Cocaina o Pasqua? Quelle parole forti del pastore che scuotono le coscienze del proprio gregge

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Un messaggio forte, inusuale e spiazzante, quello che il vescovo Fabio Ciollaro ha deciso di inviare alla città di Cerignola per la Pasqua di quest’anno. Già il titolo basterebbe ampiamente per alimentare il dibattito in una comunità cittadina che, troppo spesso, assiste passivamente a quanto avviene nel proprio tessuto sociale: “La cocaina o la Pasqua?” è un pugno nell’occhio di quanti, abituati a messaggi di rito da parte delle autorità ecclesiastiche in occasione della Settimana Santa, tutto si attendevano fuorché un riferimento così esplicito alla “quedd” (“quella”, n. d. r.), com’è comunemente chiamata la cocaina dai consumatori del centro ofantino. Anche la lettura del testo provoca sensazioni molto forti: “Possiamo far finta di non capire. Oppure possiamo riflettere con serietà su ciò che avviene e trarne indicazioni pratiche – è l’incipit della lettera indirizzata ai fedeli – Non possiamo mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Un numero troppo alto di cerignolani vive male. C’è un particolare che però non possiamo ignorare: lo spaccio ha tanti clienti qui sul posto, e non si tratta solo di giovani! Sarebbe comodo pensarlo. Ci sono invece anche i “grandi” e sono di più di quello che ci aspetteremmo”.

Niente giri di parole, dunque, ma richiami diretti alle responsabilità della collettività, chiamata ad affrontare la piaga della droga: “Perché anche le persone adulte fanno uso di cocaina, marjuana e hashish? – chiede Ciollaro - E ci viene facile la frase emblematica: che male c’è? Ma l’auto-assoluzione non lascia serene la coscienza e la vita”.

“L’intenzione di Sua Eminenza era di andare al nocciolo della questione – dice a l’Attacco don Giuseppe Di Donato, segretario del vescovo – La Pasqua non è un evento isolato nel passato, ma ha delle conseguenze esistenziali nel presente. Il titolo volutamente provocatorio afferma che non si può essere credenti senza celebrare la Pasqua nella vita quotidiana. Se ciò non avviene, le celebrazioni lasciano il tempo che trovano”.

 

Droghe, ludopatia, alcool, psicofarmaci, cannabis. Sono gli 350 accessi al Ser.T. di Cerignola ogni anno
Il sasso lanciato dal vescovo Ciollaro nello stagno della questione della tossicodipendenza ha riportato al centro della discussione il tema delle droghe che, sebbene conosciuto da tutti, sembra essere sommerso da una sorta di indifferenza collettiva, come se ormai il fenomeno fosse entrato a far parte della realtà cittadina e col quale si deve necessariamente convivere. Tuttavia, le dipendenze non riguardano solo le sostanze stupefacenti, ma investono soprattutto altri due aspetti: quello dell’abuso di alcol e quello della ludopatia. Per avere un quadro più chiaro della situazione di Cerignola, il quotidiano l’Attacco ha contattato la dottoressa Teresa Roggia, psicologa, e il dottor Antonio Liscio, entrambi operanti presso il Ser.T. cittadino.

“C’è un generale innalzamento dell’età di coloro che si rivolgono a noi, ma siamo consapevoli che il fenomeno delle dipendenze è diffusissimo tra i più giovani, in special modo per quello che concerne l’abuso di alcolici – dice la dottoressa Roggia - Sono soprattutto le famiglie che si rivolgono a noi, perché esasperate dalla convivenza con persone dipendenti dalle droghe. C’è anche da dire che alla base di questa richiesta d’aiuto non sempre c’è una motivazione concreta, come appunto nei casi in cui il trattamento del Ser.T. è utilizzato come metodo alternativo alla carcerazione”. C’è anche un fattore legato alla salute mentale, perché la tossicodipendenza può instaurare una situazione di instabilità psichiatrica.

