Gigantografie a colori di defunti e scritte su pareti cappelle comunali: spettacolo osceno al cimitero di Foggia

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Il cimitero di Foggia, luogo che dovrebbe custodire silenzio, rispetto e uguaglianza nella morte, sta diventando teatro di una deriva inaccettabile e profondamente offensiva per la collettività. Le cappelle comunali risultano da mesi deturpate da fotografie di grandi dimensioni, vere e proprie gigantografie raffiguranti giovani defunti e scritte installate senza alcuna autorizzazione e in aperta violazione delle norme vigenti.

Non si tratta di un dettaglio estetico né di una questione di sensibilità personale: siamo di fronte a un abuso. Le cappelle comunali sono beni pubblici, spazi regolamentati da precise disposizioni amministrative e cimiteriali. Nessun cittadino può appropriarsene, modificarle o personalizzarle a proprio piacimento. Eppure, accade. Nell’indifferenza generale. 

E’ stata fatta la segnalazione alla sede degli uffici comunali nel cimitero ed è stata chiesta ragione di quanto accade ad una dipendente: “Non si può fare in effetti e che mi risulti non è stato rilasciato alcun permesso per farlo” ha risposto. 

Certo il dolore non può diventare un alibi per calpestare le regole, né tantomeno per trasformare uno spazio pubblico in un monumento privato, imponendo a tutti – visitatori, familiari di altri defunti, cittadini – immagini invasive, sproporzionate e fuori contesto. Quelle gigantografie sono elementi estranei, visivamente aggressivi, che rompono la sobrietà che un cimitero deve garantire. Creano un’ostentazione che offende chi, nel rispetto delle regole, si limita a una lapide, a un fiore, a una preghiera silenziosa. 

La domanda è inevitabile: chi controlla? Com’è possibile che installazioni abusive restino al loro posto senza alcun intervento? Cosa fa l’amministrazione comunale? Dov’è il rispetto delle norme che dovrebbero valere per tutti, senza eccezioni né favoritismi? 

Tollerare queste pratiche significa legittimare l’illegalità e aprire la porta a un cimitero sempre più caotico, disordinato, privatizzato pezzo dopo pezzo. Oggi una gigantografia, domani cos’altro?  

È tempo che il Comune di Foggia intervenga, ripristini la legalità e restituisca al cimitero il decoro che merita. Il silenzio, in questo caso, non è rispetto: è complicità.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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