Non ritengo di esprimermi sull’attività che sto svolgendo per il Comune di Foggia. L’attività del Comune si esplica negli atti”.
Lo ha detto e ripetuto più volte, ieri, la commissaria straordinaria Marilisa Magno, ospite dell’Università nell’ultimo incontro del ciclo “La città che vorrei”, dedicato agli scioglimenti dei consigli comunali per mafia. Accanto a lei la direttrice del dipartimento di Giuriprudenza, la professoressa Donatella Curtotti, e il viceprefetto Onofrio Padovano, ora a Bergamo ma negli scorsi anni insieme a Magno all’Ufficio Territoriale del Governo di Bari. Quasi nessun riferimento, dunque, al caso Foggia, dove dopo il DPR di agosto 2021 sono iniziati i 18 mesi (ma arriveranno a 24, come da prassi) di gestione affidata ad una triade prefettizia, prima del ritorno alle urne a novembre 2023. Magno non ha voluto nemmeno concedersi alle domande dei giornalisti, confermando la netta chiusura ad ogni rapporto con la stampa.
E’ stato più facile intervistare la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, un mese fa, come pure avere una qualche interlocuzione con tutti coloro che hanno guidato le commissioni straordinarie degli altri Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose in Capitanata. Con Magno ciò è impossibile e ieri ha suscitato forti mugugni da parte della stampa presente all’evento di Unifg, che è stato incentrato sulla normativa che regola la misura preventiva dello scioglimento per mafia. Solo nel momento in cui, alla fine, c’è stato spazio per qualche domanda da parte degli studenti presenti in platea, Magno ha fornito risposte più concrete. “Non oserei mai dire che non si può fare attività imprenditoriale a Foggia. Non ci si deve far intimidire in alcun modo, sebbene la situazione in questo periodo ci faccia riflettere. La denuncia è importantissima”, ha replicato allo studente che chiedeva se si debba avere paura di investire nel capoluogo daunio.
“I settori più soggetti alle infiltrazioni criminali sono, storicamente, quelli dell’edilizia, del movimento terra, dei rifiuti, dei servizi cimiteriali. In generale, dove arrivano finanziamenti pubblici la mafia tenta di inserirsi cercando di ricavare il proprio tornaconto”. Quanto alla sfiducia nella politica e nelle istituzioni: “Non parlo di Foggia. Dico soltanto che sta ai cittadini, quando si recheranno alle urne, indicare una classe politica che gestirà l’amministrazione, che si muova in un regime di legalità”. Diverse studentesse hanno sottolineato la preoccupazione per l’ordine e la sicurezza pubblica. “Non sono io il prefetto di Foggia, ma da frequentatrice di questa città credo che si stiano avendo risultati di controllo del territorio, un po’ in tutte le zone. È chiaro che, come per la polizia locale, la coperta è corta, nel senso che ho un numero di agenti della polizia locale molto limitato: dovremmo avere 300 unità, quando siamo arrivati ne erano 132. Adesso, piano piano, stiamo provvedendo ad assumere secondo i piani del fabbisogno che si sposano, poi, con il bilancio comunale che ha i suoi limiti. Militarizzare un territorio non si può: impossibile pensare che dietro ogni cittadino o ogni impresa ci possa essere la presenza delle forze di polizia. Gli anticorpi devono nascere dal territorio, dai cittadini, da chi fa impresa”. È il territorio che deve “reagire e denunciare, mettersi accanto alle forze di polizia, all’attività giudiziaria. È solo così che si può invertire la tendenza”. L’appello ai giovani non è mancato: “Vi dovete e ci dobbiamo impegnare perché questo territorio esca un po’ dalle cronache nere o che lo vedono come ultimo classificato, purtroppo, tra le città d’Italia, e io sarei molto contenta che Foggia risalisse un po’ da quell’ultimo posto”.
Tra i presenti anche Francesco Strippoli (tra i fondatori del gruppo social Foggia non si Lega), il quale ha ricordato come i commissari dovrebbero avere, per legge, una forte e proficua attività di ascolto e confronto con la comunità locale, interfacciandosi con associazioni, sindacati, opinione pubblica. “Parliamo in generale, naturalmente”, ha risposto Magno. “Di volta in volta le amministrazioni straordinarie, per la normativa che lei ha citato, si confrontano col territorio. E’ previsto, si fa. Ma non in maniera generalizzata, bensì affrontando tematiche e materie, o su determinati provvedimenti”. Strippoli ha chiesto conto anche della rotazione degli incarichi dirigenziali e di altri segni di discontinuità relativi alla tecnostruttura. Il riferimento era al mantenimento delle due dirigenti assunte a tempo determinato dall’ex sindaco Franco Landella (Silvana Salvemini per le politiche abitative e sociali e Maria Concetta Valentino per l’ufficio di gabinetto), come pure alla mancata rotazione degli storici dirigenti Paolo Affatato e Carlo Dicesare. I veri cambiamenti ci sono stati con la segretaria generale, la conterranea Maria Giuseppina D’Ambrosio (dopo aver mandato via Gianluigi Caso, scelto da Landella), e con l’arrivo per tre anni dell’apricenese Concetta Zuccarino (che ha spodestato Affatato per l’urbanistica e ha coperto l’ambiente). “Dove è possibile, certamente sì. E’ una delle attività svolte. Dove il numero dei dipendenti e delle figure apicali lo prevede e lo permette”, ha precisato la prefetta.
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