Commissione parlamentare antimafia convoca una decina di ex Sindaci di Comuni sciolti, Riccardi: “Serve riforma”

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Il 15 ottobre 2019 resterà una data indelebile nella memoria collettiva di Manfredonia: è il giorno in cui il Consiglio comunale venne sciolto per “accertati condizionamenti da parte delle locali organizzazioni criminali”. Una decisione che ha avuto un impatto devastante sulla comunità sipontina e sugli amministratori coinvolti, segnando anche l’inizio di un lungo calvario umano, politico e giudiziario per l’ex Sindaco Angelo Riccardi. Nei giorni scorsi, l’ex primo cittadino è stato audito dalla Commissione Parlamentare Antimafia - nell’ambito dei lavori del III Comitato permanente sulle infiltrazioni mafiose negli enti locali - presieduta dal senatore Salvo Sallemi. Un’audizione che, come Riccardi stesso ha raccontato, rappresenta per lui non solo un momento di confronto istituzionale, ma anche l’occasione per denunciare le gravi criticità di un sistema che, a suo dire, risulta arbitrario, sproporzionato e lesivo dei diritti fondamentali di amministratori e cittadini. “La Commissione ha deciso di ascoltare una decina di Sindaci, ritenuti i casi più emblematici, al fine di raccogliere suggerimenti e indicazioni – spiega Riccardi a l’Attacco – per valutare l’eventuale riforma dell’articolo 143 del TUEL (cioè quello che disciplina gli scioglimenti per sospette infiltrazioni mafiose, ndr)”. Come l’Attacco ha successivamente potuto riscontrare da fonti confidenziali, ci sono almeno altri 8 ex Sindaci che relazioneranno al Comitato: uno ogni settimana. Oltre a Riccardi, infatti, nella lista ci sono Demetrio Arena (Reggio Calabria), Salvo Astuti (Plagonia), Antonio Camarda (Castiglione di Sicilia), Guglielmo Cavallo (Ostuni), Massimo Lanzillotti (Carovigno), Gianni Marra (Squinzano), Anna Romina Muraca (Petronà), Rosario Sergi (Platì). L’audizione di Riccardi è durata una trentina di minuti, nel corso dei quali “ho parlato del caso Manfredonia. Della limitazione dello strumento, della eccessiva discrezionalità con cui viene utilizzato e l’assenza della fase cosiddetta del contraddittorio. Ho, quindi, evidenziato le possibili ipotesi di riforma dello strumento”.

Dopo aver guidato la città dal 2010 al 2019, si è trovato improvvisamente privato della possibilità di difendersi in un vero contraddittorio, colpito da un provvedimento che definisce “preventivo” solo sulla carta, ma che nei fatti assume i tratti di una sanzione definitiva e irreversibile. “Ho condiviso con i commissari la drammaticità personale e collettiva di un provvedimento che, pur definito ‘preventivo’, nei fatti assume i tratti di una misura sanzionatoria, applicata senza contraddittorio, senza verifica giurisdizionale autonoma e in assenza del giudizio di un soggetto terzo e imparziale”, afferma sottolineando il rischio che lo scioglimento si trasformi in uno strumento opaco, arbitrario e politicamente orientabile.

Durante l’audizione, Riccardi ha anche illustrato le finalità dell’associazione ‘Giù le mani dai sindaci’, di cui è presidente. L’associazione nasce per offrire ascolto, supporto e rappresentanza a chi è colpito da provvedimenti sproporzionati, e per costruire una rete di proposte concrete a tutela della democrazia locale. “È urgente trovare un equilibrio tra la protezione dei diritti individuali, la certezza del diritto e la promozione di valori come trasparenza, equità e rispetto dei diritti fondamentali”, hanno detto i promotori dell’associazione, soprattutto nelle realtà complesse del Sud Italia.

“Non possiamo più tollerare l’abuso arbitrario di una normativa che consente lo scioglimento di un Comune su basi così fragili e inconsistenti, se non addirittura inesistenti. Questo non solo mina la democrazia, ma danneggia significativamente l’intero Mezzogiorno”, si legge in una dichiarazione dell’associazione, che denuncia anche il rischio di scoraggiare chiunque voglia candidarsi per un incarico amministrativo, creando un clima di timore costante e mettendo a rischio la reputazione e il lavoro degli amministratori locali.

Non è mancato il tempo per sottolineare l’anomalia dell’impiego durante i commissariamenti degli stessi dirigenti e funzionari che avevano operato nel periodo precedente allo scioglimento, spesso coinvolti nelle criticità accertate. 

“Non puoi mandare a casa la classe politica e poi chi gestisce concretamente le dinamiche amministrative resta al suo posto – la riflessione che affida a l’Attacco -. Serve, invece, una discontinuità reale, con l’impiego di nuove risorse umane, competenti, autonome e prive di legami con i sistemi locali di potere, per ricostruire la fiducia dei cittadini”, il suo punto di vista.

Non meno importante, secondo Riccardi, è la necessità di rivedere la disciplina dell’incandidabilità, che oggi viene spesso applicata in modo automatico, senza un’effettiva valutazione delle condotte individuali, con effetti profondamente lesivi della dignità personale e del diritto alla partecipazione politica. 

Dopo aver esaurito tutti i gradi di giudizio previsti dall’ordinamento italiano – con la Corte di Cassazione che ha confermato la sua incandidabilità, senza entrare nel merito ma limitandosi a un giudizio di legittimità – Riccardi ha deciso di rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Il suo ricorso, dichiarato ammissibile, si concentra su due questioni fondamentali: da un lato, la legittimità dello scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose; dall’altro, l’automatismo delle misure di incandidabilità che colpiscono gli amministratori coinvolti.

La sua battaglia, dunque, non è solo personale, ma si propone di sollevare un tema che riguarda la tenuta dello stato di diritto e la tutela delle garanzie democratiche in Italia. “Attendo con ansia l’esito, visto che ormai sono passati due anni e non si riesce ancora a saperne nulla. Abbiamo avanzato un sollecito e ho appena verificato sul portale della CEDU: come è scritto da tempo, il mio ricorso risulta in attesa di giudizio”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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