Il dottor Liscio, che del Ser.T. è anche il responsabile, dipinge un quadro piuttosto fosco in special modo per ciò che riguarda Cerignola: “Ciò che vediamo è solo la punta dell’iceberg- racconta - Ogni anno, in media, il nostro centro segue circa 350 persone tra questa città e i 5 Reali Siti. La metà della nostra utenza è cerignolana, la quale chiede di accedere al nostro trattamento come misura alternativa alla detenzione in carcere. La legge prevede infatti che un tossicodipendente possa chiedere uno sconto da quattro a sei anni, a seconda del reato, in una comunità. Le persone che fanno uso di droghe raramente sono motivate a rivolgersi a noi, sono le famiglie disperate che vengono qui. Questo causa un aumento dell’età media dei cocainomani, tanto è vero che la fascia d’età in cui questa dipendenza si concentra maggiormente è quella compresa tra i 30 e i 40 anni”. C’è però un dato che sancisce la peculiarità del contesto cerignolano: “Il 70% delle persone che entrano qui fa uso di cocaina, e ciò è in controtendenza rispetto ai dati degli altri Ser.T., che evidenziano una maggioranza di utenti eroinomani. Questo deriva dallo storico divieto di uso di eroina a Cerignola, dove la dipendenza da cocaina è preminente”, spiega Liscio.

È dunque la cocaina a giocare la parte principale, ma ci sono altri due attori che dividono la scena con la polverina bianca: l’alcol e la ludopatia. Tra i due, è senza dubbio la seconda quella che più preoccupa i due medici: “La ludopatia è impossibile da monitorare – puntualizza Roggia - L’uso di sostanze può essere individuato tramite le analisi delle urine, ma la dipendenza da gioco non è riscontrabile in alcun modo. Le famiglie possono dedurre il problema osservando il comportamento di un proprio parente, il dispendio economico da esso sostenuto, eventuali atti illegali da esso compiuti, ma non c’è nessun tipo di esame che possa stabilire l’esistenza di questa patologia”. L’alcol è invece una vecchia conoscenza, ma non per questo meno preoccupante: “Sono soprattutto i giovani ad abusare di alcol, per loro non è un problema ma un’esperienza piacevole – afferma la psicologa – Lo stesso si può dire del consumo di cannabinoidi, che fanno da apripista alla cocaina”.

La percentuale di pazienti minori seguiti dal Ser.T. è piuttosto bassa, non superiore al 10%, e sono inviati prevalentemente dai tribunali, “ma sono senza dubbio i pazienti più problematici – continua il responsabile del servizio - Ci sono famiglie che si rivolgono a noi per una consulenza perché notano comportamenti bizzarri da parte dei figli. Il fatto è che i giovani non si ritengono assolutamente come soggetti che necessitano di un trattamento”.

“Si sta abbassando anche l’età in cui hanno le prime esperienze con la cocaina – interviene la psicologa - A mio avviso, si tratta di seguire una tendenza, una moda, anche se non è un fenomeno nuovo. Negli anni settanta c’era una motivazione per così dire culturale dell’utilizzo delle droghe. Ora c’è invece un vuoto totale di ideali. La fruibilità è immediata e questo ha acuito il problema”. Come se non bastasse, a complicare il già tremendo contesto in cui gli operatori del Ser.T. agiscono vi è pure l’abuso di psicofarmaci che spesso “ha avuto inizio con una regolare prescrizione medica basata su un bisogno reale del paziente, che poi ha gestito male il tutto – aggiunge Roggia - Il beneficio è innegabile ma, una volta terminato il periodo di utilizzo indicato dal medico, si rischia di farne abuso”.

La cosa più tremenda è però un’altra, vale a dire la stretta connessione che può esserci in alcuni casi tra le dipendenze di vario genere: “Il prezzo della cocaina è crollato, con 20 euro si può comprare facilmente una dose consistente – afferma Liscio - Il paziente psichiatrico, sedato da farmici antipsicotici, trova nella cocaina un sostegno. D’altra parte, c’è una larga fetta di persone che sono diventate pazienti psichiatrici in seguito all’assunzione di sostanze stupefacenti o di alcol. Anche la ludopatia influisce sulla salute mentale delle persone, perché ne sconvolge pesantemente la psiche. Il fenomeno non colpisce molto i giovani, anche se la sensazione è che sia diffuso anche tra di loro”.

Infine, c’è un aspetto di genere poco dibattuto: “Sono soprattutto gli uomini ad avvicinarsi ai nostri servizi. Le donne si rivolgono meno a noi, ma sono i casi più difficili da trattare – rivelano i due medici - Le donne hanno un’altra modalità di procurarsi la roba, non hanno bisogno di comprarla. È qualcosa di molto triste, per loro la dipendenza è un vero inferno”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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