Può diventare una notizia deflagrante o chiudersi con un nulla di fatto come quando scoppia una bolla di sapone. In queste ore è circolata la notizia del coinvolgimento della famiglia Grieco di Cerignola, in particolare i tre fratelli Antonio, Francesco e Nicola, in una inchiesta su una presunta maxi-truffa legata agli incentivi energetici per gli impianti fotovoltaici. L’indagine, che coinvolge in totale una 60ina di indagati, si è articolata anche in un sequestro di beni in via conservativa di circa 100 milioni di euro eseguito dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Roma. Quasi 10 sarebbero stati sequestrati ai tre componenti della famiglia cerignolana.
“Gli investimenti in materia di energie rinnovabili della famiglia Grieco – hanno spiegato in una nota gli avvocati Roberto Ruocco e Michele Vaira (legali della famiglia Grieco) – sono del tutto residuali rispetto al core business dell’azienda, e hanno come unica finalità quella di sostenere responsabilmente la green economy e contribuire alla transizione ecologica. Rispetto all’indagine della truffa ai danni dello Stato, che vede indagati i presunti ideatori e i relativi prestanome, la famiglia Grieco riveste la qualità di persona offesa avendo acquistato i parchi in assoluta buona fede, come stabilito da una recente sentenza irrevocabile del Tribunale di Milano. Il Gse, Gestore dei servizi energetici – proseguono i legali –, nell’ambito degli accertamenti sulla sussistenza di tutti i requisiti per l’accesso alle previste tariffe, non ha eccepito alcun rilievo. La famiglia Grieco esprime la propria fiducia nell’operato della magistratura contabile che potrà, così come quella penale, apprezzare la linearità della condotta della proprietà e della dirigenza del proprio gruppo aziendale”.
Antonio Grieco – si legge – sarebbe responsabile del danno pari a 3.030.231,57 euro in qualità di legale rappresentante della società Energia Fotovoltaica 4 società agricola a r.l. a socio unico, dal 17/10/2011 al 30/06/2022, società titolare del parco fotovoltaico n. 2 impianto 600069, e per avere sottoscritto la richiesta di erogazione incentivi al Gse (Gestore dei servizi energetici) per lo stesso impianto; e responsabile del danno pari a 2.364.277,39 euro in qualità̀ di legale rappresentante della società Energia Fotovoltaica 83 società agricola a r.l., dal 01/09/2012 al 30/06/2022, società titolare del parco fotovoltaico n. 18 impianto 600604, e per avere sottoscritto la richiesta di erogazione incentivi al Gse per lo stesso impianto; per un totale complessivo pari ad euro 5.394.508,96. Francesco Grieco, invece, sarebbe responsabile del danno pari ad euro 1.950.012,84 in qualità̀ di legale rappresentante della Società Energia Fotovoltaica 60 società agricola arl dall’1° settembre 2012 al 30 giugno 2022, società titolare del parco fotovoltaico n. 4 impianto 600228, e per avere sottoscritto la Dia per lo stesso impianto. Infine Nicola Grieco sarebbe responsabile del danno pari ad euro 2.393.845,56 in qualità̀ di legale rappresentante della società Energia Fotovoltaica 84 società agricola a r.l. dal 23/01/2012 al 30/06/2022, società titolare del parco fotovoltaico n. 18 impianto 600576, e per avere sottoscritto la richiesta di erogazione incentivi al Gse per lo stesso impianto.
Il provvedimento è stato preso dal presidente della Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria partita nel 2020.
Secondo quanto ricostruito dall’accusa, l’imprenditore pugliese Pietro Ninivaggi avrebbe messo su un sistema di 49 società ritenute fittizie – tutte denominate Energia Fotovoltaica – a cui sono stati intestati 21 impianti di fotovoltaico. Lo schema – come è stato definito dagli investigatori – era semplice e sfruttava la norma regionale della Basilicata che consentiva, per gli impianti di dimensioni contenute, di iniziare la produzione di energia rinnovabile e ottenere gli incentivi dal Gestore servizi energetici con la presentazione di una semplice Dia (Denuncia inizio attività). In realtà – secondo gli investigatori – si sarebbe trattato di false attestazioni legate a mega-impianti che avrebbero dovuto essere soggetti a lunghe procedure autorizzatorie.
Alcuni di questi impianti – si apprende dalla richiesta di sequestro – erano anche uno attaccato all’altro non rispettando nemmeno il criterio della distanza di almeno 500 metri tra i parchi fotovoltaici. A Ninivaggi e ai suoi familiari sono stati sequestrati conti correnti, immobili e auto di lusso. L’imprenditore originario di Altamura pochi mesi fa aveva dichiarato pubblicamente di essere disponibile a pagare la quota di debito pubblico spettante a lui e alla sua famiglia per circa 281.400 euro.
Tra gli indagati – si legge sul ilfattoquotidiano.it – figura anche Igor Akhmerov, legale rappresentante della società Ens Solar Five Srl dal 12 maggio 2010 al 6 agosto 2012 e già coinvolto una decina d’anni fa in un’inchiesta simile portata avanti dalla Procura di Milano ma poi completamente assolto, in primo e in secondo grado, con formula piena. Akhmerov, si legge negli atti, è risultato “responsabile del danno erariale” di circa 1 milione di euro (983.392 euro) ma alle verifiche della Gdf risulta nullatenente. L’altro cittadino russo coinvolto nella vicenda è Andrey Seleznev, anche lui “nullatenente”.
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