Verso il referendum, il pm Riccio: “La riforma esporrà i cittadini ad una magistratura non più autonoma”

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Si intensifica la campagna di informazione in vista del referendum costituzionale confermativo, previsto per il 22 e 23 marzo, sulla riforma della magistratura voluta dal governo Meloni. A San Giovanni Rotondo si è formalmente costituito il comitato cittadino per il no, formato da diverse associazioni - ANPI, ACLI, Libera, Legambiente, CGIL, Schierarsi - e dai partiti Rifondazione Comunista, In...Formazione, 5 Stelle, Partito della Città e Pd. E’ rappresentato dalla portavoce Alba Siena ed è nato con l’obiettivo di informare i cittadini e promuovere le ragioni del no. La prima iniziativa, in collaborazione con Giusto dire No, il comitato promosso dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), è prevista per oggi: un incontro di approfondimento dal titolo “Perché è giusto dire no!”, che si terrà nella biblioteca comunale Michele Lecce dalle ore 18.30. Relatori saranno il pm del Tribunale di Foggia Matteo Stella, la giudice civile del Tribunale di Foggia Mariangela Carbonelli, l’avvocato Roberto Saracino, il coordinatore provinciale di Libera Giuliano Sereno. Moderatrice Maria Assunta Di Lella, presidente della locale sezione ANPI. Inoltre, si prevedono interventi alla radio locale, incontri con esperti, volantinaggi, per rendere chiaro ai cittadini che “una eventuale vittoria del sì, lungi dal rendere la giustizia più efficace, la renderebbe meno equa e soggetta ai voleri dell’esecutivo”. Il comitato è aperto a tutti i cittadini che condividono le ragioni del no, indipendentemente dall’appartenenza politica. Intanto altri magistrati prendono posizione. Il romano Domenico Riccio, classe 1987, fino a pochi mesi fa era gip a Lamezia Terme, in Calabria, mentre oggi è pm presso il Tribunale di Foggia. L’Attacco l’ha intervistato.

Perché è contrario alla riforma? Che rischi sono connessi all’alterazione dell’equilibrio costituzionale tra poteri dello Stato?

Il rischio è evidente: una giustizia agli ordini della politica. Ed era proprio quello che il Padre costituente voleva evitare dopo aver vissuto gli effetti della magistratura alle dipendenze del Governo nel periodo fascista. Per questo la Costituzione prevede giudici e i pubblici ministeri uniti in un'unica magistratura, autonoma e indipendente, chiamata a tutelare i diritti di tutti e non solo di una parte.

Ci sono posizioni diverse tra i magistrati?

Non conosco personalmente colleghi favorevoli al sì. Sicuramente ce ne sono, come è normale che sia in una democratica discussione in vista del referendum. Quello che vedo quotidianamente, però, è una forte coesione nella magistratura e una profonda consapevolezza dell'importanza della decisione che il popolo italiano sarà chiamato a prendere.

Lei è espressione di quel 0,3% di magistrati che hanno cambiato funzione. Cosa prevede già oggi l’attuale normativa al riguardo?

Fino a settembre ho svolto le funzioni di giudice in Calabria, da ottobre sono pubblico ministero a Foggia. Nel corso degli anni le regole per cambiare le funzioni sono diventate sempre più rigide, tanto è vero che già ad oggi, senza la riforma, si può parlare di una separazione tra le funzioni di giudice e pubblico ministero. È possibile il passaggio ad una differente funzione solo una volta, nei primi 10 anni di lavoro, e non basta cambiare Tribunale, bisogna necessariamente trasferirsi in un'altra regione.

Si riuscirà ad eliminare le derive del correntismo tramite il sorteggio dei componenti del CSM? L’accusa mossa alla magistratura è di non essersi “bonificata” dopo lo scandalo Palamara.

È in parte un'accusa infondata mossa per delegittimare la magistratura. Innanzitutto, lo scandalo fu scoperto proprio grazie ad un'indagine svolta da magistrati. Palamara venne subito “espulso” dalla magistratura a seguito di una di una decisione proprio del CSM e dovrà rispondere di quanto contestatogli in un processo penale. Al contrario di quanto viene detto, la magistratura ha dimostrato di avere in sé gli anticorpi per poter rimediare a eventuali patologie.

Hanno provocato molto sconcerto nell’ANM le parole del ministro guardasigilli Carlo Nordio sulla riforma “che restituirà alla politica il primato costituzionale”, mentre il sottosegretario Mantovano ha detto che la magistratura va “ricondotta”. Svelano il vero obiettivo di privare la magistratura del proprio potere di controllo, come dicono i comitati per il no?

