Questa mattina, nell’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Foggia, si è svolta la cerimonia di insediamento del nuovo Procuratore della Repubblica, Enrico Giacomo Infante.
Foggiano, magistrato cresciuto all’interno della stessa Procura che oggi dirige, Infante ha ricevuto il testimone dal procuratore uscente Ludovico Vaccaro, tra magistrati, personale dell’ufficio, autorità civili e religiose, e i genitori in prima fila.
“Confesso che, dopo tante belle parole nei miei confronti, io mi ritrovo veramente impari alle aspettative e agli auspici che oggi si sono formulati”, ha esordito, sgombrando il campo da ogni retorica celebrativa.
Il nuovo procuratore ha spiegato di non credere al modello dell’uomo solo al comando. “Non credo ci sia un uomo della provvidenza. Non è questo il modello culturale adeguato alla dirigenza degli uffici giudiziari”.
Al centro del discorso la legge come unica guida. “Cosa fare ce lo dice la legge sostanziale penale, come fare ce lo dice la legge processuale penale, perché farlo ce lo dice la Costituzione. Lo Stato di diritto vi è quando non c’è il piccolo padre di vita che ci conduce, ma quando il rex è la lex. E null’altro”.
Infante ha richiamato l’importanza della continuità e della collaborazione interna. “Ho conosciuto gran belle figure di magistrati, di personale amministrativo e di polizia giudiziaria, senza cui la Procura non va da nessuna parte”.
Sul piano operativo, ha sottolineato le priorità per il territorio: lotta alla criminalità organizzata e predatoria, contrasto alla violenza di genere, tutela dell’impresa onesta e controllo del malaffare amministrativo. “La legalità è il potere dei senza potere”, ha concluso, ribadendo come il controllo di legalità sia presidio democratico prima ancora che funzione repressiva.
Domani su l'Attacco l'approfondimento completo.
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