Green pass in tribunale, scatta l’obbligo anche per gli avvocati. È quanto prevede l'ultimo decreto per l'accesso agli uffici giudiziari. Sono esenti solo testimoni e parti del processo. Pass base anche per i colloqui in carcere.
L'obbligo della carta verde è previsto dal nuovo decreto contenente le misure di contrasto al Covid approvato mercoledì dal Consiglio dei ministri e pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale.
E così anche la Corte d'Appello di Bari si è dovuta uniformare, a diramare il provvedimento è stato l'Ordine degli Avvocati del Foro di Foggia tramite il presidente Gianluca Ursitti.
Partito un po’ in sordina rispetto all'obbligo previsto per il resto delle attività sia private che pubbliche, il provvedimento potrebbe, come è naturale che sia, portare a delle resistenze da parte del popolo dei no vax, tra gli avvocati e i magistrati in attività presso il tribunale del capoluogo.
“Il provvedimento non è altro che un recepimento della norma di legge, che prevede dal 15 febbraio in poi il possesso e l'esibizione del green pass rafforzato per gli over 50 - dichiara a l’Attacco l’avvocato foggiano -. Da ieri è in vigore, invece, la norma relativa soltanto all'accesso agli uffici giudiziari previo possesso della carta verde normale”, spiega su queste colonne Ursitti.
“Effettivamente il settore giustizia si è adeguato un po’ tardivamente – sostiene -, ma ieri mattina, (il giorno dopo la diffusione del provvedimento, ndr) non mi è sembrato che ci fossero grandi problemi ad accettare il nuovo status quo. Talché devo desumere che la percentuale di professionisti non muniti di green pass fosse molto bassa. I dipendenti erano già sottoposti al possesso della documentazione anti Covid – precisa -, ora la norma è cambiata e prevede l'estensione dell'obbligo anche per gli avvocati”.
Insomma, pare proprio che a livello di percentuali il numero di professionisti no vax sia limitato.
Nella vicina Lucera, si segnalano, invece, i casi eclatanti di noti avvocati contrari alla cosiddetta certificazione verde.
Si tratta di Davide Colucci, avvocato amministrativista e consigliere comunale fuoriuscito dal Pd per le sue opinioni contrarie al green pass e la leghista Dalila Lilian Brescia.
Il primo ha così causticamente commentato la notizia appena diramata sui social dopo appena qualche minuto dalla pubblicazione.
“Da oggi, essendo un avvocato ultracinquantenne, vige un obbligo, rinforzato dal 15 febbraio, per l’esercizio della mia professione. Mi scuso con gli aficionados ma i miei interventi vedranno una drastica diminuzione e saranno improntati su spiegazioni democratiche”.
Noto per le sue posizioni in materia, l’avvocato lucerino non ha mai lesinato di esternarle oltre che sui social anche durante le assisi consiliari a cui prende parte. E la decisione definita dolorosa di abbandonare il Partito Democratico in cui era stato eletto qualche mese fa è stata una scelta dettata dalle convinzioni nutrite in materia di libertà sanitaria, dicendo di non riconoscersi più in un partito che è “sempre stato al fianco degli ultimi e dei meno abbienti”.
L’obbligo del green pass per i lavoratori, spesso sottopagati, è stato visto da più parti come un provvedimento lontano dalle logiche di tutela sindacale, così lo ha inteso Colucci che ha anche aggiunto in un post Facebook: “Tre dosi in soli sei mesi non è sanità ma tossicodipendenza”, aveva scritto qualche ora prima della decisione circa l’obbligo del possesso della carta verde per gli avvocati, compresi quelli del foro di Foggia.
Ad ogni modo, il provvedimento è stato recepito dall’Ordine e adeguarsi ormai resta l’unico modo per poter continuare a garantire il servizio di giustizia in un territorio già pesantemente vessato dalla criminalità.
“Era necessario che ci si uniformasse, la legge è andata in questa direzione e ne sono felice. Non mi appassiona la dialettica tra no vax e pro vax, essendo presidente dell'Ordine degli avvocati della mia città propendo per il rispetto e l'osservanza delle norme vigenti. Forse ci si sarebbe aspettato dal legislatore un tempo un po’ più ampio per regolare la questione e permettere agli uffici di adeguarsi ma così non è stato”, conclude così il presidente dell’Ordine degli avvocati di Foggia.
Claudia Ferrante
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