“Mi sento mortificata”. Le parole di Margherita Saracino, presidente della Onlus I sogni del Bambino. “Questa è gente che sta scappando da una guerra. E’ come quando c’è un terremoto. Prima ti metti in salvo, al riparo, poi pensi al resto. Queste persone arrivano qui, le sistemiamo e poi pensiamo a documenti, tamponi e altro. Ma stiamo scherzando? E tutto ciò è ancora più mortificante perché accade a San Giovanni Rotondo. E perché i documenti c’erano eccome”.
Le chiediamo cosa è accaduto. “Quello che prevede la procedura è stato fatto. Come facciamo sempre. Solo che a un tratto il Sindaco ci ha chiamati e iniziato a fare tante domande. Sui documenti, sull’età dei bambini e sul loro stato di salute. Ma queste è sicuro che sono le mamme? Mi ha chiesto. Io ho dato tutti i riferimenti. Ho fornito il numero di telefono del Sindaco della città di provenienza, che avrebbe potuto rassicurarli, dargli altre notizie. Del resto un Sindaco è garante dei suoi cittadini in casi come questi. Se ha dei dubbi, chieda al Sindaco, gli ho detto. Ma poi ho capito che non ci sarebbe stato nulla da fare”. E infatti così è stato.
Il pullman di Fini Viaggi a San Giovanni non ha mai portato queste 14 mamme e questi 26 bambini, fra cui neonati e altri, di età compresa fra i sei e gli otto anni. Malati. Sì. Epilettici. Autistici. Con sindrome di Down. Soggetti fragili, per cui si stava con ancor più urgenza cercando una sistemazione che tenesse conto di queste fragilità e che permettesse loro di restare almeno all’inizio insieme. “Li stiamo portando in Abruzzo. In due piccoli borghi. Aiello e Cerchio, a tre o quattro chilometri di distanza. A Cerchio ci raggiungerà anche la Ministra Mariastella Gelmini. E’ un piccolo paese di montagna, che ha preso una ex scuola e l’ha messa a disposizione per l’accoglienza”.
Le chiediamo cosa può essere accaduto secondo lei. Che percezione ha avuto. “Quando accompagniamo ucraini, come stiamo facendo già, ci chiamano dalle strutture in cui stiamo per arrivare. Ci chiedono se ci occorre qualcosa. Le amministrazioni, la polizia, i medici. Si mettono tutti a diposizione. Se siete stanchi veniamo noi da voi, per tamponi e adempimenti vari. Vi occorre qualcosa? Possiamo fare qualcosa? Queste sono le Istituzioni… I documenti poi. In questo caso invece, i documenti prima, e pure in regola. E le domande, ben altre. Chi sono. Se sono le mamme vere. Che problemi hanno. Forse è una questione di rimborsi? Forse è una questione di responsabilità? Forse è perché sono soggetti fragili? Non lo so. Sono solo dispiaciuta, perché ho visto la grande umanità sia di Casa Sollievo che di Confartigianato, che con cuore e impegno hanno voluto fortemente dare un contributo e un segnale. Se avessi saputo, avrei chiesto ad Apricena. Con il Sindaco Antonio Potenza abbiamo già portato avanti operazioni di questo tipo con grande semplicità. Alla Ministra però, guardi, lo dirò. Dirò che la Regione Puglia sta in queste condizioni. Che si chiude dietro intoppi burocratici inaccettabili. Mi ha chiesto qual è la mia impressione? Non voglio fare alcuna polemica, ma ho trovato gente ostativa. E non ho capito il perché. Sono mamme con bambini che vengono dallo stesso villaggio. Hanno detto no a disabili, autistici, epilettici. Di questo parliamo. Ospitarli sarebbe stato un modo per onorare anche chi si è impegnato per aiutarli a fuggire. Vorrà dire che qui, in Abruzzo, la Ministra, invece che trenta, ne troverà settanta… Mentre la Capitanata non ci fa una bella figura. Con Casa Sollievo che sarebbe stata oltremodo adeguata a fornire i servizi necessari. E invece ci siamo sentiti dire che il Sindaco doveva andare a fare un sopralluogo per capire se i locali erano agibili… Ma di che parliamo? In questa vicenda niente è chiaro. Perché l’accoglienza è accoglienza. Punto e basta. E mi dispiace davvero, ancora di più, che questo sia accaduto proprio a San Giovanni Rotondo. Non ho parole. Mi creda. Ma ce la caveremo ugualmente”.
Padre Pio aveva un amore grandissimo per i bambini. Li considerava le più belle creature di Dio. A maggior ragione per questo, nella sua terra, è inaccettabile che bambini in fuga dalla guerra vengano respinti. Mandati via.
