Scene da film sulla Bradanica, bretella tra Melfi e Candela al confine tra Puglia e Basilicata. All’alba di giovedì mattina, un commando di banditi – muniti di punte a quattro chiodi ed esplosivo – ha assaltato un furgone portavalori dell’impresa Cosmopol. La banda, composta da sei persone, ha agito a bordo di due auto. Una Stelvio, con quattro di loro, ha affiancato il blindato. Da questa, i criminali hanno sparato in aria alcuni colpi d’arma da fuoco e tamponato il furgone con il denaro. La seconda una Bmw, con altri due soggetti malavitosi, che hanno provveduto a bloccare l’arteria stradale posizionando un mezzo pesante al centro della carreggiata e fermando un autobus di linea con a bordo dei lavoratori pendolari diretti allo stabilimento Stellantis, sparandogli alle ruote. Una volta bloccata la circolazione con dei chiodi posizionati sull’asfalto, i malviventi hanno fatto scendere dal blindato i due operatori e fatto esplodere il mezzo, riuscendo a portare via sei o sette plichi contenenti circa 400mila euro. Ad agire, insomma, veri e propri professionisti del crimine. Quella dell’assalto ai portavalori, infatti, è ormai una pratica diffusa in Capitanata, dove episodi di questo tipo avvengono continuamente da diverso tempo. “Sono bande armate in grado di ricevere informazioni e colpire in ogni parte del paese, grazie a un’ampia rete di fiancheggiatori”, ha spiegato il pm Antonio Laronga, che ha diretto le operazioni dell’ultima indagine, terminata con 17 arresti. “C’è un nucleo che pianifica i colpi ed è in grado di aggregare gli specialisti in modo modulare, ovvero a seconda del tipo di colpo da mettere a segno”, ha raccontato. “Tra questi, ci sono ad esempio i cassettari, ovvero gli esperti nell’uso di fiamme ossidriche e moto-troncatrici necessarie per sventrare blindati e caveau nel più breve tempo possibile. Ci sono poi altri livelli, che includono autisti e soldati, quelli che aprono il fuoco in caso di pericolo, e infine i ladri di mezzi (autovetture, camion e ruspe) che vengono dati alle fiamme per bloccare le strade e rallentare l’intervento delle forze di polizia. Sono colpi studiati nel dettaglio, in cui ognuno sa esattamente cosa fare. Sono attacchi sincronizzati, come in guerra”.
Prima di ogni assalto, secondo la relazione della Dia, questi gruppi compiono sopralluoghi e monitoraggi dei transiti dei veicoli da assaltare, preparando la scena del crimine già alcune ore prima, attraverso taglio o smontaggio di porzioni di guardrail, collocando lungo la strada catene e bidoni con chiodi, frapponendo auto e veicoli rubati anche durante l'assalto ad alcuni viaggiatori. In alcuni casi i mezzi vengono dati alle fiamme per ostacolare o ritardare la reazione delle forze di polizia. I malviventi adoperano anche disturbatori di frequenza ad ampio raggio per impedire le comunicazioni tra le forze di polizia e non solo.
“Funziona come nei bandi di concorso”, dice ironicamente l’ex questore Claudio Lecci a l’Attacco. “Quando c’è da fare un’operazione di questo tipo, la banda che l’ha programmata recluta il personale. Attraverso schede cellulari monouso, fanno un giro di telefonate per sondare le disponibilità. Se hanno bisogno, faccio per dire, di una motosega, si rivolgono a determinati soggetti. Se uno di loro, ad esempio, è in carcere, vanno dal suo allievo. Ma non crediate che ci sia tanto lavoro dietro, da parte loro. Funzionano come delle imprese specializzate. A seconda delle circostanze, di quello che serve per l’operazione, sanno a chi rivolgersi. E poi, in base alla disponibilità di ognuno, formano la squadra”.
“Tra Cerignola e Canosa c’è una specie di scuola di formazione. Ognuno, tra quelli esperti, ha i suoi allievi, e di volta in volta li manda a formarsi sul campo. Da questore, quando conducevo le indagini, risalivo ai colpevoli in base al loro modus operandi. Se agivano in una determinata maniera, appartenevano a una determinata scuola. E quindi si cercava tra quelli. Poi col tempo si sono allargati. Adesso operano anche fuori regione, al Nord. Ma come una vera e propria impresa di professionisti, con mansioni, turni, compiti. Come si fa tra colleghi, insomma. Sono come un’impresa, ecco”, ha concluso l’ex questore.
“Non vorrei dare informazioni sbagliate, essendo passato un po’ di tempo, ma le modalità con cui operano mi sembrano essere le stesse del mio biennio a Foggia”, spiega a l’Attacco il questore Mario Della Cioppa.
“Sono organizzazioni talmente preparate, che operano con talmente tanta conoscenza del territorio, che non hanno neanche bisogno di fiancheggiatori locali o di esperti da fuori. Anzi, sono loro talvolta ad essere degli esperti da fuori in altre zone. Su quella strada ci sono stati almeno 6 o 7 episodi di questo tipo. Lo fanno, ormai, con una naturalezza disarmante da decenni”, conclude.
Per gli esperti, la base logistica di questi malviventi è Cerignola. Alcuni gruppi, tuttavia, fanno capo anche ad Andria e Bitonto. Molti, infine, provengono da Orta Nova. Dagli anni Novanta in poi, queste bande specializzate negli assalti hanno esportato le loro strategie criminali in tutta Italia. Sono innumerevoli, infatti, gli episodi avvenuti nella penisola riconducibili alle organizzazioni pugliesi, e in particolare foggiane. Il fenomeno, in definitiva, appare lontano dalla risoluzione, nonostante i continui arresti da parte delle autorità che si succedono in provincia.
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