Si torna a sparare nel rione Candelaro di Foggia dove due sere fa, in piazza Caldarazzo, nel cuore del quartiere, due persone – zio e nipote – sono rimaste ferite da alcuni colpi di arma da fuoco. Ma veniamo ai fatti. Erano circa le 21 quando due uomini, zio e nipote, sono rimasti feriti a seguito di una sparatoria avvenuta nei pressi della loro abitazione. Un uomo di 49 anni agli arresti domiciliari e suo zio, un 69enne che in quel momento era in casa, sono stati raggiunti da più colpi di arma da fuoco. Il nipote colpito alle gambe è stato trasportato d’urgenza in ospedale, lo zio, invece, se l’è cavata con una prima medicazione. Ancora increduli gli abitanti del posto che ieri mattina sono stati raggiunti da l’Attacco. Nessuno, però, ha voluto rilasciare dichiarazioni. L’episodio si aggiunge ad un lunga scia di sangue registrata per le strade di Foggia, a circa un paio di anni dall’efferato omicidio avvenuto in via Lucera, all’incrocio con viale Candelaro, a due passi dalla parrocchia del Sacro Cuore quando venne ucciso un noto pregiudicato del posto. Un dato rilevante, al di là dell’aspetto criminale del gesto, è che tanto in questa occasione quanto in quella precedente sembrerebbe che le persone del rione Candelaro siano ormai assuefatte da episodi forti di criminalità. Come più volte denunciato da alcuni residenti sembrerebbe che una sparatoria non faccia più notizia, anzi sia diventata quasi una regola, una sorta di costante della quotidianità.
C’è chi giura, infatti, che la vita subito dopo questi episodi sia tornata a scorrere in modo tranquillo e naturale. Parole che ci fanno ricordare quelle pronunciate due anni fa da don Antonio Carbone, all’epoca sacerdote della parrocchia del Sacro Cuore di Foggia, poi succeduto da don Cristiano Ciferri, quando proprio a l’Attacco confessò che “subito dopo la sparatoria, i giovani hanno ripreso a giocare a pallone in quella piazza come se non fosse accaduto nulla. Si respira aria di assuefazione da queste parti”.
Ascoltato ieri anche il responsabile dei salesiani, don Antonio Campo. “Dopo l’omicidio credevamo che questi gesti fossero legati ad un triste passato, ma ci sbagliavamo- afferma – ancora oggi torniamo a a parlare di sparatorie, seppur senza morti ma molto gravi per l’intera comunità. La verità è che tali gesti rischiano di diventare abitudine, si fa rumore nei primi istanti, si sentono le sirene, qualcuno si ferma un attimo. Ma già ieri sera ad esempio, dopo appena mezz’ora dall’accaduto, la gente ha continuato ad andare avanti come se nulla fosse successo. Il rischio più grave è quello di cadere nell’abitudine. Purtroppo da una parte se ne parla, ma dall’altra ci si convince che poteva succedere. Ciò che dovrebbe risultare strano passa poi nell’ordinario. A Foggia si cade nell’abitudine di ciò che non va. Non è normale che si spari per strada”.
L’oratorio dei salesiani, al Sacro Cuore, svolge attività quotidiane per aiutare a 360 gradi la comunità di Candelaro, soprattutto i suoi giovani. Cruciale il ruolo che gioca in uno dei quartieri più ostici della città.
“L’impegno primario è quello di parlarne affinché tutto questo non diventi abitudine, appunto – confessa il sacerdote – dobbiamo dare ai nostri ragazzi un’altra possibilità, farli capire che è possibile intraprendere altre strade, sognare e realizzare un futuro migliore. Come? Attraverso il gioco, lo studio, lo stare insieme, mediante il rispetto delle regole e reciproco”.
“Dal canto loro le istituzioni stanno dando una grande mano nell’ultimo periodo, anche a fronte delle grandi difficoltà – in primis numeriche – del personale. Al contempo, però, anche il cittadino può e deve fare la sua parte, almeno nel denunciare le cose che non vanno”.
Sul caso indagano gli inquirenti; avviati gli accertamenti del caso allo scopo di ricostruire la dinamica dell'accaduto e capire se dietro l’episodio ci sia la mano della criminalità organizzata.
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