Magnific…A Emanuela Trozzola, la cestista sanseverese appena convocata in Nazionale U20 si racconta

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A San Severo, c’è stato un tempo in cui si scriveva pallacanestro e si leggeva Walter Magnifico. Oggi, come nelle migliori staffette, il testimone è passato ad Emanuela Trozzola, tra i talenti più promettenti del basket femminile italiano.

Come ti sei avvicinata alla pallacanestro?

Mi sono sempre piaciuti gli sport di squadra. Prima che il basket entrasse nella mia vita, ho praticato calcio per alcuni anni. Sono stati i miei genitori a spingermi a provare questa disciplina. Per un periodo mi sono dedicata ad entrambi, ma quando si è presentato il momento di scegliere ho preferito continuare con la pallacanestro.

Ruolo playmaker. Perché?

All’inizio non avevo un ruolo definito. Crescendo, ho capito che fosse quella di play-guardia la mia posizione in campo. Mi piace far giocare le compagne, dare ritmo alla squadra, e poi l’altezza non aiuta (ride, ndr). I primi anni a Campobasso ho ricoperto più il ruolo di guardia, mentre durante le due ultime stagioni l’allenatore mi ha spinto a giocare più play per le mie attitudini in campo. Stesso spartito a Cagliari. Mentre a Sassari ricopro solo il ruolo di play, dando il cambio alla titolare della squadra.

Sei andata via di casa molto presto...

Avrei dovuto fare due allenamenti con Campobasso e tre con San Severo. Poi, invece, coach Sabatelli mi propose l’idea del convitto. Accettai subito questa soluzione. Non mi pesò molto, sia perché volevo che questa passione diventasse il mio lavoro, sia perché sono sempre stata sostenuta dai miei genitori e dalla società, che mi ha fatto sentire subito a casa.

L’impatto con le grandi?

Durante gli allenamenti la differenza si faceva sentire. Ma l’ho sempre presa come una possibilità di crescita. Sia gli allenatori che le compagne di squadra più esperte non mi facevano mai pesare gli errori commessi. E poi è sempre stato il mio sogno allenarmi e giocare in A1.

L’esperienza in azzurro.

La prima convocazione mi sorprese. Realizzai solo dopo aver indossato quella maglia tanto sognata. Con l’U18 ero ancora più felice. Giocare un Europeo e farlo con l’Italia è sempre un’emozione.

La scorsa stagione scendi di categoria...

Era arrivato il momento di scegliere. Con Campobasso facevo principalmente la Serie B. Mi allenavo anche con la A1, ma giocavo poco. Allora, il mio procuratore mi propose la neopromossa Cagliari come destinazione. Dopo una lunga riflessione, accettai. Volevo giocare da protagonista in A2 e, in seguito, riconfermarmi nella stessa serie o puntare al ritorno in A1. Ho sentito subito la fiducia di tutta la società, in particolare di coach Staico. È stata una stagione da protagonista. Nonostante il nostro obiettivo fosse la salvezza, arrivammo a giocarci i play-off.

Poi arriva Sassari...

All’inizio non ero molto convinta perché sapevo che il minutaggio sarebbe stato ridotto. Tuttavia, sapevo che prima o poi avrei dovuto fare questo salto di categoria. E devo dire che sto giocando anche più del previsto. Sono felice della scelta che ho intrapreso e la rifarei altre mille volte. Mi sento molto migliorata rispetto ad inizio stagione.

Quali sono i ricordi e le persone più importanti legate alla tua carriera?

Mi sono rimasti impressi i tre scudetti vinti con Campobasso e le due convocazioni in Nazionale. Ringrazio tutta la Magnolia, dalle compagne di squadra agli allenatori Diotallevi e Sabatelli. Anche Cagliari è stata una tappa importante del mio percorso. Se oggi sono a Sassari lo devo anche a loro. Ma non dimentico San Severo, soprattutto chi mi ha cresciuta: Stefano Bevere, Giacomo Piersante, Nicolas Panizza e Antonio Leggieri. E ora Sassari, una società straordinaria.

Obiettivi personali e di squadra?

L’obiettivo è la salvezza. Ora ci giocheremo tutto ai play-out. Faremo il possibile per chiudere la pratica già al primo turno. Voglio far bene con l’Italia e strappare la convocazione per l’Europeo U20. Punto a migliorarmi giorno dopo giorno. Appena supererò l’esame per la patente, mi iscriverò all’università. La scelta sarà tra Scienze Motorie e Scienze della Formazione Primaria.

Le difficoltà del basket femminile in Capitanata.

Mi dispiace molto per questa situazione. Tante ragazze vedono precludersi la possibilità di coltivare il proprio sogno e sono costrette a lasciare prematuramente lo sport che amano. Bisognerebbe impegnarsi per costruire un movimento anche in provincia di Foggia.

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