Cosa è accaduto? Confartigianato Imprese Foggia invia un pullman al confine tra Ucraina e Polonia, a Korczowa, per mettere in salvo delle persone e aiutarle ad arrivare in Italia. Si preoccupa anche di capire dove andranno questi rifugiati. E così insieme alla Onlus Il sogno dei Bambini, di Avezzano, che si occupa della documentazione trovano disponibilità a Casa Sollievo della Sofferenza, felice di poter accogliere queste persone. Mamme e bambini. La macchina si è messa in moto.
Mercoledì mattina un pullman della flotta della società Fini Viaggi parte da San Giovanni Rotondo e arriva al confine con la frontiera polacca e prende in carico queste mamme e bambini che arrivano da un piccolo Comune vicino Kiev. L’associazione, Il sogno dei Bambini Onlus, attraverso la sua Presidente, Margherita Saracino, provvede a recuperare la documentazione necessaria, invia regolarmente le PEC alla Prefettura di Foggia per annunciare questo arrivo.
Documenti forniti dal Sindaco del paese di provenienza degli ucraini, che in questo caso fa da garante rispetto alle informazioni fornite. Si tratta di 14 mamme e 26 bambini. Mentre il pullman è in viaggio, diciamo quasi in Austria, iniziano a complicarsi le cose. Telefonate. Ancora telefonate. Domande.
Che cosa succede? Succede che San Giovanni Rotondo, a Palazzo di Città, ragiona su questo arrivo. E alla fine fa sapere che non è possibile ospitare questo carico di umanità. Che quindi non vengano. Che vadano altrove. Perché nonostante la pregevole generosità di chi ha pagato il viaggio, Confartigianato Imprese, attraverso la sua Direttrice Alessia Di Franza e la grande disponibilità mostrata da Casa Sollievo della Sofferenza, attraverso don Vincenzo, il Comune non se la sente di prendersi questa responsabilità dell’accoglienza.
Ma come? Come è possibile che San Giovanni Rotondo, paese gemellato con Kiev, terra del frate delle stimmate, che ha fatto della solidarietà e della generosità la sua grandezza, ora dica no. E dice no, non a un pullman di persone che arrivano senza documenti, che non sanno dove andare, che nessuno ha chiamato…. E anche in questo caso, sarebbe difficile pensare che si possano chiudere le porte così. Dice no a un gruppo di persone che hanno lavorato in sinergia, che hanno pagato il viaggio, sbrigato le pratiche e organizzato tutto.
Ma come è possibile? Un intoppo burocratico. Gino Fini, responsabile del trasporto, lo conferma: “Sì, è vero. Erano diretti in una struttura messa a disposizione da Casa Sollievo della Sofferenza, ma si sono ipotizzate delle irregolarità nei documenti e così la Onlus I sogni del Bambino adesso sta cercando di capire dove stabilire la destinazione”.
Dovranno andare altrove, perché San Giovanni Rotondo non ritiene la documentazione adeguata. Eppure la Onlus spiega che la procedura messa in atto è regolare, la stessa di sempre, che si usa con altre Regioni. “Guardi, non lo so”, ci dice Margherita Saracino. “Ora siamo in viaggio e la mia premura è mettere in salvo queste persone. Abbiamo sempre un piano alternativo. Troveremo un’altra struttura che li accoglie. Ma la prego – conclude – se riesce a capirlo lei, cosa non andava bene nella richiesta e nell’invio di documenti, me lo dica. Me lo faccia sapere, perché davvero non capisco”.
Proviamo allora a sentire Alessia Di Franza. “Confartigianato ha finanziato il viaggio. Le procedure per farli entrare in Italia non sono di nostra competenza. Fra Prefettura e Asl sono complesse e forse c’era qualcosa che non andava bene. Visto che poi erano già in viaggio ed era urgente trovare una sistemazione, il Comune credo che non era prontissimo ad accoglierli e sono stati deviati verso altre strutture. Credo si tratti di una celerità di adempimenti che è mancata… Non so dirle, però siamo contenti che il nostro gesto è servito a metterli in salvo dalla loro terra. Ci avrebbe fatto piacere ospitarli qui, ma non è stato possibile”.
Eppure il Comune non doveva far nulla, perché la struttura già c’era. I documenti anche. Come mai ha detto di no? Lo chiediamo al telefono, direttamente a Michele Crisetti, il Sindaco della città dell’accoglienza.
Sindaco, come mai non siete riusciti ad ospitare queste persone e le avete mandate indietro? Dopo un paio di minuti di lungo silenzio, lui risponde così: “Il gruppo che doveva arrivare qui è stato guidato dallo spirito umanitario dell’associazione, ma purtroppo c’erano minori malati. Autistici. Bambini con sindrome di Down. Epilettici. E questo avrebbe reso problematica l’accoglienza. E poi, anche se erano accompagnati, quelle non erano le madri naturali”.
Sindaco, ma sui documenti c’è scritto altro. Sono le loro madri. “I documenti sono scritti in cirillico. Chi li capisce. Guardi, abbiamo preferito mandarli altrove. Ci saranno altre occasioni per San Giovanni. Restiamo magari disponibili ad accoglierne altri”.
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