La scure dell’interdittiva antimafia cade sempre più frequentemente sulle imprese di Capitanata. Lo confermano i dati resi noti dal Ministero dell’interno a marzo scorso, con un report riferito agli scorsi anni che mostra chiaramente anche i provvedimenti antimafia adottati su base regionale e provinciale. In Italia nel corso del 2022 c'è stata una netta diminuzione, rispetto al 2021, del numero di interdittive antimafia emesse dai prefetti per bloccare i rapporti con la pubblica amministrazione delle imprese in odor di mafia: sono stati emessi complessivamente 1.495 provvedimenti di interdizione contro i 2.078 dell'anno precedente. Nel 2020 ne erano stati 2.130, nel 2019 invece 1.541, assai meno prima (635 nel 2018, 827 nel 2017, 733 nel 2016). In Puglia comunicazioni e informazioni interdittive sono state 80 nel 2022, 127 nel 2021, 145 nel 2020 e 96 nel 2019.
In provincia di Foggia invece il dato è stato di 52 provvedimenti di interdizione nel 2022 (12 comunicazioni e 40 informazioni), 27 nel 2021 (8 comunicazioni e 19 informazioni), 86 nel 2020 (21 comunicazioni e 65 informazioni), 29 nel 2019 (14 comunicazioni e 15 informazioni).
Come avviene per lo scioglimento dei consigli comunali per mafia, l’interdittiva è una misura di prevenzione e non poggia, dunque, di per sé, su un giudizio di responsabilità, non presuppone un illecito accertato. E’ per definizione qualcosa che si sgancia dall’accertamento di una responsabilità. E’ la cosiddetta natura probabilistica: l’interdittiva non ha il fine di sanzionare ma solo di prevenire, in base ad una diagnosi probabilistica. Vuole scongiurare l’infiltrazione, non punisce. Al massimo è anticipatoria della punizione. Il “più probabile che non” esclude le regole probatorie del processo penale. Non si tratta di provare l’infiltrazione. Il problema, però, è che la stragrande maggioranza delle imprese colpite non sopravvive, come ammesso dalla stessa ex ministra della Giustizia Cartabia.
La normativa è stata riformata, con l’introduzione dell’obbligo del contraddittorio e della prevenzione collaborativa, modifiche foriere di conseguenze per il presidente della Seconda Sezione del TAR Puglia Orazio Ciliberti, ex sindaco di Foggia: “Da questa riforma c’è da attendersi importanti sviluppi anche in ambito giurisprudenziale. Inoltre prevedo una riduzione delle interdittive e un aumento del contenzioso”.
C’è poi l’ammissione al controllo giudiziario, che lo scorso anno diede luogo a un clamoroso scontro tra Tribunale della prevenzione di Bari e Prefettura di Foggia sul caso dei Bagni Bonobo di Francesco Romito a Manfredonia. Di recente, invece, è stata l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ad intervenire sul ricorso del 2022 proposto dal Ministero dell’interno, dalla Prefettura di Foggia e dall’ANAC - Autorità Nazionale Anticorruzione, contro una impresa difesa dall’avvocato Matteo Ciociola, nei confronti del Comune di Mattinata e di una società cooperativa. Si chiedeva la riforma della sentenza emessa precedentemente dal TAR Puglia. A luglio 2022 la III Sezione del Consiglio di Stato deferì all’Adunanza Plenaria la questione “se l’ammissione dell’impresa al controllo giudiziario comporta che il giudice amministrativo – nel corso del giudizio di primo grado o di quello d’appello avente per oggetto l’interdittiva antimafia – debba sospendere il giudizio o debba rinviare l’udienza eventualmente già fissata”. Una questione chiaramente inerente i rapporti tra il giudizio di impugnazione dell’interdittiva antimafia e il controllo giudiziario volontario, o a domanda, cui sempre più spesso le imprese interdette chiedono di accedere. L’impresa in questione è Gentile Impianti srl di Mattinata (più volte citata nel corso degli anni da l’Attacco), che fu interdetta a giugno 2020 dall’allora prefetto di Foggia Raffaele Grassi quando era di fatto gestita da Giovanni Gentile, fratello di Francesco Pio detto Rampino o Passaguai, il cugino e sodale di Mario Luciano Romito (l’assassinato boss del clan Romito-Ricucci-Lombardi) ucciso a Mattinata, davanti alla propria abitazione, il 21 marzo 2019.
L’impresa era però intestata al figlio di Giovanni, cioè Antonio. Alla srl – nata nel 2020 e specializzata negli impianti elettrici - furono affidati dal Comune di Mattinata i campi da calcio in zona Concezione, un caso finito nella relazione prefettizia che nel 2018 determinò il secondo caso di scioglimento per mafia di un Comune in Capitanata. Gentile Impianti srl è inoltre da diversi decenni quella che si occupa per conto del Comune anche nella manutenzione dell’impianto di pubblica illuminazione (gestito da CPL Concordia). In entrambe le situazioni l’impresa è tornata al proprio posto. L’interdittiva fu annullata a dicembre 2020 dal TAR, che affermò che – pur nella metodica presuntiva del “più probabile che non” – “non sia affatto dimostrato il convincimento, manifestato dalla Prefettura, che l’impresa ‘abbia giovato, almeno dal 2006 al 2017, di un favor ingiustificato in rapporti con la pubblica amministrazione, ragionevolmente spiegabile solo alla luce di un “condizionamento ambientale” connesso al potere evocativo della spendita del nome di un clan mafioso’”. Quando c’è stato l’appello di Viminale, Prefettura foggiana e ANAC, Gentile Impianti ha chiesto la sospensione del processo, per la pendenza del procedimento di controllo giudiziario disposto nei suoi confronti dal Tribunale della prevenzione nelle more del giudizio di primo grado. Subordinatamente, l’impresa ha domandato il rinvio della trattazione “ad un’udienza successiva alla scadenza del biennio di controllo giudiziario”.
L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha ora ribadito “l’autonomia degli accertamenti di competenza del Tribunale della prevenzione penale rispetto a quelli svolti dall’autorità prefettizia in sede di rilascio delle informazioni antimafia” e quindi ha affermato il principio di diritto che “la pendenza del controllo giudiziario a domanda non è causa di sospensione del giudizio di impugnazione contro l’informazione antimafia interdittiva”.
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