“Sono una cittadina di San Severo in provincia di Foggia - scrive una donna in una lettera pubblica -. Svolgo in città, al servizio della comunità, il ruolo di operatore di Polizia Locale. Dallo scorso mese di novembre sono vittima di atti persecutori e minacce, perpetrate ai miei danni e caratterizzate da continui appostamenti da parte dello stalker e continui e ripetuti passaggi presso la mia abitazione. Il 26 novembre 2023 detti comportamenti sono sfociati in minacce concretizzate con il primo incendio del mio veicolo”.
“Alla iniziale denuncia per atti persecutori, minacce ed estorsioni legate all’esercizio delle mie funzioni: semplicemente perché ho fatto dei verbali!, hanno fatto seguito numerosissimi nuovi comportamenti vessatori e persecutori, tutti debitamente denunciati e supportati da prove certe”.
“Il 19 agosto u.s. rinvenivo nella cassetta postale un biglietto con chiare ed inequivocabili minacce rivolte alla mia persona, cui ha fatto seguito questa scorsa notte l'ennesimo incendio del veicolo che ho acquistato dopo la distruzione del primo”.
“In tutto questo lasso di tempo e ancor più oggi, gli inquirenti e la magistratura non sta adottando alcun provvedimento preventivo e cautelare nei confronti della persona pluridenunciata!!”.
“A ciò si unisce l’indifferenza piena da parte del datore di lavoro che prima di tutti dovrebbe attivarsi per garantire tutela, protezione e sostegno a quella che, nel fare bene il suo mestiere, si è ritrovata sola e abbandonata da tutti. Il comando tutto, il comandante, il sindaco, il dirigente e l’assessore al ramo nessuno che abbia convocato o chiesto delucidazioni, limitandosi ad escludermi dal servizio esterno. Il mio superiore e l’amministrazione tutta, dopo gli attentati, né mi hanno raggiunta, nè mi hanno convocata, tanto meno mi hanno garantito assistenza di ogni tipo pur coscienti che non ho un mezzo di trasporto e vivo sola con mia figlia senza parenti alcuni perché originaria di altro paese”.
“Nessun articolo, nessuna parola in merito…”.
“Questo è ciò che deve subire un tutore della legge nell’esercizio delle sue funzioni in una città dove il sindaco è portavoce della legalità e della sicurezza?”.
“Chiedo che venga fatta luce e chiarezza. Chiedo in nome del mio essere donna, poliziotta, madre single che si attivino e si mettano in campo tutti gli strumenti a tutela e che vengano puniti non solo gli autori del vile gesto per i quali è in moto già la macchina giudiziaria, che si solleciti quest'ultima nella sua inspiegabile inerzia! ma soprattutto che rispondano della gravissima omissione i suoi superiori e l’amministrazione che comodamente seduti sulle loro poltrone, ignorano la gravità della situazione”.
“Oppure dobbiamo attendere un tragico epilogo?”.
“In questo periodo storico così fortemente provato da notizie su violenze alle donne, codice rosso ed atti persecutori, non si può sottacere e restare impassibili nel vedere una donna in divisa vivere nel terrore delle minacce e dell’abbandono.
Tutti sanno e tutti tacciono!!”.
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