado di forma che ha permesso loro di vincere il campionato immuni da sconfitte. Le montanare vanno tutte accomunate in un solo elogio, hanno giocato con cuore, anche se non sempre con eleganza, come solitamente giocano”.
“Otto ragazze, otto vite e tante speranze. Sono le atlete della squadra di pallacanestro di Monte Sant’Angelo che posano dopo aver vinto per la seconda volta il campionato provinciale femminile della provincia di Foggia. Siamo nel 1936, in pieno regime fascista. Di loro si sono perse le tracce e qualcuna coltiva ancora la speranza di ritrovarle in qualche anfratto di mondo e ripercorrere, con la potenza dei ricordi e la passione per la vita, momenti che solo la giovinezza sa rappresentare. Le espressioni dei loro volti sono la testimonianza del tempo e del proprio vissuto. Volti che esprimono malinconie discrete e privazioni diffuse. Siamo nel profondo sud e in un paesino al centro del Promontorio del Gargano. Tra loro una si distingue per timidezza, discrezione e sguardo malinconico, è la numero 4, la seconda in piedi da sinistra. L’obiettivo esalta appieno il mondo interiore della ragazzina di appena dodici anni. Eroina in campo – la chiamano Lelina “la cestista” –, carbonara nella vita (assieme al padre, nel bosco ai confini del paese, producevano carbone da vendere per l’inverno). Per alcuni attimi la piccola viveva la fama della vincitrice, per il resto della vita la fame per compagnia. Una povertà vissuta con discrezione e riserbo, con dignità e decoro. Non traspariva mai il bisogno o il lamento, ma l’austero equilibrio tra privazioni materiali e compensi affettivi smisurati. Si può essere felici anche così e lei lo dimostrava con questa passione sportiva e le rinunce al superfluo e, a volte, anche al necessario. La ragazzina, la numero 4, oggi ha 102 anni ed è in piena salute”, racconta in un messaggio social, con cui condivide lo scatto della squadra, il figlio Filippo Trotta.
“È stata una grande emozione portare alla signora Lina di 102 anni la maglietta numero 4, lei giocatrice ai tempi del fascismo a Monte Sant’Angelo. Parlando del più e del meno si scopre che il compianto Peppino Cotugno, mio zio e sarto di Monte Sant’Angelo, le fece la corte”, ha scritto in un post Facebook Giovanni Cotugno, presidente dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Gargano 2000 Onlus.
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