d'Arienzo contro l'Attacco, tutte le bugie della scomposta reazione del sindaco/referente di Avviso Pubblico

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Non ha voluto mai rispondere alle domande poste – dalla stampa e dalla comunità - sul suo operato e sul caso Santamaria il coordinatore regionale di Avviso Pubblico Pierpaolo d’Arienzo, sindaco di Monte Sant’Angelo e segretario provinciale del Pd di Capitanata. In compenso il dem ha pubblicato martedì mattina su Facebook un post con cui ha sfogato tutta la propria rabbia contro l’Attacco e contro chi scrive, una reazione scomposta e sguaiata densa di falsità, probabilmente connessa al fatto che la vicenda ha valicato i confini locali ed è arrivata ai vertici nazionali di Avviso Pubblico. “Ho formalmente richiesto chiarimenti sugli eventi da voi riportati agli enti interessati. Non appena ricevo il riscontro sarà mia cura contattarla”, ha fatto sapere martedì mattina a l’Attacco Roberto Montà, presidente dell’associazione Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni contro mafie e corruzione. Un’ira, quella di d’Arienzo, che lo portato a mettere assieme numerose inesattezze e menzogne. 

“Un quotidiano locale continua a dare fake news e a buttare fango su tutto e tutti! Non posso più sottacere di fronte a questo metodo delinquenziale. Lo stesso giornale che ha fatto da ufficio stampa ai miei avversari politici”, è stato l’esordio del pavido sindaco (che per tentare di evitare querele non ha avuto nemmeno il coraggio di chiamare per nome giornale e articolista, che invece fanno sempre nomi e cognomi). 
Prima falsità, perché nessun giornalista de l’Attacco ha mai fatto da ufficio stampa agli sfidanti di d’Arienzo. La presenza a eventi delle campagne elettorali di Monte Sant’Angelo è avvenuta sempre come testata giornalistica indipendente. La commistione non ci appartiene, a differenza di quanto avviene al Comune di Monte Sant’Angelo, dove l’addetto stampa di d’Arienzo Pasquale Gatta, membro dell’ufficio di staff, è onnipresente: ufficio stampa non solo dell’ente ma anche del Pd di Capitanata, coordinatore della candidatura a Capitale della cultura a Monte e ora ad Alberobello, cofondatore con la moglie dell’agenzia Scopro (che è stata portata nel “pacchetto” Gatta+Scopro anche ad Alberobello e che lavora anche per conto del Comune di Mattinata). 

“Da giorni mi attaccano perché il Comune di Monte Sant’Angelo ha fatto uno scorrimento di graduatoria a seguito di un avviso pubblico”, ha continuato d’Arienzo. “Un procedimento completamente estraneo alle funzioni attribuite agli organi politici di un Comune e che ha portato a selezionare in maniera oggettiva gli aventi diritto”. Seconda falsità: il caso è nato dalla decisione preliminare assunta dai due Comuni di stipulare una convenzione che permettesse all’ente di d’Arienzo di attingere alla graduatoria dell’ente di Bisceglia. E non si tratta di soli atti dirigenziali: è servita una delibera della giunta mattinatese (con Bisceglia assente, evidentemente per il conflitto di interessi, mai reso pubblico però come invece impone la Carta di Avviso Pubblico) per dire sì alla richiesta giunta dal Comune di Monte, frutto di una delibera della giunta d'Arienzo, e autorizzare l’uso della propria graduatoria. La decisione di attingere a una graduatoria di altro ente per colmare lacune nel proprio organico è sempre politica, perché le strade possibili sono diverse. L’amministrazione può decidere, ad esempio, di fare un concorso. Cose banali da ricordare e che è indecente tentare di nascondere dietro un semplice “scorrimento di graduatoria”. Una graduatoria i cui nomi erano già noti nel momento in cui i due enti si sono accordati. Dunque i due sindaci non pensino di fare opera di distrazione insultando il giornale: per chi professa la legalità, la piena trasparenza ed è a capo di Avviso Pubblico (ma in realtà per ogni amministratore pubblico) è doveroso non solo seguire la legittimità degli atti ma anche l’opportunità politica degli stessi e fare in modo che nulla possa suscitare sospetti come quelli scatenatisi per il caso del cognato di Bisceglia. Sospetti che, per qualcuno, Santamaria tentò di sviare rinunciando al posto presso il Comune di Mattinata. 

“Di questo risponderò in modo dettagliato e puntuale nelle sedi opportune (consiglio comunale, etc.) e non a soggetti che sistematicamente violano le basilari regole deontologiche della propria professione”, prosegue d’Arienzo. Terzo passo falso. La Carta di Avviso Pubblico all’articolo 17 prescrive: “L’amministratore/amministratrice risponde in maniera collaborativa, sincera e completa a qualsiasi ragionevole richiesta di informazioni da parte della stampa o di altri mezzi di comunicazione per quanto riguarda l’esercizio delle sue funzioni”. E non parla di stampa ritenuta allineata e amica. Al giornalista si risponde anche quando non se ne apprezza lo spirito autonomo e critico. E si risponde alla propria comunità, cosa che finora i due sindaci non hanno fatto a fronte delle svariate richieste di chiarimenti che ci sono state. “Un buon giornalista non pubblicare semplicemente un post di Facebook scritto da “quattro scappati di casa”, posti ai margini di una comunità e sonoramente bocciati in ogni occasione in cui si sono proposti”, dice ancora il sindaco. Fa davvero raccapriccio che il segretario provinciale del Partito democratico e che firma la Carta di Avviso Pubblico abbia questa concezione della democrazia. Insultare gli oppositori come “quattro scappati di casa” la dice lunghissima sull’idea reale che d’Arienzo (ma il post è stato condiviso anche da Bisceglia) ha del ruolo della minoranza, fondamentale perché un sistema sia democratico.  

Poi l’altra falsità sul negazionismo della mafia: anche a voler tacere delle minacce e attenzioni mafiose che hanno avuto quale destinataria in questi anni chi scrive, l’Attacco da tempo studia la normativa antimafia, ne evidenzia i limiti, promuove un dibattito che vada oltre la sterile propaganda (usata da tanti per carriere, vantaggi, immagine). Un dibattito sulla possibilità di una riforma che migliori la legge e permetta davvero di contrastare al meglio le pressioni mafiose negli organi di governo e nel tessuto economico. “Le mele marce di questa bella professione riceveranno il giusto trattamento che meritano”, è stato l’orrido finale di d’Arienzo. Un linguaggio minaccioso. 
                                     

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testatina dillo al direttore WEB

 

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