Colpo alla “banda della marmotta”, cinque fermi di cui tre in carcere: indagati tutti nati tra 2000 e 2006

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Un’organizzazione criminale specializzata negli assalti esplosivi agli sportelli bancomat è stata colpita da un’operazione dei Carabinieri del Comando provinciale di Foggia, che nelle ultime ore hanno eseguito una serie di provvedimenti restrittivi nei confronti di soggetti ritenuti coinvolti in numerosi colpi messi a segno tra la Puglia e altre regioni del Centro-Sud. L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia, è stata illustrata ieri mattina nel corso di una conferenza stampa alla presenza del procuratore capo Enrico Infante. I militari dell’Arma hanno dato esecuzione a fermi e misure cautelari nei confronti di cinque persone, accusate a vario titolo di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati mediante l’utilizzo di esplosivi. Tre indagati sono stati destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere. Si tratta di Ivan Ameri, 20 anni, di Borgo Mezzanone, e Giovanni Di Gennaro, 26 anni, di Carapelle, entrambi arrestati nel Foggiano con provvedimento convalidato dal gip del Tribunale di Foggia. Un terzo soggetto, Mattia Gervasio, residente a Orta Nova, è stato rintracciato e fermato a Catania. La sua posizione è stata vagliata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale territorialmente competente. “Per le posizioni rigettate – ha precisato Infante – è stato già proposto appello”. Parallelamente, risultano indagate a piede libero altre tredici persone: undici originarie della provincia di Foggia e due provenienti, rispettivamente, dalle province di Campobasso e Barletta-Andria-Trani. Le accuse contestate comprendono, oltre all’associazione per delinquere, il furto aggravato dall’uso di materiale esplosivo ai danni di sportelli Atm, la violazione della normativa sulle armi, la ricettazione e il riciclaggio. Le indagini, avviate nel settembre 2025 in seguito a una serie di attacchi a istituti bancari e postali su scala nazionale, hanno consentito di delineare l’operatività di un gruppo con base logistica in provincia di Foggia, tra Cerignola, Orta Nova e Carapelle, e punto di riferimento a Borgo Mezzanone. Proprio da qui, secondo quanto emerso anche da intercettazioni telefoniche, il presunto capo coordinava due squadre operative, una attiva nella borgata sipontina e l’altra a Carapelle. I componenti del gruppo, tutti giovani e giovanissimi nati tra il 2000 e il 2006, avrebbero agito con una rigida suddivisione dei compiti: esecutori materiali, autisti incaricati della fuga, vedette, staffettisti e soggetti dediti al reperimento dei mezzi. Il modus operandi prevedeva l’impiego della cosiddetta “marmotta”, un ordigno artigianale ad alto potenziale esplosivo inserito nelle bocchette degli sportelli automatici per provocarne la detonazione e consentire l’asportazione del denaro.

Una tecnica che, oltre a garantire l’apertura delle casseforti, ha provocato danni strutturali rilevanti agli edifici colpiti, con ricadute significative sulla sicurezza dei centri abitati. Per gli spostamenti venivano utilizzate auto di grossa cilindrata, spesso rubate o con targhe clonate, talvolta noleggiate a Cerignola. Il decreto di fermo ha riguardato cinque episodi, tra tentati e consumati, avvenuti tra settembre e ottobre 2025 in Puglia (province di Foggia, Taranto e Lecce), Campania (Benevento) e Marche (Macerata), per un bottino complessivo stimato in circa 40mila euro. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati una pistola clandestina e candelotti esplosivi, ritenuti utilizzabili per la preparazione di nuovi ordigni. Nel corso dell’incontro con la stampa, il procuratore capo Enrico Infante ha richiamato l’attenzione sulla portata del fenomeno degli assalti esplosivi agli sportelli automatici. “Parliamo di una modalità criminale in crescita – ha spiegato –, caratterizzata da un elevato livello di pericolosità e da una dimensione che va ben oltre i confini provinciali”. A destare particolare preoccupazione, secondo il capo della Procura, è il frequente coinvolgimento di soggetti molto giovani. “La cosiddetta marmotta esplosiva viene utilizzata con estrema facilità da ragazzi giovanissimi, che mettono a rischio sé stessi, gli edifici colpiti e la sicurezza delle comunità”, con conseguenze che si traducono anche nella prolungata indisponibilità di servizi essenziali per interi centri abitati. Infante ha quindi fornito un quadro aggiornato degli episodi registrati sul territorio. “Dall’inizio dell’anno, nel Foggiano, si contano cinque attacchi, tra tentati e consumati. Nel 2025 sono stati almeno una ventina. Se allarghiamo lo sguardo all’intera regione, il dato risulta triplicato”. Un fenomeno che, ha chiarito, non risponde a una struttura unitaria. “Non emerge l’esistenza di una centrale operativa unica o di una regia superiore. Ci troviamo di fronte a diverse batterie autonome, spesso scollegate tra loro, che operano anche su scala extraregionale. Una di queste è quella smantellata a Borgo Mezzanone”. Il procuratore ha però sottolineato anche l’efficacia dell’azione di contrasto messa in campo. “Alla diffusione del fenomeno corrisponde una risposta costante e incisiva delle forze di polizia”, ha affermato, ricordando che: “Grazie all’attività di prevenzione e ai servizi di controllo del territorio, almeno sedici assalti sono stati neutralizzati prima che venissero portati a termine”. In particolare, negli ultimi mesi, i Carabinieri hanno monitorato gli spostamenti degli indagati in numerose aree del Centro-Sud, con servizi coordinati che hanno interessato, tra le altre, le province di Frosinone, Lecce, Brindisi, Barletta-Andria-Trani, Campobasso, Napoli, Prato e Pistoia. Le indagini proseguono per chiarire ulteriori responsabilità e ricostruire l’eventuale rete di fiancheggiatori. “La Procura di Foggia - ha ribadito Infante - manterrà alta l’attenzione su un fenomeno che incide in modo diretto sulla sicurezza delle comunità e sulla continuità di servizi essenziali per il territorio”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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