3,700 euro in contanti e i gioielli di famiglia tra cui le due fedi nuziali: questo il bottino che alcuni malviventi hanno portato via alla povera Maria, pensionata 81enne di San Severo che sabato scorso è stata vittima della cosiddetta truffa del falso nipote. Il bieco meccanismo è sempre lo stesso: tutto comincia con un’innocua telefonata e finisce facendo perdere migliaia di euro alle vittime: la truffa del falso nipote è nota da molti anni ed è ancora una di quelle più utilizzate dai criminali. Questi sono ben organizzati. Negli elenchi telefonici ricercano in modo specifico persone con i nomi più comuni tra gli anziani; la truffa del falso nipote è principalmente rivolta a donne anziane. Dall'indirizzo, i truffatori identificano se la loro vittima viva in un quartiere socialmente svantaggiato oppure in una zona più signorile. In questo modo possono stimare quanto denaro potrebbero riuscire ad estorcere tramite l’inganno. Quando i truffatori chiamano, conducono la conversazione con frasi strategiche in modo da indurre la vittima a pronunciare il nome di un parente o conoscente.
In seguito, fingono di essere questa persona. Raccontano che hanno urgente bisogno di molto denaro. Il motivo: emergenze finanziarie, ad esempio un incidente, debiti o altri guai. I malviventi fanno molta attenzione a tenere la loro vittima sotto pressione, non lasciandole il tempo di consultarsi con la famiglia. Se la vittima acconsente, i truffatori riescono ad ottenere il denaro. Il presunto nipote spiega alla malcapitata di non poter ritirare il denaro e di dover mandare quindi un amico.
Questo è quanto accaduto alla povera Maria ma più che privarla dei suoi averi, il danno che due balordi hanno arrecato all’anziana, peraltro gravemente ammalata e invalida, è stato l'averle inflitto una ferita psicologica che, difficilmente riassorbibile, ne condizionerà drammaticamente il resto della sua vita.
La signora verso mezzogiorno di sabato 8 luglio ha ricevuto una telefonata da un'utenza sconosciuta.
“L'interlocutore – ha raccontato Mauro Nardella, figlio della signora, ispettore di polizia penitenziaria, - si è presentato con voce maschile, parlante la lingua italiana e senza alcun accento dialettale. Lo stesso, spacciandosi per il nipote che peraltro non vive in Puglia ma nelle Marche, le diceva che doveva assolutamente ritirare un pacco dal valore di 4 mila euro altrimenti avrebbe rischiato una grossa multa o finanche andare a finire in galera. Il sedicente nipote ha chiesto alla nonna quindi in prestito la somma indicatale con la promessa che gliel'avrebbe presto restituita”.
A ritirare il denaro ci avrebbe pensato, così come di fatto è avvenuto, un presunto fattorino, accompagnato da un complice alla guida di una non meglio identificata auto bianca.
Il malvivente, dall'apparente età di trent'anni, si è presentato al cospetto della donna completamente vestito di nero, giacca sportiva e pantaloni corti, cappello con visiera e mascherina in tessuto al volto.
La signora, alla quale il falso nipote aveva detto di non chiudere il telefono, probabilmente per avere la certezza che non contattasse i familiari, è riuscita a racimolare solo il denaro che aveva in casa, non l’intera somma richiesta. Per questa ragione il malvivente ha suggerito alla nonna di consegnare all’amico anche dei gioielli in oro, per poter raggiungere l’ammontare che serviva a tirarlo fuori dai guai.
L’anziana, in totale buona fede, ha così messo in un sacchetto di plastica gli oggetti preziosi e le fedi nuziali, compresa quella del defunto marito e consegnato tutto al secondo malvivente.
Sparito nel nulla il complice e chiusa la chiamata col falso nipote, Maria ha contattato la figlia e dopo un controllo incrociato con il vero nipote, acclarata la sua totale estraneità ai fatti, in famiglia si sono accorti della truffa. In quel preciso istante la povera anziana ha accusato un malore.
La donna ha sporto denuncia querela presso il commissariato di San Severo e ad assistere lei e la sua famiglia è l’avvocato Antonio La Scala, del foro di Bari, originario di Manfredonia, spesso al fianco delle vittime di questi e altri abusi con la sua associazione Gens Nova.
“Ringrazio la Polizia di Stato di San Severo per la delicatezza e la gentilezza offerta a mia madre – ha aggiunto Mauro Nardella -. Non sappiamo come si concluderà questa bruttissima vicenda. Quello che mi sento di dire è che a mia madre è stata scippata la dignità. Il clima amorevole dei suoi 5 figli solo in parte lenirà il dolore di aver perso oggetti di valore inestimabile visto che sono correlati a sentimenti maturati in una vita. Sottrarre finanche la fede di mio padre morto 22 anni fa è da vigliacchi, oltre che da ignobili. Non sappiamo se si riuscirà mai a recuperare almeno le due fedi. A tal proposito faccio appello a questi due truffatori, affinché si possano pentire del crimine commesso e farci riavere i preziosi cimeli di famiglia. Vorrei però lanciare una sollecitazione affinché questa barbarie non colpisca altre indifese persone. Al Sindaco di San Severo Francesco Miglio chiedo un fattivo intervento affinché si faccia promotore di una campagna mediatica volta a sensibilizzare gli abitanti della sua città a diffidare da infidi e meschini personaggi di tal specie”.
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