Riforma, no dei pm Bray e Galli: “Potere esecutivo intollerante al controllo, arretrano tutele dei cittadini”

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Amplissima partecipazione sabato sera a Manfredonia all’incontro “Riforma Nordio: perché è giusto dire no?”, svoltosi presso la sala delle vetrate di Palazzo San Domenico. Tante persone sono rimaste in piedi e fuori dalla sala gremita, dove è stata offerta un’analisi critica della controversa e discussa riforma, affrontando in particolare gli aspetti legati alla separazione delle carriere, al ruolo del pubblico ministero e all’equilibrio tra poteri dello Stato, temi che hanno sollevato un ampio dibattito nel mondo della magistratura, dell’avvocatura e dell’accademia. A intervenire sono stati il sipontino Roberto Galli e Roberta Bray, entrambi sostituti procuratori presso il Tribunale di Foggia. Moderatore del dibattito il mattinatese Francesco Rinaldi, magistrato ordinario in tirocinio presso il Tribunale di Bari, che ha guidato il confronto e il dialogo con il pubblico. Tra i presenti il sindaco di Manfredonia Domenico La Marca, la vicesindaca Cecilia Simone, gli assessori Maria Teresa Valente e Matteo Gentile, altri membri dell'amministrazione comunale, l'ex deputato PD Michele Bordo. L’incontro si inserisce in un ciclo di appuntamenti volti a promuovere informazione e consapevolezza sui principali nodi dell’attualità politico-istituzionale, con l’obiettivo di stimolare una partecipazione attiva e informata dei cittadini in vista del referendum costituzionale, che il governo Meloni ha deciso di far svolgere nelle date del 22 e 23 marzo. Un'accelerazione che appare direttamente connessa all'avanzata del fronte del no e alla riduzione del divario tra i favorevoli alla riforma e i contrari. Nelle ultime settimane la questione della data del referendum ha provocato roventi polemiche. La questione è connessa alla raccolta firme promossa da 15 avvocati: c’è tempo fino al 30 gennaio per raccogliere 500mila sottoscrizioni, obiettivo raggiungibile visto che è stata già superata quota 347mila ed entro il 31 gennaio bisognerà arrivare alle 500mila firme. “Viviamo una intolleranza rispetto agli organismi e poteri di controllo da parte di chi sta promuovendo questa norma”, ha sottolineato Galli. “La riforma si inserisce in un percorso in cui le tutele dei cittadini nei confronti del potere esecutivo arretrano sempre di più. Penso, come esempi, all'abolizione del reato di abuso di ufficio e all'intervento legislativo sulla possibilità di utilizzo delle intercettazioni. E sta per essere approvata la riforma della magistratura contabile: abbiamo un legislatore che ha assottigliato la possibilità di danni contabili, ammesso che si dimostri la responsabilità erariale. Vedo un unico disegno: la volontà del potere esecutivo di volersi emanciparsi da qualunque esercizio di controllo”. 

“Non è questione di contrapposizione tra politica e chissà che, ma voler vivere in un ordine che tuteli uguaglianza, democrazia, Stato di diritto”, ha evidenziato Bray. “Non è la riforma della separazione delle carriere, di fatto già separate dal 2005 e dopo la riforma Cartabia. Io dovrei cambiare regione se volessi diventare, da pm, giudice. Questa legge mira a limitare autonomia e indipendenza con l'introduzione di un potere che interviene sul percorso di carriera del singolo magistrato, un potere politico che entra negli organi istituzionali. Come può un giudice essere garantito nel decidere con scienza e coscienza, se sa di poter essere sanzionato per una decisione sgradita al potente di turno, politico o economico che sia? E vale anche per il giudice civile, non è una questione che riguarda i soli pm. Peraltro, stiamo parlando solo dello 0,3% dei cambi di funzione. Si parla, poi, del giusto processo che verrebbe garantito, ma è disciplinato dalle norme di rango ordinario e ci sono gli stessi strumenti processuali per le parti. Che c'entra con i due CSM? Niente. Oltre ai dati delle assoluzioni e condanne, c'è un altro dato: il pm, nel processo, ha una funzione anche precedente che è quella delle indagini preliminari, che dobbiamo esercitare anche nell'interesse dell'indagato. Non possiamo nascondere elementi di prova, anche a favore. Non siamo avvocati dell'accusa. Questa autonomia e indipendenza si garantiscono anche evitando lo spacchettamento e la duplicazione”. 

