Il dissesto finanziario del Comune di Lucera è entrato nella fase sicuramente più importante, quella dall’avvio dei pagamenti ai creditori dell’ente. L’organismo straordinario di liquidazione ha avviato formalmente le procedure, stabilendo il paletto più atteso: il saldo avverrà nella misura del 60 per cento di quanto reclamato, secondo una dichiarata ricerca di par condicio per tutti.
Il dato numerico in realtà era già stato anticipato un mese fa proprio a l’Attacco dal Sindaco Giuseppe Pitta, tuttavia è la delibera della triade composta da Sebastiano Giangrande, Domenico Perreca e Trinio Ludovico Maffei a sancire con ufficialità i termini delle transazioni che ora saranno avviate per tutti le 544 istanze presentati da creditori accertati e certificati (136 per fondi vincolati e 408 per fondi liberi), per un importo totale di massa passiva fissato in 22.551.789 euro.
L’Osl ha quindi tenuto conto che, nei limiti delle somme messe a disposizione, “dall’entità presumibile delle risorse che sono state e potranno essere successivamente versate, possa trovare concretezza la proposta della transazione, limitatamente alla quota capitale, Iva inclusa, con conseguente esclusione degli interessi e di ogni altra parte accessoria, con rinuncia a ogni altra pretesa”.
Si “salvano” solo le retribuzioni per prestazioni di lavoro subordinato che saranno liquidate per intero.
Le operazioni sono di fatto già partite anche grazie all’adozione della cosiddetta “procedura semplificata” che la legge consente in casi del genere, con benefici in termini di velocità di esecuzione, visto che una volta pattuita e accettata la cifra con ciascun soggetto privato inserito nella gestione ordinaria, questa verrà erogata nel giro di massimo 30 giorni, dopo aver avuto lo stesso periodo di tempo per dare il proprio assenso. La chiamata avverrà per ordine cronologico di presentazione delle singole istanze.
Il tesoretto doveva quindi essere messo a disposizione dei commissari dall’Amministrazione in carica. E sulla base dei vari trasferimenti avvenuti fino al 31 dicembre 2021, questo al momento è pari a 11.688.283 euro, suddiviso tra somme vincolate, accantonate e già destinate. Di questo fondo fa parte anche il contributo di 3,4 milioni arrivato dal ministero dell’Interno che ha dato il suo supporto, con uno speciale fondo di rotazione, a tutte le Amministrazioni che si trovavano nelle stesse situazioni di quella di Lucera. Nel frattempo, l’Organismo ha già pagato somme per 1.860.092 euro, a beneficio di vari prestatori di opere e servizio di carattere sociale e collettivo che rientravano in una gestione vincolata, e ha dichiarato con estrema chiarezza che si aspetta altri versamenti, derivanti da operazioni di riscossione effettuate dall'ente non ancora compensate nel fondo cassa e che dovranno essere regolarizzate sull’apposito conto corrente intestato.
Dopo alcuni anni di difficoltà e incertezze che di fatto hanno caratterizzato tutto il primo mandato dell’Amministrazione di Antonio Tutolo, fu all’inizio della seconda che la situazione dell’ente precipitò, soprattutto a seguito del doppio pronunciamento della Corte dei Conti che non concesse alternative al default di Palazzo Mozzagrugno, il primo nella storia della città. E quindi il Consiglio comunale dell’epoca, il 4 novembre 2019, approvò la delibera che diede inizio a una complessa e circostanziata procedura di rientro economico e finanziario, gestito dai commissari che si insediarono un paio di mesi dopo, operando in maniera indipendente dall’organo politico in carica e da quella amministrativo di Corso Garibaldi, sebbene in stretta collaborazione con gli stessi. La competenza del nuovo organismo è ovviamente riferita relativamente a fatti ed atti di gestione verificatesi fino al dicembre di quello stesso anno. Il compito era proprio quello di rilevare e quantificare i debiti, acquisire le risorse finanziarie disponibili ai fini del risanamento, partendo dal fondo cassa trovato in quel momento, e liquidare infine i creditori. Il vero problema, quindi, era trovare i soldi, necessariamente provenienti più che altro dalle riscossioni tributarie, una vera spina nel fianco del Comune che ha notoriamente e storicamente avuto sempre molte difficoltà farsi pagare da utenti e contribuenti, specie nel recupero di somme evase.
Naturalmente tutto il resto avanzante verrebbe restituito, ma la richiesta esplicita deriva dall’obbligo di accantonare il 50% dei debiti per i quali non è stata accettata la transazione, e addirittura del 100% qualora questi fossero di creditori privilegiati. E questa eventualità si potrebbe manifestate per una quota non trascurabile della platea considerata, specie nel settore commerciale, visto che alcuni di questi hanno fatto già sapere in via informale di non essere disposti ad accettare decurtazioni, bensì ad attendere pazientemente il termine dell’intero percorso e tornare a invocare il saldo di quanto spettante all’Amministrazione che si troverà in carica in quel momento.
Uscire il più velocemente possibile da questa ultima fase significa anche dare una potenziale svolta alle capacità di manovra di Giuseppe Pitta e la sua maggioranza, sebbene in costante conformazione variabile, perché consentirebbe anche di svincolarsi dal costante e serrato controllo del Viminale al quale, finora, bisogna chiedere l’autorizzazione per qualsiasi provvedimento di carattere strutturale. Emblematico quanto accaduto a ottobre dell’anno scorso, quando solo allora arrivò il tanto sospirato via libera all’assunzione di nove persone, tra cui un nuovo dirigente tecnico e otto funzionari di categoria elevate, di cui l’ente era drammaticamente sprovvisto.
Non è ancora tempo per le dichiarazioni finali, ma proprio il Sindaco il mese scorso, in un Forum con l’Attacco, qualcosa l’ha già detta, specie guardando al passato: “Quelli dal 2014 sono stati anni importanti e positivi sotto moltissimi aspetti, ma la forma con cui sono state affrontate certe vicende poteva essere migliore. La più importante resta la gestione del percorso sul dissesto finanziario, che forse si poteva esaminare in maniera diversa”.
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