Le dichiarazioni di esponenti così importanti del Governo svelano quale è il vero fine della riforma della magistratura, non della giustizia. Giustizia che, dopo il referendum, avrà sempre gli stessi problemi, dalla mancanza di personale e di mezzi all’eccessiva burocrazia e alla arretratezza nella digitalizzazione. Sono i problemi che causano ciò che veramente interessa alle persone, l'eccessiva durata dei processi.

Il sorteggio dei componenti del CSM non convince nemmeno tutti i sostenitori del sì. Cosa ne pensa?

È un pericoloso precedente che si inserisce nella Costituzione quello di prevedere l'elezione tramite sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, da cui dipendono le decisioni più importanti sui magistrati e quindi sul modo della giustizia. In futuro si potrà estendere lo stesso strumento ad altre istituzioni, come gli ordini professionali o addirittura il Parlamento, svilendo principi fondamentali in una democrazia, come quelli della rappresentanza e meritocrazia.

C’è una netta prevalenza delle intenzioni di voto per il sì, secondo i sondaggi.

Questo prima che la campagna referendaria entrasse nel vivo e che si costituissero i comitati per il no. Noto, invece, che da quando si stanno spiegando le ragioni per le quali questa riforma non risolverà nessun problema della giustizia, anzi, esporrà i cittadini ad una magistratura non più autonoma, i due schieramenti sono sostanzialmente alla pari. Mi permetta di dire un'ultima cosa sul punto: a prescindere dalla propria convinzione è importante per tutti andare a votare, trattandosi di un referendum costituzionale non è previsto alcun quorum, quindi ogni voto è importante.

L’ex ministro Augusto Barbera (che è stato parlamentare Pd e presidente della Corte costituzionale) parla di “riforma inevitabile dopo la legge Vassalli”. Cosa risponde a chi parla di riforma “necessaria” nell’ottica del giusto processo e della parità delle parti? E a quanti ritengono che il sistema accusatorio “puro” sia il migliore?

Qui entriamo in questione molto tecniche per cui è impossibile rispondere in poche battute. Faccio solo notare che mai nessuno ha ipotizzato che una magistratura unitaria sia incostituzionale perché contraria al giusto processo. Aggiungo che da cittadino mi sento molto più tutelato sapendo che il pubblico ministero ha come obiettivo ricercare la verità e applicare la legge e non di ottenere ad ogni costo la condanna perché contrapposto al difensore.

Teme la politicizzazione del referendum? La presidente del Consiglio Meloni ha detto già che non si dimetterà nel caso prevarranno i no, negando la natura indubbiamente politica della riforma.

I referendum sono sempre politici perché riguardano la gestione della cosa pubblica. In questo caso siamo chiamati a decidere se modificare addirittura la Costituzione. Proprio per questo penso che la questione delle dimissioni o meno del Governo sia secondaria rispetto all'importanza del momento.

I sostenitori del sì affermano che il fronte del no parla solo per slogan senza spiegare perché il pm sarebbe più condizionabile da parte del governo.

Provo a spiegarlo allora. Oggi esiste un unico CSM, per i giudici e per i pm. Se vincesse il sì diventerebbero due e i pm avrebbero un proprio CSM costituito da colleghi sorteggiati e soggetti sostanzialmente nominati dal Governo. In questo nuovo assetto è palese la forza del potere politico su quello giudiziario e la conseguenza più ovvia è la sua interferenza nella giustizia.

Teme il rischio che sia un voto di gradimento sui magistrati da parte dell’elettorato, anziché sul merito del quesito?

Come ho detto, la decisione è troppo importante per usare il referendum contro il governo o la magistratura. Quindi spero che ciò non accada.

Come replica a chi sostiene, dal fronte del sì, che il vero timore dei magistrati sia ritrovarsi un governo pronto al successivo passo, ovvero l’introduzione nei loro confronti della responsabilità risarcitoria al pari di tutti gli altri dipendenti pubblici?

È già prevista la responsabilità civile per i magistrati, infatti tutti noi paghiamo un’assicurazione nel caso dovessimo essere condannati a pagare un risarcimento. Le assicuro, però, che ogni volta ho dovuto prendere una decisione nel mio lavoro, come limitare la libertà personale di un soggetto, ho avuto quale unico mio pensiero quello di fare la cosa giusta e non certo l'eventuale mia responsabilità civile.

Cosa risponde a chi parla di “gemellaggio incestuoso” tra CSM e ANM?

Ammettiamo pure che sia vero, ma la riforma lo sostituisce con il gemellaggio tra giustizia e politica. Penso che sia addirittura più grave.

 

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