Aveva stupito tutti compresi i colleghi di centrodestra l’exploit alle regionali 2020 con 5.200 voti circa, appena un anno dopo l’entrata nel consiglio comunale foggiano, del giovane Danilo Maffei. Un risultato impressionante che aveva subito suscitato commenti malevoli e sospetti. Tant’è che quando si seppe nel 2020 dell’inchiesta della Procura di Foggia su un presunto voto di scambio in quella tornata elettorale non ci furono dubbi sul fatto che riguardasse proprio il caso Maffei, che negli scorsi anni è stato il delegato allo sport del Sindaco Franco Landella.
Poi si erano perse le tracce di quell’indagine della magistratura foggiana. Ora, finalmente, la novità: si tratta dell’ordinanza cautelare con cui la gip Bencivenga ha condannato il padre Ludovico Maffei, presidente della cooperativa Astra e già dipendente ASL FG, all'interdizione dai pubblici uffici per 12 mesi (e divieto temporaneo di esercitare attività d'impresa e ricoprire uffici direttivi delle persone giuridiche).
Maffei è accusato di minacce e violenza a pubblico ufficiale e istigazione alla corruzione di pubblico ufficiale, al fine di far ottenere quanti più voti possibile al figlio Danilo. L’indagine era partita dopo l’esposto presentato in Procura dalla consigliera regionale M5S Rosa Barone, oggi assessora regionale al Welfare, alla quale alcune dipendenti della cooperativa di bidellaggio Astra avevano raccontato sgomente le presunte pressioni subite in occasione delle elezioni regionali. In particolare, ci sono state testimonianze da parte di una bidella della coop Astra, che fu presidente di seggio a quelle regionali.
La donna aveva ricevuto un messaggio da Ludovico Maffei all'uscita del seggio elettorale. L’uomo poi si era presentato in prima persona da lei dicendole a chiare parole: “Devi vedere che devi fare. Io ti sistemo a vita. Devi aggiungere lo 0 dopo il 4”. Insomma, secondo gli inquirenti e la gip, Ludovico Maffei voleva che la propria dipendente, approfittando del ruolo di presidente di seggio, decuplicasse i voti ottenuti dal figlio in quel seggio. La signora si rifiutò dicendo: “Presidente non lo posso fare, non posso andare in carcere”. Poi la ritorsione da parte di Maffei senior, che per il turno di ballottaggio di due settimane fa proibì alla donna di assentarsi dal lavoro. Ma non è tutto, perché a Ludovico Maffei si contesta anche la responsabilità di aver minacciato quattro lavoratori, che hanno denunciato quanto avvenuto: sarebbero stati licenziati se non gli avessero mostrato l'elenco delle persone che si erano impegnate a votare Danilo Maffei alle elezioni regionali.
Per queste ragioni, secondo la gip Marialuisa Bencivenga, Ludovico Maffei ha “posto in essere plurime condotte univocamente orientate a inquinare la genuinità della manifestazione del libero consenso democratico”, mediante la commissione di “numerosi delitti finalizzati tanto a indirizzare l'espressione personalistica delle preferenze politico-elettorali del gruppo di soggetti gravitanti - a vario titolo - nell'orbita della cooperativa Astra (soggetto giuridico concessionario di lauti appalti di servizi pubblici, relativi in particolare ai servizi di bidellaggio negli asili comunali e accompagnamento socio - assistenziale degli alunni, vero e proprio 'comitato elettorale' piegato agli interessi personalistici dell'indagato), quanto a (tentare) di modificare l'esito del risultato numerico della tabella dei voti inerente a un seggio presso il quale svolgeva le funzioni di presidente una delle lavoratrici riferibili alla cooperativa di cui Maffei è stato, fino a pochi mesi fa, dominus assoluto”. Ora si attende l’inizio del processo.
Il 33enne, entrato a Palazzo di Città nel 2019 con 913 preferenze, nel capoluogo daunio fu a quelle regionali il più votato con 4.246 voti. Un dato da far impallidire veterani della politica come Bruno Longo e Ciccio D’Emilio, o il più suffragato delle comunali, mister 1400 preferenze Massimiliano Di Fonso. Tolse voti a tutti loro, come pure al Sindaco Franco Landella (che sosteneva il leghista Joseph Splendido) e ad Alfonso Fiore. La contesa interna alla fittiana lista del pumo, La Puglia domani, sembrava sfida a due tra gli imprenditori Paolo Dell’Erba (eletto) e la neo senatrice di FdI Annamaria Fallucchi.
Nessuno si attendeva, dentro e fuori Palazzo di città, il risultato di Maffei, arrivato terzo nella civica in Capitanata, con oltre 5.200 voti, di cui un migliaio nel resto della provincia. A Danilo Maffei è dedicato ampio spazio nella relazione prefettizia sulle infiltrazioni mafiose in Comune, motivo per cui ha stupito la sua esclusione dalle richieste di incandidabilità.
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