“Se c’è una cosa che il PNRR ci ha insegnato è la necessità di essere celeri e rispettare scadenze inderogabili. Peccato che non lo abbiamo compreso affatto”. Lo sfogo arriva a l’Attacco da fonti interne al Politecnico di Bari, che preferiscono restare anonime e che stanno seguendo gli approfondimenti realizzati su queste colonne in merito alla occasione persa di usare i fondi dell’apposita misura del Piano nazionale di ripresa e resilienza per l’eliminazione dei ghetti di Capitanata, dove vivono migliaia di lavoratori migranti. Un’occasione unica, giacchè su 200 milioni di euro stanziati in Italia a tal fine ben 114 milioni di euro erano stati destinati alla provincia di Foggia, i cui insediamenti abusivi rappresentano una vergogna nota a livello europeo. La scadenza di giugno 2026 per l’ultimazione degli interventi proposti dai Comuni è ormai ad un passo e forse solo gli enti più piccoli, come Carapelle e Carpino, riusciranno a raggiungere l’obiettivo. Nulla da fare, invece, per i progetti più grandi come quello relativo al ghetto di Borgo Mezzanone, dove vivono migliaia di lavoratori migranti in condizioni disumane e indegne di un Paese civile. Le speranze che si nutrivano negli scorsi anni erano grandi, anche per via della garanzia rappresentata dal coinvolgimento di una realtà autorevolissima e prestigiosa come il Politecnico di Bari, che aveva prodotto il documento “Oltre il ghetto - Strategie insediative per il superamento degli insediamenti informali dei lavoratori agricoli migranti”, un accurato lavoro coordinato, in qualità di responsabili scientifici, dai professori Francesco Defilippis, Nicola Martinelli e Carlo Moccia.
Le attività di consulenza svolte dal dipartimento ArCoD (Architettura, Costruzione e Design) del Poliba si sono inquadrate nell’ambito del protocollo di intesa tra Regione Puglia, Università Aldo Moro di Bari, Politecnico di Bari e Università di Foggia per supportare il Comune di Manfredonia (beneficiario della misura del PNRR) nella elaborazione e territorializzazione del P.A.L., il Piano di azione locale. Tali attività avevano l’obiettivo di individuare gli elementi chiave della strategia, espresse nelle componenti infrastrutturali e non infrastrutturali, per il superamento dell’insediamento abusivo allocato lungo la pista dismessa dell’ex aeroporto militare di Borgo Mezzanone, fornendo una risposta abitativa, lavorativa e di integrazione sociale ai lavoratori migranti che lì risiedono. Nel documento si sottolineava che la concentrazione in un unico sito di un numero molto alto di migranti in condizioni di grave precarietà insediativa determina condizioni di marginalità, degrado materiale, isolamento sociale, con conseguente diffusione dell’illegalità, i cui fenomeni macroscopici sono il caporalato e la criminalità.
“La proposta delineata nel P.A.L. risponde alla domanda abitativa relativa a circa 4.000 braccianti agricoli, stranieri, presenti in questo territorio e nell’insediamento informale di Mezzanone”, si precisava. “L’insediamento, stabile nella precaria consistenza materiale, è caratterizzato da una modalità insediativa variabile - al contempo temporanea e stanziale - con picchi massimi durante il periodo di intensa produzione agricola, ovvero durante i mesi primaverili ed estivi. L’intero processo è svolto in sinergia con la Prefettura di Foggia, Regione Puglia, Comune di Manfredonia, sindacati e commissione straordinaria del Comune di Foggia, amministrazione coinvolta in qualità di altro soggetto attuatore della strategia, al fine di perseguire intese interistituzionali tramite concertazione, promuovere occasioni di condivisione e confronto tra i diversi livelli istituzionali e favorire azioni e politiche integrate nella prospettiva di attuazione della strategia. Tali attività di interlocuzione sono funzionali al coordinamento delle azioni materiali e immateriali e all’acquisizione di eventuali pareri dagli enti sovraordinati per l’attuazione degli interventi, secondo le tempistiche scandite dal PNRR, oltre che per predisporre azioni e politiche di accompagnamento dei lavoratori migranti verso una soluzione alloggiativa stabile e dignitosa. Si delinea così un processo complesso di scala sovracomunale tra il Comune di Manfredonia e Comune di Foggia, formalizzato nell’impegno congiunto e coadiuvato da Regione Puglia e Politecnico di Bari nelle fasi propedeutiche al convenzionamento con il Ministero del lavoro e allo sviluppo dei diversi gradi di progettazione, ulteriori risorse economiche che integrerebbero quanto finora stanziato attraverso il PNRR”.
Una convenzione finita nel nulla, con l’interlocuzione col Poliba arenatasi nei primi del 2025. Oggi, oltre alla delusione di chi sente buttato in mare il lavoro di anni, si registra anche l’analisi amara di alcuni addetti ai lavori, che spiegano come, tra le tante responsabilità esistenti in tale vicenda, ci sia stato anche un evidente errore di fondo.
“Non era l’Università a dover realizzare un progetto. Un Ateneo non può farlo, è competenza dei professionisti. Il Poliba poteva al massimo, come ha fatto, redigere uno studio preliminare e programmatico, ma nulla di più”, affermano a l’Attacco fonti interne alla comunità accademica. “Lo studio del Politecnico è rimasto pura teoria, come si è visto. Non si è mai tradotto in un progetto concreto, oggi non esiste un progetto da cantierizzare. Un processo folle che ha sottovalutato l’importanza ineludibile del fattore tempo. Tutti gli attori in campo hanno una propria responsabilità. Purtroppo il risultato finale di questa storia è che il problema dei ghetti non lo riusciremo a risolvere in Capitanata nemmeno coi fondi del PNRR, continuerà ad affliggere questo territorio. E’ stato commesso un pasticcio nel complesso, di fronte ad un’operazione che richiedeva tempi serrati e che aveva un enorme valore sociale, così rilevante che avrebbe dovuto venir prima di tutto il resto e degli interessi di parte. Si è usato il metodo del “pachiderma universitario” spendendo anni in studi puramente teorici. La colpa non è, quindi, solo di chi ora ci toglie i fondi PNRR perché non li si è spesi in tempo. Sono stati persi anni per fare pura teoria”.
Ma si insinua anche che il coinvolgimento degli Atenei a volte può rappresentare il preludio per filiere di interessi. “Talvolta lo studio di consulenza commissionato ad una Università, come è avvenuto per il Poliba, rischia di servire ad anticipare l’affidamento di incarichi professionali. Insomma, chi ha in mano una convenzione può voler pilotare gli incarichi, nel contesto di una continuità tra Comune-Regione-Ateneo”.
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