“Non c'è un solo organo in democrazia che si elegga col sorteggio secco”, ha affermato Rinaldi, il più giovane magistrato italiano. “I Padri costituenti volevano dire che proprio quel CSM era il cuore dell'autonomia ed indipendenza della magistratura”, ha fatto eco Galli, autore delle inchieste degli scorsi anni sul Comune di Manfredonia. “Neanche l'amministratore di condominio si nomina per sorteggio. Chi ha ideato questo meccanismo l'ha pensato in maniera diversa per la componente politica e per quella togata: i togati possono essere sorteggiati e vale per chiunque, mentre per i non togati il Parlamento fa prima una selezione e poi sorteggia tra questi. Dunque abbiamo un sorteggio secco nel primo caso e temperato nel secondo. Già questa differenza ci fa capire la vera intenzione. Dicono di voler combattere le correnti, ma si va a negare qualsiasi logica di rappresentatività. Il vero obiettivo, secondo me, non è abolire o depotenziare le correnti ma sostituirsi alle stesse. Nel momento in cui si rompe il legame tra rappresentante e rappresentato, il rappresentante è naturalmente più condizionabile dal membro laico. Il rischio di condizionamento dei componenti togati è tanto più forte quanto meno strutturato è il componente togato del CSM. Le legittime aspirazioni di carriera dei magistrati saranno rivolte ai componenti laici. È una previsione che mina alle basi e depotenzia funzione e autorevolezza del CSM. I pm saranno autoreferenziali”, ha aggiunto Galli, ricordando che “oggi tra i 20 membri togati del CSM solo 5 membri sono pm, gli altri 15 sono giudici”.

“Con l’Alta corte disciplinare avremo un medesimo organo che deciderà, una contraddizione in termini nella stessa riforma”, il commento di Rinaldi. “Il CSM non solo viene spacchettato ma svuotato di una funzione che è quella disciplinare”, ha aggiunto Bray. “Lo slogan “finalmente i magistrati pagheranno” non ha senso, esiste già questa previsione nel CSM attuale. Anche qui torna il tema del sorteggio. Si muta l'equilibrio nella formazione di questa Alta corte, in favore della componente laica. L’Alta corte appare come il grimaldello per limitare autonomia e indipendenza dei magistrati, ovvero la loro non permeabilità al potente di turno. È una umiliazione del sistema democratico l'individuazione per sorteggio, di cui si parla come medicina del male del correntismo. Sicuramente le correnti hanno creato scandali gravissimi ma la magistratura è stata in grado di isolare, dimostrando di avere gli anticorpi per contrastare le patologie.”.

A chi, dal pubblico, ne ha chiesto conto Bray ha risposto ricordando che “oggi è pari al 48% la percentuale di condanne disciplinari dei magistrati”.

“Nonostante il divario iniziale, ora la battaglia tra sì e no è sul filo di lana. La data imposta dal governo è molto ravvicinata nel timore che l’onda del no avanzi ulteriormente e possa prevalere. Questo voto ha ripercussioni su tutti”, la considerazione finale di Galli. Tra gli interventi del pubblico quello dell’avvocato mattinatese Pietro Rinaldi, contrario alla riforma (“in almeno due processi è stato il pm a scovare elementi a favore del mio cliente”), e di una rappresentanza dell’Unione degli studenti di Manfredonia, per la quale “il dibattito dovrebbe entrare anche nelle mura scolastiche”. “Questa ampia partecipazione ci fa ben sperare”, è stato il commento conclusivo del sindaco la Marca. “Siamo chiamati a fare capire alle persone che è in gioco il nostro futuro. È una questione di cittadinanza attiva, dobbiamo difendere la giustizia e l'indipendenza dei magistrati”.

Al termine dell’incontro l’Attacco ha intervista Roberta Bray, sostituta procuratrice presso il Tribunale di Foggia, nota soprattutto per l’inchiesta sulle presunte tangenti in Comune a Foggia che ha travolto l’ex maggioranza Landella, condotta insieme al neo procuratore capo Enrico Infante.

Teme il rischio di un voto di sgradimento o gradimento sui magistrati da parte dell’elettorato?
No, non temo questo rischio. Sono certa che i cittadini abbiano tutti gli strumenti per comprendere che questo è un voto cui sono chiamati in quanto tali, in quanto cittadini di uno Stato democratico e di diritto. Saranno in grado di discernere gli slogan politici, i profili patologici in base ai quali non è possibile fare delle regole. Perché le regole si fanno sulla fisiologia e non sulla patologia. Penso che sapranno comprendere come siamo tutti chiamati a dire no ad una riforma che mina l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, indebolendo le garanzie che l’ordine giudiziario fornisce ai cittadini, prima tra tutte l’uguaglianza di ciascuno davanti alla legge. Questo è il mio auspicio.

Come replica a chi sostiene, dal fronte del sì, che il vero timore dei magistrati sia ritrovarsi un governo pronto al successivo passo, ovvero l’introduzione nei loro confronti della responsabilità risarcitoria?
La responsabilità civile dei magistrati esiste già. Quindi francamente è un problema che non correlo a questa riforma e al rischio di un sì o di un no. Il cuore della discussione odierna è ben altro.

Questa riforma incide sul fenomeno deleterio del correntismo e su quello che dal fronte del sì qualcuno ha definito “gemellaggio incestuoso” tra CSM e ANM? Lo ha detto l’ex giudice di Corte d’appello Salvatore Russetti su l’Attacco.
Temo che anche questo sia uno slogan. Non ci sono ragioni per ritenere che la riforma fornisca rimedi a quello che viene chiamato correntismo, sempre in termini negativi e patologici. La riforma non elimina la naturale predisposizione dei magistrati a raggrupparsi per considerazioni e orientamenti comuni. Anzi, forse il sorteggio potrebbe amplificare non il correntismo ma la deriva patologica dello stesso.

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