Il 13 dicembre 1250, nell’agro dell'odierna Torremaggiore, lì dove un tempo sorgeva Castelfiorentino, di cui oggi non rimangono che ruderi, moriva all’età di 56 anni Federico Ruggero Costantino di Hohenstaufen, noto ai più come Federico II di Svevia, nominato nel 1211 imperatore del Sacro Romano Impero. Conosciuto con l’appellativo "stupor mundi" (meraviglia o stupore del mondo), Federico II era dotato di una personalità poliedrica e affascinante.
Figura da sempre al centro di diverse interpretazioni non sempre veritiere.
Cadde vittima di una grave patologia addominale, durante il suo soggiorno in Puglia. Forse cause naturali portarono via il sovrano. Ma, come per molti potenti che muoiono improvvisamente, diverse voci, nei secoli, hanno evocato sospetti sulla naturalezza della sua dipartita. Avvelenato dal medico di corte o dal servitore? Soffocato con un cuscino dal figlio illegittimo Manfredi? Un complotto?
Nulla di confermato. L'unica cosa certa è che le sue condizioni apparvero sin da subito così gravi che si rinunciò a portarlo nel più fornito Palatium di Lucera e la sua corte fu costretta a riparare nella domus di Fiorentino, borgo fortificato non lontano dalla sede imperiale di Foggia.
La salma di Federico fu sommariamente imbalsamata; i funerali si svolsero a Foggia e, per sua espressa volontà, il cuore venne deposto in un'urna collocata nella cattedrale della città pugliese. La sua salma, omaggiata dalla presenza di moltitudini di sudditi, venne esposta per qualche giorno; fu poi trasportato a Palermo, per essere tumulato nella cattedrale, entro il sepolcro di porfido rosso antico, come voleva la tradizione normanno-sveva, accanto alla madre Costanza, al padre Enrico VI e al nonno Ruggero II.
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