Accusato ingiustamente, assolto ma tuttora sospeso dal servizio e in attesa di tornare al proprio lavoro di medico del Policlinico Riuniti di Foggia. E’ l’odissea vissuta dal professore barese Fabio Bartoli, associato di Chirurgia pediatrica dell'Università di Foggia cui nel 2023 due colleghe di lavoro contestarono episodi di presunte molestie, maltrattamenti e abuso sessuale. Lo scorso 24 febbraio la gip del Tribunale di Foggia Rita Benigno lo ha assolto dall'accusa di violenza sessuale, perché è insufficiente la prova che il fatto sussista. Al professore, il 26 giugno 2023 fu notificata la delibera del direttore generale con la quale lo si accusava genericamente di “gravissime mancanze ai doveri di ufficio”, disponendone la sospensione ed allontanamento dal Policlinico di Foggia. Poi, il 3 luglio dello stesso anno l’Ateneo gli comunicò l'apertura di un procedimento disciplinare allegando la documentazione posta alla base della delibera. “Solo in quel momento, finalmente venni a conoscenza delle accuse rivoltemi”, ovvero di presunti comportamenti molesti e persecutori nei confronti di due dottoresse del reparto guidato da Bartoli. “Il collegio di disciplina sospese il procedimento disciplinare a mio carico in attesa dei doverosi accertamenti da parte della magistratura. Successivamente, appresi che solo una delle due dottoresse aveva sporto denuncia presso la Procura di Foggia per i reati di atti persecutori e violenza sessuale”. La dottoressa aveva avuto una relazione affettiva col professore in precedenza. In seguito alle indagini preliminari svolte dalla Procura di Foggia, il sostituto procuratore Vincenzo Bafundi chiese ed ottenne l’archiviazione per gli atti persecutori. Il professore fu però rinviato a giudizio per la presunta violenza sessuale. All’esito del processo che si è svolto con il rito abbreviato è arrivata l’assoluzione, con sentenza del 24 febbraio scorso. “Ha posto finalmente fine al mio calvario giudiziario, mandandomi assolto dalla residua imputazione di violenza sessuale. In definitiva, dopo quasi due anni, sono stato riconosciuto completamente innocente rispetto a tutte le accuse rivoltemi”. L’Attacco lo ha intervistato.
Professore, quanto è durata la sua sospensione dal servizio?
La sospensione è ancora in essere. Mi arrivò senza che avessi ricevuto alcuna informazione preventiva, senza possibilità di contraddittorio e di difesa. Tutto avvenne a mia insaputa. Una sospensione illegittima e immotivata.
Oggi prevale la soddisfazione per l’esito processuale o l’amarezza per quanto le è accaduto?
Da un lato sono soddisfatto per l’assoluzione perché la mia dignità di uomo e di professionista era ed è per me la priorità assoluta. Però resta l'amarezza per esser stato trattato in questa maniera, dopo tantissimi anni di lavoro eccellente senza aver mai ricevuto una contestazione o un procedimento giudiziario.
Ha qualche rammarico? E' pentito di qualcosa?
Sono convinto che avrei dovuto restare a lavorare all'estero, dove ho vissuto a lungo e in vari Paesi. E’ stata una scelta sbagliata, l'errore più grave, tornare in Italia. Inoltre mi pento di aver dato fiducia a determinate persone. Sono profondamente convinto, dall'alto della mia esperienza, che l’ambiente trovato qui non rispondeva alle aspettative di un professionista che si impegna esclusivamente al servizio dei pazienti. Ci sono troppi affari collaterali che incidono sul lavoro.
Cosa intende dire?
Intendo che non ho trovato un ambiente adatto allo sviluppo e crescita di chi, come me, si concentra solo sul suo lavoro e chiede di essere valutato solo per questo. Il mio curriculum è senza dubbio il più qualificato non solo al Policlinico Riuniti nel campo della chirurgia pediatrica ma anche nella nostra regione, eppure è sotto gli occhi di tutti come è stata gestita questa vicenda. Se avessi continuato la mia esperienza all'estero sarei oggi un professionista molto più sereno.
Pensa che abbiano inciso anche questioni interne ad Unifg?
Le dinamiche esistenti nella mia Università mi lasciano perplesso ma non voglio approfondire in questa sede.
Agirà per il risarcimento danni e con una denuncia per calunnia?
Questa vicenda giudiziaria ha sollevato più domande che risposte, decideremo coi miei legali ma di certo c'è una domanda di giustizia da parte mia. Attendo di avere tutti gli elementi a disposizione, anche le motivazioni della sentenza di assoluzione.
Com’è cambiata la sua vita in questi due anni?
E’ stata totalmente stravolta, la vicenda ha avuto ripercussioni drammatiche. La mia vita era dedicata al lavoro, alla cura dei bambini, alla formazione dei medici. Adesso, invece, trascorro il mio tempo a casa visto che non sto ancora lavorando e non vedo più i miei colleghi. Ciò mi genera ansia e stress.
Ha sentito il rettore Unifg Lo Muzio?
Il rettore è soddisfatto, chiaramente, per l'esito di questa vicenda. Ora mi aspetto determinazioni conseguenti da parte dell'azienda e di Unifg per il reintegro, perché la sospensione dal servizio da parte dell’azienda ospedaliera e l'apertura del procedimento disciplinare da parte dell'Ateneo non avevano motivo di esistere. Erano basate su generiche accuse che non hanno trovato alcun riscontro, senza dimenticare che sussisteva la presunzione di innocenza. Se si viene sospesi in maniera ingiusta credo che si debba essere risarciti ma sarà qualcosa di cui si occuperanno i legali.
Cosa pensa della normativa del Codice rosso?
Ho approfondito molto la questione. Il problema dei maltrattamenti, della violenza e degli abusi sessuali ai danni delle donne è reale e quotidiano, come purtroppo dimostrano le cronache continuamente. Allo stesso tempo, molti magistrati hanno sollevato, anche all'attenzione del Parlamento, la questione di un certo abuso di questa normativa, che ha subito un'evoluzione nel senso di maggiori garanzie anche per chi viene accusato. Questo perché le accuse false di alcune donne chiaramente sono un danno anche per quelle che invece ricorrono in maniera fondata alla normativa. Se bisogna procedere sulla base delle sole affermazioni di una donna allora c'è da aver paura anche solo a restare in una stanza solo con una donna perché sai che può portarti in giudizio. Per ciò che riguarda il mio caso, dispiace che siano stati adottati provvedimenti così gravi e sanzionatori nei miei confronti senza elementi oggettivi, senza alcun provvedimento di un giudice. Tutte le singole accuse e gli episodi contestati si sono rivelati inconsistenti se non addirittura falsi. L'unica che cosa che ha tenuto in piedi l'impianto accusatorio è stata la normativa del Codice rosso. Quelle accuse hanno registrato zero riscontri, c’è stata invece una marea di riscontri per me.
E’ finita qui o ci sarà un prosieguo?
Questa è una vicenda che nella sua globalità è ancora all'inizio. Siamo ancora all'inizio.
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