Un’operazione coordinata tra le forze dell’ordine e la Procura di Salerno ha portato all’emissione di 21 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati residenti tra Campania e Puglia. L’inchiesta ha fatto emergere un’organizzazione strutturata, sospettata di gestire un vasto sistema di scommesse clandestine e gioco online illegale, con una rete estesa anche fuori dai confini nazionali. Al centro dell’indagine vi è un articolato meccanismo che sfruttava tecnologie digitali avanzate, piattaforme non autorizzate e “totem” installati in pubblici esercizi per eludere i controlli dello Stato.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo avrebbe messo in piedi una vera e propria piramide del gioco illecito, guidata da soggetti considerati i vertici della rete e responsabili della gestione diretta di piattaforme come “Lirebet” e “Lireservice”. Tra questi, secondo l’ordinanza, figurerebbero due persone, una delle quali residente a Manfredonia (Giovanni Petruzzellis, 48enne nativo di San Severo).
Il sistema, secondo gli atti dell’indagine, era basato su una catena ben organizzata. Dalla casa madre che sviluppava i giochi, si passava ai cosiddetti Master Agents, incaricati di acquistare i servizi e di gestire i rapporti con il livello superiore. Questi, a loro volta, si affidavano ai Super Agents, responsabili della distribuzione capillare sul territorio. Alla fine della catena vi erano gli esercenti che ospitavano i totem digitali – bar, circoli, sale giochi – attraverso i quali i giocatori potevano accedere, in maniera apparentemente innocua, a una vasta gamma di giochi e scommesse non autorizzate.
L’inganno si basava su un sistema di interfacce grafiche simulate, simili a quelle di siti e-commerce, che celavano la natura illecita delle transazioni. Gli utenti inserivano somme di denaro per “acquistare servizi”, che in realtà si traducevano in puntate su giochi d’azzardo. Questo sistema, stando alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, permetteva di aggirare le normative e di mascherare efficacemente l’attività illegale.
L’ordinanza sottolinea anche l’aspetto mafioso della vicenda. Le indagini hanno accertato legami tra l’organizzazione e clan storici della criminalità organizzata, tra cui il clan Ercolano-Santapaola di Catania, la cosca Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, la fazione Schiavone dei Casalesi e il clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Non è la prima volta che tali soggetti vengono collegati al settore del gioco illegale: le indagini si inseriscono infatti in un solco già tracciato da precedenti inchieste, come l’operazione Cerberus, che aveva rivelato interessi simili da parte delle stesse organizzazioni.
Il provvedimento, firmato dalla giudice per le indagini preliminari Annamaria Ferraiolo, contesta reati quali associazione a delinquere, esercizio abusivo del gioco, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Tutti legati a un sistema illecito che, secondo la Procura, ha sottratto ingenti somme al circuito legale e ha alimentato flussi di denaro opachi con ricadute potenzialmente gravi per l’economia e la sicurezza pubblica.
Si stima che il giro d’affari possa aver prodotto un introito di oltre 25 milioni di euro. Contestualmente l’organizzazione si è dotata di un complesso sistema di società utilizzate come strumento per riciclare e reimpiegare ingenti dotazioni finanziare anche nel settore immobiliare e che si è avvalso di società cartiere e prestanomi.
Nel corso delle perquisizioni e dei sequestri è emerso anche il livello di sofisticazione tecnologica impiegata per gestire la rete, in grado di aggirare i blocchi imposti dalle autorità italiane ai siti non autorizzati attraverso sistemi di oscuramento e accesso a server esteri. L’intero impianto operativo aveva come obiettivo quello di garantire una continuità nei flussi di denaro illegale, sfuggendo al radar dei controlli statali.
L’operazione, che ha coinvolto decine di agenti tra Campania e Puglia, rappresenta un nuovo tassello nel contrasto al gioco d’azzardo illegale, un fenomeno che continua a dimostrarsi terreno fertile per gli interessi della criminalità organizzata. La rete scoperta non solo minava il sistema legale di concessioni, ma metteva a rischio anche la tutela dei consumatori e l’integrità del comparto. Secondo la magistratura, è indispensabile intervenire con decisione per disarticolare simili strutture e restituire legalità a un settore strategico per l’economia del Paese.
Il provvedimento cautelare oggi eseguito non comporta alcun giudizio di responsabilità definitivo, essendo sottoposto al vaglio dei giudici competenti nelle fasi ulteriori del procedimento penale e comunque è sempre impugnabile dinanzi al Tribunale del Riesame.
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