Quella di martedì scorso era la giornata “giusta” per la proliferazione di incendi: terreni e bassa vegetazione infuocati da giorni di caldo torrido, vento di scirocco piuttosto sostenuto e svariati focolai scoppiati in diverse zone della Capitanata, così da rendere difficile anche l’intervento delle squadre di vigili del fuoco e volontari che in queste situazioni si rivelano quanto mai preziose. E’ accaduto sul Gargano ed è accaduto anche sul territorio di Lucera, che per la prima volta in questo 2023 è stato attaccato da un incendio di vaste proporzioni. Le fiamme si sono sviluppate sul cosiddetto “Bosco Cimino”, a una decina di chilometri dal centro abitato, nel triangolo con Pietramontecorvino e Castelnuovo della Daunia, su un’area di diversi ettari caratterizzata dalla presenza di grosse piante arboree di roverella (quercetum pubescentis), lambita dal torrente Triolo.
Bosco Cimino fa parte dell’antica donazione (1935) al Comune di Lucera della nobildonna Giuseppina Spagnoletti Zeuli, e al suo interno si trovava sede anche l’antica mezzana, un complesso di edifici, oggi diroccati, dove i contadini avevano riparo durante le pause dal lavoro o rimessavano attrezzature e mezzi di locomozione. Secondo quanto accertato dai pompieri, in fumo sono andati almeno una dozzina di ettari, con il fuoco presumibilmente partito dall’incendio di sterpaglie su uno dei bordi della strada provinciale che corre lateralmente, quindi un’origine dolosa anche se non è chiaro quanto fosse voluta l’estensione del rogo su un’area adiacente.
Resta confermata, invece, la mano dell’uomo su un episodio analizzato da Antonio Gennarino, responsabile della Guardie Ambientali di Lucera che da otto anni sono convenzionate con la Regione Puglia per l’attività di Anti Incendio Boschivo.
“Martedì purtroppo c’erano le condizioni ideali – ha detto Gennarino, uno dei primi ad arrivare sul posto dopo l’allerta della sala operativa della protezione civile – ed è stato molto difficile domare le fiamme perché il vento spirava contro, c’era molto caldo e il fronte del fuoco era piuttosto vasto".
"Ci siamo trovati di fronte all’ennesima situazione frustrante, perché noi come tanti altri dobbiamo porre riparo alle conseguenze di gesti inconsulti che poi costano fatica, energie e risorse, anche perché poi ci vogliono ore per mettere in sicurezza e bonificare i luoghi dopo lo spegnimento. E’ un peccato assistere a questi fatti che attaccano il nostro patrimonio naturalistico e vanficano occasioni di sviluppo che pure sarebbero possibili”.
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